giorgia meloni donald trump

VOLENTEROSI SARETE VOI! - LA MELONI, INVECE DI ARMI E MILIARDI,  MANDA A KIEV GENERATORI (LA PROSSIMA VOLTA, I PHON?), AZZOPPANDO IL PROGETTO DELLA DIFESA COMUNE UE – DIETRO IL RIFIUTO DI PARTECIPARE CON FRANCIA E REGNO UNITO ALLE ESERCITAZIONI CONGIUNTE IN POLONIA, C’È LA PAURA DELLA DUCETTA DI NON URTARE SALVINI, SCATENARE VANNACCI E INIMICARSI QUEL DONALD TRUMP, CHE HA SBERTUCCIATO LA SUA POSTURA DI DEVOZIONE MA E’ PUR SEMPRE IL LEADER DEL SOVRANISMO GLOBALE – "DOMANI": “ABBIAMO PERSO L’OCCASIONE DI SEDERE NEL VAGONE DI TESTA DI UNA SVOLTA DESTINATA A FARE EPOCA. SULLA QUESTIONE UCRAINA SI DECIDE IL FUTURO DELL’EUROPA FINITA NELLA MORSA DI USA, CINA E RUSSIA - OLTRE A ESSERE POLITICAMENTE CONVENIENTE PARTECIPARE, CI SAREBBE PURE UNA QUESTIONE DI INTERESSE ECONOMICO. NELLA RICOSTRUZIONE DELL’UCRAINA, QUANDO SARÀ, LE AZIENDE DI QUALI STATI CREDETE CHE SARANNO PRIVILEGIATE?”

Gigi Riva per “Domani” - Estratti

 

giorgia meloni e donald trump al vertice nato di ankara - foto lapresse

Noi non ci saremo a ottobre e novembre alle esercitazioni militari dei Volenterosi. Noi non ci saremo, come cantavano nel 1966 i Nomadi su un testo del compianto Francesco Guccini, al contrario dei soldati di 25 paesi che hanno aderito all’operazione denominata in codice “Mnf-U” (Multinational Force for Ukraine).

 

Noi non ci saremo in questo passaggio cruciale analizzando il quale non è difficile vedere in nuce la nascita di una difesa comune del Vecchio Continente. 

 

Noi non ci saremo, come ha deciso Giorgia Meloni a nome del nostro governo, senza capire che mai come questa volta gli assenti hanno torto. Perché davvero sulla questione Ucraina, al pari della questione migranti, si fa l’Europa o l’Europa muore.

 

E forse proprio per questo Giorgia non c’è, non ci vuole essere, dato che rappresenta un governo con forze centrifughe rispetto a Bruxelles, nel nome di sovranismi nazionali, gli stessi che infiniti addussero lutti agli europei nel fatale Ventesimo secolo. 

 

O forse per non inimicarsi ulteriormente quel Donald Trump che ha preso a calci in faccia la sua postura di devozione e di “Volenterosi” non vuole sentire parlare. O infine per vellicare le sensibilità di coloro che temono gli scarponi dei nostri soldati sul territorio ucraino, temono di indispettire lo zar del Cremlino e la sua conseguente ira funesta.

Emmanuel Macron

In ogni caso una presa di posizione politica, quella di Palazzo Chigi, peraltro mitigata dalla presenza da remoto al vertice della coalizione con promessa di inviare generatori elettrici invece di soldati: la posizione ambigua e opportunistica di stare con mezzo piede dentro e uno e mezzo fuori. 

 

Abbiamo perso l’occasione di sedere nel vagone di testa di una svolta probabilmente destinata a fare epoca. In quello scompartimento ci stanno seduti i leader di tre paesi con storie e inclinazioni politiche assai diverse.

 

Il centrista Emmanuel Macron per la Francia, il cancelliere di destra moderata Friedrich Merz per la Germania, il premier di sinistra Andy Burnham per l’Inghilterra, uscita dalla porta principale dell’Ue con la Brexit ma che non disdegna incursioni dalla finestra della necessità militare soprattutto: le famiglie politiche d’origine hanno poca importanza quando in gioco c’è qualcosa di molto più urgente. 

 

Donald Trump Giorgia Meloni

Di tutta evidenza c’è un mondo dove tre potenze, un G3 costituito da Usa, Cina e Russia, hanno ribaltato il cavalleresco primato del diritto per imporre la forza come misura dei rapporti internazionali. E con la forza dividere il pianeta nelle loro tre aree di appartenenza. Un disegno che alimenta la domanda: e l’Europa?

 

Già l’Europa è il vaso di coccio in questa visione: quante armate ha l’Europa?, potrebbe ironicamente sfottere un Putin scimmiottando Stalin. Oppure: che numero di telefono ha l’Europa? (...)

 

La rigida geometria della divisione a tre non tiene conto della geometria variabile delle alleanze ereditata dal mondo che fu. Ed è allo scoglio di quel passato che Giorgia Meloni si aggrappa e si àncora. Per dire “no”.

 

(...) No ai nostri soldati, no a un’impresa che rafforza l’Europa perché lei sta con la Nato a guida Stati Uniti, con quel Trump che sarà anche il suo carnefice ma verso il quale la sindrome di Stoccolma è dovuta al fatto che è pur sempre il leader del sovranismo globale, la sua dottrina politica. 

 

burnham zelensky

Davanti all’emergenza, alla guerra sul suolo del Continente, ce n’è voluto, ma finalmente qualcosa si muove. No, non sono le truppe europee a Kiev, come lascia trapelare a mezza bocca il nostro governo come scusante e con malcelato calcolo perché uomini in divisa tricolore in mezzo al conflitto non li vuole la stragrande maggioranza degli italiani. 

 

Le manovre infatti saranno sul suolo polacco, e nelle previsioni le truppe entreranno in Ucraina solo dopo un eventuale cessate il fuoco e un accordo, chiarendo che non si tratterebbe di effettivi Nato, ma di una struttura nuova, composta da 25 paesi (i nomi della lista non sono stati rivelati), allo scopo di fornire garanzie di sicurezza alla nazione invasa. 

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

La forza è “Ready to operate”. Il suo quartier generale è stato creato a Parigi il 24 luglio scorso sotto il comando del generale britannico Tom Bateman, il quale ha un vice francese. Ma “ready”, pronto, per cosa? Per le esercitazioni logistiche.

 

Si tratterà di testare il percorso da coprire quando e se ci sarà l’auspicabile possibilità di attuare la ragione sociale della nascita di questo “esercito”: la protezione dell’Ucraina. Della prima fase si conosce già qualche dettaglio, reso noto dal viceministro della Difesa polacco Pawel Bejda.

 

Già ora, a settembre, arriveranno circa 1.500 militari francesi e inglesi, cui si aggiungeranno ovviamente i polacchi più altri gruppi delle restanti 22 nazioni che hanno aderito. 

Friedrich Merz 22

 

Noi, fermi al confine di Chiasso a rimirare l’altrui attivismo. Oltre a essere etico e politicamente conveniente partecipare con i partner con cui condividiamo i destini su questa fetta di suolo, ci sarebbe pure una questione di mero interesse economico. Nella ricostruzione dell’Ucraina, quando sarà, le aziende di quali Stati credete che saranno privilegiate? 

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN Andy Burnham GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN Andy Burnham a Kiev incontra Volodymyr Zelensky - foto lapresseDonald Trump Giorgia Meloni5Cerimonia di insediamento Donald Trump Giorgia Meloni

 

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