DA “TELEFONO ROSA” AI CLOWN, DECINE DI ASSOCIAZIONI VOGLIONO “RIEDUCARE” BERLUSCONI (ORMAI LO DESIDERANO PIÙ LE ONLUS CHE IL PDL)

1 - MA IL VERO OBIETTIVO È SCONTARE LA PENA A CASA
Paolo Colonnello per "la Stampa"

A tre giorni dalla scadenza dei termini, la domanda di affidamento in prova ai servizi sociali per Silvio Berlusconi è finalmente arrivata a palazzo di giustizia, protocollata e rinchiusa nella cassaforte del presidente del Tribunale di Sorveglianza che dovrà valutarla nelle prossime settimane.

I legali non hanno voluto diffonderne il testo redatto da Niccolò Ghedini, critico verso la condanna a 4 anni di reclusione per frode fiscale («sentenza profondamente ingiusta», l'aveva definita qualche giorno fa l'avvocato Franco Coppi) e generico rispetto alle indicazioni sulle modalità di espletamento.

Si sa soltanto che Berlusconi non ha dato alcuna preferenza sia per il luogo che per l'organizzazione nella quale dovrebbe impegnarsi per i 9 mesi che gli rimangono da scontare. Dall'anno di reclusione sopravvissuto all'indulto del 2006 (altri tre anni sono stati annullati) bisogna infatti sottrarre tre mesi dovuti ai premi previsti dalla legge, che toglie 45 giorni di reclusione ogni sei mesi.

Berlusconi ha però indicato, come previsto obbligatoriamente dalla legge, una residenza, cioè Roma, e un domicilio, ovvero Milano, lasciandosi così aperte entrambe le possibilità. Infine avrebbe chiarito che non intende svolgere un lavoro di volontariato, anche per motivi di sicurezza dovendo muoversi con una scorta di almeno 12 persone.

La decisione di non scegliere alcuna struttura è stata presa al termine di lunghe discussioni con i legali, nelle quali è prevalsa la scelta di concordare direttamente in aula con i giudici i limiti e le prescrizioni cui dovrà sottostare il Cavaliere. Che possono essere svariati e che dovranno tenere conto del ruolo politico che Berlusconi, anche se dovesse decadere dal seggio di senatore, continuerà a svolgere in Forza Italia o nel Pdl.

Non è detto quindi che a Berlusconi venga imposto di lavorare presso qualche Onlus o qualche comunità, potrebbe anche ritrovarsi ad avere soltanto dei limiti di orario (rientro in casa entro le 11 di sera e uscita non prima delle sei) e a dover sostenere periodicamente degli incontri con i servizi sociali o il giudice di sorveglianza, muovendosi, previa comunicazione al tribunale, tra Palazzo Grazioli a Roma e Villa San Martino ad Arcore.

È ovvio quindi, che agli avvocati non sia convenuto indicare prima del tempo una destinazione. L'udienza in cui si decideranno le modalità dovrebbe svolgersi entro dicembre, non essendoci nel tribunale milanese arretrati tali che consentano di procrastinare più a lungo una decisione e se i tempi dovessero essere questi, Berlusconi dovrebbe tornare «libero» per il prossimo settembre.

2 - DA TELEFONO ROSA AI CLOWN
Mattia Feltri per "la Stampa"

Toni Nocchetti, di Tutti a scuola, onlus napoletana per i diritti dei ragazzi disabili, avrebbe tanto voluto Silvio Berlusconi per affidargli l'organizzazione di Giochi senza frontiere: «Con un paio di telefonate, ci procurerebbe tutti gli artisti»; per i genitori dei ragazzi, però, non se ne parla nemmeno. Gabriella Carnieri Moscatelli, del Telefono Rosa, lo vorrebbe perché «da noi si renderebbe conto che significhi essere donna, come è trattata oggi in Italia». Francesco Storace, della Destra, lo vorrebbe per mettergli in mano la pubblicità del suo quotidiano: «Nel ramo è un fuoriclasse».

Geppino Fiorenza, di Libera, lo vorrebbe di modo «che sconti la pena sudando con la zappa sui terreni confiscati alle mafie». Propositi altrettanto severi sembravano coltivati da don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, che aveva prospettato all'ex premier levatacce all'alba, footing, pulizia della camera, lavoro nell'orto di pomodori e così via; poi, però, un finto Niccolò Ghedini - per conto della Zanzara - ha telefonato al sacerdote per verificare se, in caso di affidamento, al suo assistito sarebbe davvero toccato versare sudore della fronte: macché, scherzavo, ha detto il don: sappiamo che ha un'età, gli concederemmo gli agi del caso.

Fuori dal suo partito, Berlusconi non era mai stato tanto desiderato. Ambiscono ai suoi servigi da destra a sinistra, nessuna gradazione ideologica esclusa. Semmai diversi sono i motivi. Ci sono naturalmente i redentori, come Ornella Bavero, di Ristretti Orizzonti: «Per uno come Berlusconi sarebbe altamente rieducativo vedere le conseguenze di certe leggi volute e fatte dalla sua parte politica».

Alla categoria è iscrivibile pure don Arnaldo Zappolini, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza: «Essendo stato uno dei protagonisti dell'affossamento dello stato sociale, potrebbe finalmente verificare di persona quanto di buono fanno gli operatori sociali».

Di certo lo sono quelli dell'Associazione il tappeto di Iqbal, operatori di «pedagogica circense e clownerie»: «Daremmo a Berlusconi la possibilità di riabilitarsi e utilizzare positivamente le sue attitudini clownesche come metodo di benessere per gli altri»; sono esplicitamente apprezzate le barzellette. Oppure Gianni Maddaloni (padre dell'olimpionico Pino), dello Star Judo di Napoli, Scampia, per il quale sarebbe bilateralmente utile se lo statista si «impegnasse per lo sviluppo dei ragazzi bisognosi di Napoli Nord».

Poi ci sono quelli sospettabili di essere animati anche da un piccolo sentimento di rivalsa, per esempio all'Aidaa, che segue i cani, e considera imperdibile la scena del Capo che porta in giro le bestie e ne raccoglie gli esiti dai marciapiedi. O magari don Valentino Porcile, di Sturla, in Liguria: «Ti faccio io un bel programmino di servizi socialmente utili», e cioè un tour reality fra tossicodipendenti e prostitute picchiate.

Con grande sincerità, alcuni riconoscono a Berlusconi qualità sfruttabili. È il caso delle numerose amministrazioni locali che hanno dichiarato spalancate le loro porte. A Ilbono, provincia di Cagliari, si augura che il detenuto offra «una preziosa consulenza in materia economica e sociale». A Colleferro, provincia di Roma, gli affiderebbero il Museo marconiano (da Guglielmo Marconi). A Cavriglia, in Valdarno, gli darebbero carta bianca «nel rilancio del bacino termale più grande d'Europa». A Torre Annunziata metterebbero a frutto la sua «forma mentis di imprenditore».

Non mancano neppure i fan. Il sindaco di San Giorgio in Bosco (Padova), leghista, non sta nella pelle al pensiero di avere con sé «un grande statista». Ad Albenga sono «certi dell'assoluta innocenza». Rimangono da segnalare Gino Strada, di Emergency, che però terrebbe Berlusconi «lontano dalla cassa», l'indimenticabile sessantottino Mario Capanna, che all'«avversario ma non nemico» consegnerebbe il progetto di «fare di Roma la capitale euromediterranea della ricerca scientifica partecipata», e soprattutto la Fondazione Milan, che organizza amichevoli in beneficenza e, per la verità, non si è offerta: ma Silvio sarebbe un grande allenatore.

 

 

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