michele senese diabolik

“MICHELE SENESE È STATO IL MANDANTE APICALE DELL’ASSASSINIO DI DIABOLIK” - PER IL GIP, IL BOSS "MICHELE O’ PAZZ" (GIA' IN CARCERE) AVREBBE DATO L’ASSENSO ALL’OMICIDIO DI FABRIZIO PISCITELLI, UCCISO AD AGOSTO 2019 AL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI A ROMA, IL FIDATO LEANDRO BENNATO NE AVREBBE CURATO LA LOGISTICA E IL BROKER DELLA COCA ALESSANDRO CAPRIOTTI AVREBBE ATTIRATO DIABOLIK NELLA TRAPPOLA – LA STORIA ERA INIZIATA CON UN DEBITO DI DROGA, CON DUE PARTITE DI COCAINA ACQUISTATE E MAI PAGATE, E CON LA PRETESA DI RISCUOTERE QUEL DENARO ATTRAVERSO LA MINACCIA E LE ARMI.

Andrea Ossino, Giuseppe Scarpa per repubblica.it - Estratti

 

 

michele senese

Il boss Michele Senese è stato arrestato, ancora una volta. E con lui il fidato Leandro Bennato, il broker della cocaina Alessandro Capriotti e altre quattro persone. Il fatto è importante. Perché riguarda l’omicidio Diabolik, quello commesso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, quando un killer travestito da runner si avvicina alla panchina in cui era seduto Fabrizio Piscitelli e spara un colpo uccidendo il leader degli Irriducibili della Lazio, al vertice della batteria di Ponte Milvio, potente gruppo di trafficanti italiani e albanesi. Per l’Antimafia l’assassino è Raul Esteban Calderon, per la corte d’Appello di Roma – che ha assolto l’argentino – no. Ma adesso nel mirino è entrato il secondo livello, i mandanti, chi ha ordinato quel delitto.

 

 

Oggi, per la prima volta, un giudice afferma ciò che la strada sapeva da sempre: a fare uccidere Diabolik è stato il “padrino”, la persona che lo aveva allevato tra i ranghi della malavita romana, il boss Michele ‘O Pazz. E quello del Parco degli Acquedotti è stato un delitto commesso per agevolare la sua famiglia, il clan Senese. Dunque il metodo mafioso. Perché l'omicidio ha generato a Roma un diffuso clima di assoggettamento ed omertà, palesato dall'evidente reticenza dei testimoni e dei soci della vittima.

 

 

diabolik

I carabinieri del Nucleo Investigativo, gli agenti della squadra mobile, i magistrati dell’Antimafia, il sostituto procuratore Francesco Cascini, hanno però ricostruito ogni cosa. Scoprendo che dietro il delitto c’era un accordo criminoso tra diverse compagini, volto a tutelare i rispettivi interessi nel lucroso mercato del narcotraffico.

 

La storia comincia prima degli spari che uccidono Fabrizio Piscitelli. Comincia con un debito di droga, con due partite di cocaina acquistate e mai pagate, e con la pretesa di riscuotere quel denaro attraverso la minaccia e le armi.

 

michele senese

Alessandro Capriotti, detto “il Fornaro” o “il Miliardero”, o meglio “il furfante” avrebbe truffato i suoi fornitori albanesi in due occasioni: nel 2016, con l'acquisto di 14 chili di cocaina per un valore di circa 420 mila euro, e nel 2018, con altri 10 chili. Il debito rimasto scoperto sarebbe ammontato a circa 300 mila euro. Prima avrebbe preso la coca, poi la avrebbe sostituita dicendo che si trattava di merce di scarsa qualità e dunque da non pagare.

 

È a quel punto che, secondo l'impostazione investigativa, entra in scena Piscitelli. Diabolik aveva rapporti consolidati con i broker albanesi e avrebbe deciso di intervenire per recuperare quel denaro. Ma Capriotti prova a truffare anche Piscitelli.

 

OMICIDIO DIABOLIK KILLER

Il 23 febbraio 2019, a Rocca di Papa, quella pressione si trasforma in un avvertimento armato. Arindi Boci ed Enea Carka, secondo l'accusa, avrebbero raggiunto la villa di Capriotti e aperto il fuoco contro l'ingresso. Quattro colpi di AK-47, un Kalashnikov. Dentro la casa c'era anche la figlia minorenne di Capriotti. Il furfante, terrorizzato, racconta del debito agli investigatori.

 

Non solo. Cerca una protezione rivolgendosi a Giuseppe Molisso, generale della malavita. Matura la decisione di eliminare Piscitelli.

 

Dunque Capriotti fissa un appuntamento al parco e fa cadere Piscitelli in trappola.

 

L'omicidio di «Diabolik», però, non chiude la partita. La apre.

 

OMICIDIO DIABOLIK KILLER 3

All'indomani dell'agguato, gli uomini riconducibili alla fazione albanese e al gruppo guidato dal sanguinario boss albanese Elvis Demce avrebbero cominciato a cercare i responsabili della morte di Piscitelli. Pedinamenti, appostamenti, informazioni raccolte negli ambienti criminali. Il nome dei mandanti, secondo quanto emerge dalle indagini, circola quasi subito: Giuseppe Molisso e Leandro Bennato.

 

È così che la guerra cambia fronte. E che l'omicidio di Piscitelli diventa l'inizio di una nuova sequenza di vendette.

 

Nel quadro delineato dagli investigatori compaiono il tentato omicidio di Leandro Bennato, i tentativi di uccidere Fabrizio Fabietti e Matteo Costacurta e, soprattutto, il progetto per eliminare Giuseppe Molisso.

leandro bennato

 

Un progetto che, secondo l'accusa, sarebbe stato pianificato nei dettagli da Elvis Demce, dai suoi uomini e dallo stesso Costacurta.

 

Alla stessa spirale viene ricondotta anche l'aggressione subita in carcere da Raul Esteban Calderon, che sarebbe stata compiuta da appartenenti al gruppo albanese.

 

Oggi gli arresti.

 

Michele Senese, il mandante apicale a cui serviva riaffermare il potere del clan su un proprio affiliato troppo autonomo nel traffico di stupefacenti insieme a Fabrizio Fabietti, che rifiutava di corrispondere la dovuta quota sui profitti delle sue attività illecite, versando somme irrisorie.

 

Leandro Bennato, al vertice del gruppo criminale operante su tutta la città di Roma con propaggini fino a Tor Bella Monaca e a Primavalle. Che avrebbe deliberato l'eliminazione di Piscitelli per estrometterlo dal narcotraffico. E Capriotti, l’esca.

diabolikleandro bennatoil boss michele senese, detto o pazzo

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