METTI UNA SERA A CENA ALEMANNO E VANNACCI: “LA DESTRA SOCIALE ORA SIAMO NOI” – L’EX SINDACO DI ROMA ESCE DAL CARCERE DI REBIBBIA, SI ATTOVAGLIA CON IL GENERALE CHE LO PARAGONA A ALMIRANTE (“IN COMUNE HANNO IL TEMA IDENTITARIO, LA SICUREZZA”) IN UN LOCALE DI ROMA NORD E INFILZA GIORGIA MELONI: “È DIVENTATA LIBERISTA. SE VUOL COINVOLGERE VANNACCI LO CHIAMASSE. CON L’ARROGANZA, CON LA PREPOTENZA, SARÀ SEMPRE RESPINTA” - NESSUNO DI FRATELLI D’ITALIA SI È FATTO VEDERE A REBIBBIA, QUANDO ALEMANNO TRASCORREVA I SUOI 540 GIORNI IN UNA CELLA: “IL GENERALE È VENUTO A TROVARMI IN CARCERE, HA DATO UNA LEZIONE A TANTI DI DESTRA CHE INDIETRO NON SI LASCIA NESSUNO. L’UNICO CON CUI CONTINUO A MANTENERE I CONTATTI È LA RUSSA, A LUI NON GLIENE FREGA UN CAZZO” – VANNACCI GIGIONEGGIA E STUZZICA GIORGIA MELONI: “HA IL MIO NUMERO DI TELEFONO, SE NON LO HA, LO SA RECUPERARE”
Francesco Bei per la Repubblica – Estratti
Avrebbe potuto essere una scena memorabile, alla Blues Brothers, con Elwood-Vannacci che raccoglie il fratello Jake-Alemanno fuori dal penitenziario e lo porta via sulla vecchia Cadillac. E invece no, il generale ha dato buca e rimandato l’incontro alla sera, grigliata sarda a Roma Nord, da Sa Cardiga.
ROBERTO VANNACCI GIANNI ALEMANNO
«La sporca dozzina prospera», gongola soddisfatto l’ex militare. Sui social lo ha salutato con uno spezzone di un altro film, Robin Hood, con Kevin Costner che prova a convincere Lady Marian, perché «gli anni di prigionia possono cambiare un uomo». Cambiare è cambiato Alemanno, nel senso che adesso sembra un ronin, un Mishima con la katana. Il suo ex compagno di cella, Michele Darida, racconta che «appena sveglio meditava per un’ora, poi si allenava in palestra».
ROBERTO VANNACCI GIANNI ALEMANNO
Il samurai, uscito di cella, è deciso a fargliela pagare a quelli che, nella sua visione hanno trasformato la destra italiana in una sottomarca globalista, in una succursale del Ppe.In cima alla lista, un nome: Giorgia Meloni. «Ha fatto un percorso che l’ha portata ad essere conservatrice, ma la verità è che in Italia non c’è proprio nulla da conservare. Noi, con Vannacci, vogliamo il cambiamento. Noi siamo la destra sociale, Meloni è diventata liberista». Zac!
Nessuno di Fratelli d’Italia si è fatto vedere a Rebibbia, quando Alemanno trascorreva i suoi 540 giorni in una cella insieme ad altri cinque detenuti. «Vannacci è venuto a trovarmi, ha dato una lezione a tanti di destra che indietro non si lascia nessuno». Con Meloni il rapporto personale sembra strappato e di certo Alemanno non si vede nei panni del mediatore tra la premier e il leader di Futuro nazionale: «Decida lei cosa vuol fare, se vuol coinvolgere Vannacci lo chiamasse e vedessero cosa possono fare. Altrimenti, con l’arroganza, con la prepotenza, sarà sempre respinta». Lo stesso generale, prima di sedersi a tavola per la serata-omaggio all’ex detenuto, gigioneggia e stuzzica la capa dei Fratelli: «Giorgia Meloni sicuramente ha il mio numero di telefono, se non lo ha, lo sa recuperare, è una persona sicuramente capace. Sono sempre disponibile».
GIANNI ALEMANNO ESCE DAL CARCERE DI REBIBBIA - FOTO LAPRESSE
Seduto su una panchina, in un ristorante a duecento metri dal carcere dove un centinaio di ex missini si sono ritrovati a pranzo per festeggiarlo, l’ex sindaco di Roma racconta: «Io ero uno dei leader di Fratelli d’Italia, adesso mi è rimasta solo una grande amarezza. Ero critico per il suo schieramento così sbilanciato a favore dell’Ucraina e gliel’ho detto. Giorgia mi ha risposto freddamente e, da allora, non l’ho più sentita». Zac! «L’unico con cui continuo a mantenere i contatti — confida — è La Russa, a lui non gliene frega un c...». A salutarlo, davanti al muro di cemento armato di Rebibbia, sono venuti ex finiani di un’altra era politica: Barbara Saltamartini, che gli dà un bacio e si allontana in lacrime, poi Mario Landolfi, Antonio Buonfiglio. Con Francesco Storace si sentono al telefono.
GIANNI ALEMANNO ESCE DAL CARCERE DI REBIBBIA - FOTO LAPRESSE
«Gianni è tornato!», i suoi lo trattano come se fosse una specie di Nelson Mandela. Molti hanno la croce celtica al collo. Lui no, esce con una camicia blu Ralph Loren, un filo di barba bianca sul viso abbronzato. Ma, dopo il pranzo “comunitario” con i vecchi camerati, Massimo Arlechino, presidente del movimento Indipendenza, l’anziano dirigente che nel 1994 disegnò personalmente il simbolo di Alleanza nazionale, con un gesto simbolico gliela rimette al collo.
Alemanno maschera la commozione con un sorriso tirato e si rivolge alla grande tavolata come Massimo Decimo Meridio ai suoi gladiatori, mentre viene abbassata la musica del gruppo fascio-rock 270bis: «Siete quelli che avete tenuto botta quando non era facile. Adesso con Vannacci è facile. Ringrazio ognuno di voi, che siete riusciti a mantenere i due principi di fedeltà e onore».
I richiami al passato sono tanti, come quando Alemanno rivela di essere finito «nella stessa cella dove nel 1982 mi trovai con Paolo Di Nella per motivi di militanza».
O quando paragona Vannacci a Giorgio Almirante, colpendo al cuore la linea di discendenza rivendicata da Meloni&Co: «In comune Vannacci e Almirante hanno il tema identitario, la sicurezza. (...)
Non è fascismo, non è nostalgia, giura Alemanno, ma solo che «Vannacci sta rompendo il politicamente corretto e i luoghi comuni». Lo stesso Vannacci, alla cena serale, gioca con il pantheon del Msi: «Mi sembra che un certo Giorgio Almirante abbia detto: “o la destra o è sociale o non è”. Pur non avendo esperienza politica, qualche cosa la ricordo».
GIANNI ALEMANNO ROBERTO VANNACCI
Con Fratelli d’Italia, Alemanno a volte usa il bastone, altre la carota. «Mia sorella, mio figlio Manfredi, la mia ex moglie sono tutti meloniani, da parte mia non c’è astio nei confronti di quel partito. Come potrei? Ma Meloni non può avere il monopolio della destra, non esiste che dica “la destra è mia”. E con Vannacci cresceremo, vedrete. Dai detenuti alle guardie fino alle infermiere, in carcere erano tutti con lui». Per Alemanno la sfida è riprendersi una parte dell’elettorato di Alleanza nazionale, appellandosi ai “delusi” da Meloni. «Vannacci si sta muovendo bene, non sono sempre d’accordo su tutto, soprattutto staremo attenti alla parte sociale.
ALEMANNO VANNACCI MELONI 2
GIANNI ALEMANNO ESCE DAL CARCERE DI REBIBBIA - FOTO LAPRESSE
GIANNI ALEMANNO - CONSIGLIO COMUNALE DI ROMA NEL CARCERE DI REBIBBIA
GIANNI ALEMANNO - CONSIGLIO COMUNALE DI ROMA NEL CARCERE DI REBIBBIA
gianni alemanno
gianni alemanno roberto vannacci
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