“MELONI VOLEVA UN ANTIPASTO DI PREMIERATO, HA RICEVUTO UN APERITIVO DI ELEZIONI ANTICIPATE” – IL CAMPO LARGO FESTEGGIA IN PIAZZA CON SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI CHE INVOCANO L’APERTURA DELLA CRISI DI GOVERNO: “ADESSO LA PREMIER TRAGGA LE CONSEGUENZE, SALGA AL COLLE E SI DIMETTA” – MATTEO RENZI: “DOPO LA FIDUCIA DEL POPOLO, LA PREMIER HA PERSO ANCHE QUELLA DEL PALAZZO E SI DEVE ANDARE A ELEZIONI, NESSUN INCIUCIO, NESSUN GOVERNO TECNICO” - VIDEO
Giovanna Vitale per repubblica.it - Estratti
SCHLEIN MAGI FRATOIANNI CONTE BONELLI
E chi se l’immaginava una vittoria così? Prima il boato in aula — tutti in piedi, braccia alzate e pugni stretti — non appena il presidente di turno pronuncia la formula di rito, che in fondo nessuno si aspettava: «La Camera respinge».
Poi il sit-in in piazza, proprio in faccia al palazzo, convocato da Riccardo Magi per celebrare il funerale della democrazia, trasformato in un lampo nel suo contrario: il battesimo di un nuovo inizio, di un campo progressista stavolta largo per davvero, quello che nell’emiciclo di Montecitorio ha saputo fare squadra, sconfiggere i veti reciproci e infine pure la destra. «Incredibile, è successo sul serio», si guardano stupiti i deputati d’opposizione solcando a passi rapidi il Transatlantico.
emendamento di fdi sulle preferenze bocciato – elly schlein alla camera esulta
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni escono insieme da Montecitorio, insieme raggiungono la colonna Antonina assediata da baci, abbracci e risate come dopo un rigore che vale il mundial.
Si mescolano al renziano Davide Faraone, al socialista Enzo Maraio che non sta in Parlamento ma nell’alleanza sì, ai militanti di Possibile, Volt e altri piccoli movimenti venuti a dare man forte nella battaglia contro il Melonellum. Schierati uno a fianco all’altro, finalmente senza distinguo. La più felice sembra la segretaria del Pd. La linea «testardamente unitaria» è diventata realtà: «Siamo stati perfetti», esulta, «uniti e compatti non abbiamo perso un voto, in aula come in piazza, è questa la nostra immagine». Non quella vista a Napoli una settimana fa, è il sottinteso: il flop dell’esordio contestato dai disoccupati organizzati e dai duri di Potere al popolo, un inciampo che poteva rallentare il cantiere dell’alternativa, e invece ecco.
Giorgia Meloni è sconfitta, sulla battaglia che le stava più a cuore: «Voleva un antipasto di premierato, ha ricevuto un aperitivo di elezioni anticipate», scherzano i leader avvinghiati. «Adesso tragga le conseguenze, salga al Colle e si dimetta», è l’invocazione recitata a una voce sola. Resa ancora più nitida da un successo insperato, che è insieme collante e auspicio per il futuro.
(…) Conte: «Avete sfiduciato la vostra premier. Ora che siete andati sotto vi rimane un’unica cosa: aprire una crisi di governo e andare a casa perché tocca noi. Se ha il senso della dignità, dell’onore e delle istituzioni, Meloni vada dal capo dello Stato, non c’è altro da fare». In sintonia con Matteo Renzi che rilancia: dopo la fiducia del popolo, la prima ministra ha perso anche «quella del Palazzo» e si deve andare a elezioni, «nessun inciucio, nessun governo tecnico».
matteo renzi riscaldamento prima della partita del cuore 2026 foto lapresse


