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GIORGIA GIOCA A MOSCA CIECA – DOPO CHE TRUMP HA SOSPESO LE SANZIONI SULL’ACQUISTO DI PETROLIO RUSSO, LA LEGA È TORNATA A PRESSARE GLI ALLEATI DI GOVERNO PER RIAPRIRE I RUBINETTI DI MOSCA – SALVINI MANDA AVANTI LA PREMIATA DITTA BORGHI E BAGNAI: “NON È UN REGALO A PUTIN, MA UN INTERESSE NAZIONALE” – QUELL’EQUILIBRISTA DELLA MELONI È IN FORTE IMBARAZZO: DA UNA PARTE DEVE ARGINARE LA LINEA FILO-RUSSA DEL CARROCCIO, DALL’ALTRA NON VUOLE INCRINARE IL RAPPORTO CON TRUMP – MENTRE BERLINO, PARIGI E LONDRA HANNO PRESO LE DISTANZE CON CHIAREZZA DALLA SCELTA DEGLI USA SUL GREGGIO RUSSO, PALAZZO CHIGI È RIMASTO IN SILENZIO – ALTRA PESSIMA NOTIZIA PER LA DUCETTA: LA PROSSIMA SETTIMANA AL CONSIGLIO EUROPEO SI DISCUTERÀ IL VENTESIMO PACCHETTO DI SANZIONI CONTRO MOSCA. IL CAMALEONTISMO NON PUO’ DURARE PER SEMPRE...

Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per “La Stampa”

 

«Non si avvantaggi ancora Putin». Ai vertici del governo la levata di scudi contro l'ipotesi di allentare le sanzioni sul petrolio russo è netta, ma stavolta resta volutamente silenziosa. La linea verso il Cremlino – fanno filtrare da Palazzo Chigi – «non è cambiata» e non risente della deroga americana sulle spedizioni di greggio russo già in mare.

 

Tuttavia, a differenza di quanto accade a Bruxelles, Berlino, Parigi e Londra, a Roma pare non essere così prioritario ribadirlo apertamente dopo che Giorgia Meloni lo ha già spiegato in Aula nei giorni scorsi.

 

L'obiettivo è non incrinare il rapporto con Donald Trump ma, a una settimana dal voto sul referendum sulla Giustizia, soprattutto non offrire sponde alla sinistra mentre la crisi con l'Iran agita i mercati e il prezzo dei carburanti torna a salire.

 

La contraddizione per Meloni è infatti dietro l'angolo. Se i primi a salutare positivamente lo slancio trumpiano sono i Cinquestelle (Chiara Appendino parla di «segnale distensivo fondamentale») a pressare l'esecutivo è soprattutto la Lega. Dopo le posizioni espresse da Matteo Salvini nelle scorse ore, i parlamentari Claudio Borghi e Alberto Bagnai tornano all'attacco: «Da anni insistiamo nel dire che le sanzioni alla Russia sono in realtà auto-sanzioni».

 

«Non è un regalo a Putin, ma un interesse nazionale», concludono, in aperta divergenza con la linea che — assicurano fonti diplomatiche e il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin — l'Italia porterà la prossima settimana al Consiglio europeo, quando i Ventisette discuteranno il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca.

 

[...]

 

Proprio su questo dossier Meloni avrebbe voluto un confronto con i leader dell'opposizione, convocati a un tavolo bipartisan che però difficilmente vedrà la luce. Resta invece una certa irritazione verso la Lega e il consueto promemoria: la politica estera — viene ribadito — spetta alla premier e al ministro degli Esteri Antonio Tajani.

 

L'ennesima frizione di maggioranza si inserisce in uno scenario internazionale sempre più complesso. Lo dimostra anche il Consiglio supremo della Difesa riunito al Quirinale, dove le più alte cariche dello Stato hanno esaminato gli sviluppi della crisi e i rischi per i militari italiani impegnati all'estero. L'attenzione si concentra in particolare sulla presenza nella base Onu di Erbil, in Iraq.

 

Dopo il bombardamento dell'area e il ridislocamento di parte dei contingenti — oggi un'altra decina di militari italiani lascerà la base — la priorità è garantirne la sicurezza senza abbandonare il Golfo e gli impegni assunti nei trattati internazionali.

 

Un'eventualità tutt'altro che teorica, come dimostra la morte di un militare francese in Iraq. Palazzo Chigi ha espresso cordoglio ribadendo l'impegno dell'Italia a favorire «un allentamento della tensione». Un obiettivo che però — viene sottolineato — non può prescindere dal coordinamento con gli alleati europei e con i Paesi del Golfo, soprattutto mentre lo stretto di Hormuz resta uno dei punti più sensibili della crisi energetica globale.

 

In questo quadro si inserisce anche la smentita arrivata dal governo alle indiscrezioni del Financial Times su una possibile iniziativa italo-francese autonoma per proteggere i traffici marittimi. Ipotesi respinta sia da Palazzo Chigi sia dalla Farnesina: non esiste alcun «negoziato sottobanco» per mettere in sicurezza solo alcune navi mercantili.

 

Se in Transatlantico durante le comunicazioni di Meloni, mercoledì Tajani giurava di non parlare «da mesi» con il suo omologo, nei colloqui riservati delle ultime ore, il ministro degli Esteri ha infatti ribadito che l'unico canale aperto con Teheran resta quello diplomatico, mantenuto attraverso i contatti con l'ambasciata iraniana a Roma.

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