enrico ruggeri draghi

LA RICREAZIONE E’ FINITA – IERI PER IL COLLE ALTRI VOTI SBERLEFFO (MANCINI, AL BANO E FRASSICA), I GRANDI ELETTORI NON RINUNCIANO ALLA GOLIARDIA – MARIO AJELLO: "È MAI POSSIBILE UN TALE LIVELLO DI AUTO-DEGRADAZIONE DELL'ORGOGLIO PATRIOTTICO E DI POPULISMO ANTI-POLITICO IN PIENA VOTAZIONE PER IL NUOVO RAPPRESENTANTE MASSIMO DELL'ITALIA? ENRICO RUGGERI PRENDE GLI STESSI VOTI DI DRAGHI. OK, SE SANREMO È SANREMO, IL COLLE DOVREBBE ESSERE IL COLLE E NON UNO SHOW…"

Mario Ajello per "il Messaggero"

 

Ci sono sempre stati i voti-farsa, i voti-sberleffo, la goliardia o lo sparo da franco tiratore di scrivere sulla scheda - contro Fanfani - «nano maledetto non sarai mai eletto». E però.

matteo salvini vota elezione presidente della repubblica.

 

Non c'è un Pnrr da mandare avanti, ora? Non esiste un tema che si chiama ricostruzione italiana? Non dobbiamo uscire dalla pandemia e ripartire di slancio, anche perché chi si ferma è perduto?

 

Ma soprattutto: grazie a Mattarella ci siamo affidati a un personaggio come Draghi che - comunque la si pensi - non ci fa sfigurare nel mondo e converrebbe mantenere questa reputazione senza sporcarla scherzando o abbandonandosi a sfoghi parlamentari improntati al sorriso o al vaffa e degradandosi a Paese con una classe politica la quale - mentre i cittadini vogliono chiudere al più presto il dossier elezione presidenziale e avere risposte su come ricreare lavoro, affari e futuro - si lancia in diversivi e in goliardie come quelle di votare i calciatori o gli allenatori di calcio per succedere all'attuale Capo dello Stato. Ma è mai possibile un tale livello di auto-degradazione dell'orgoglio patriottico e di populismo anti-politico in piena votazione per il nuovo rappresentante massimo dell'Italia?

MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI E ROBERTO FICO - VOTO PER IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

SEGNALI E SBERLEFFI E tuttavia, al netto di tutti questi discorsi così virtuosi ma evidentemente anche minoritari, ieri al secondo scrutinio per l'elezione del presidente della Repubblica i voti-farsa si sono ripetuti come schiaffo alla serietà e all'esigenza di fare presto e bene.

 

Si prevedeva: molti voteranno per Mattarella, che ha detto di non essere in gara e lo ha ripetuto per 15 volte in ogni occasione e dappertutto, per sottolineare uno scontento verso i partiti che non sanno chi candidare e che cosa decidere. Il voto a Mattarella poteva essere un segnale politico serio, da parte della destra e della sinistra che volevano dire alla destra e alla sinistra di trovare una soluzione sennò l'unica opzione restava quella del bis improbabilissimo. Ma neppure questa prova di lucidità si è stati capaci di esercitare.

 

ENRICO LETTA VOTA PER IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Soltanto 39 voti per Mattarella (a pari merito con quelli per il giudice Maddalena, sponsorizzato in un remake di Rodotà-tà-tà dagli ex grillini) e 18 voti per Renzo Tondo, 17 per voti Roberto Cassinelli, 14 voti per Ettore Rosato, 12 voti per Bossi (si sono raddoppiati rispetto alla prima votazione), 8 voti per Cartabia sponsorizzata da Calenda (anche con messaggi WattsApp agli amici parlamentari di ogni partito) e altrettanti Giorgetti («Giancarlo io prendo più voti di te, vergognati!», ha scherzato Bossi con il ministro dello Sviluppo Economico, lumbard quanto il Senatur) e il sociologo Luigi Manconi scelto dai garantisti di sinistra. Sette preferenze sono andate a Moles e a Berlusconi. Bersani si ferma a quota 6 come il giudice Gratteri, e l'ex democristiano Generoso Serafino prende 5 voti come Pianasso.

 

Fra gli altri: 4 voti vanno a Draghi e al radicale Cappato ma anche a Enrico Ruggeri il cantante e a San Gregorio il patrono. Sono tre le schede per Alberto Angela, Belloni e Casellati così come per Rutelli. Due voti sono per il giornalista Fulvio Abate e per Giletti come per Amato, Razzi (che ha chiesto agli amici: «Votatemi») e l'ex ministro Giulio Tremonti.

 

MARIA ELENA BOSCHI DURANTE LA VOTAZIONE PER IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Siamo nella linea Al Bano-Frassica-Mancini di questa elezione presidenziale. Giocare, prendere tempo. Va bene - perché i giochi si fanno alla fine e la zona Quirinale è la zona Cesarini - ma un briciolo di assunzione di responsabilità in più non guasterebbe. Se non altro per non dare l'impressione al Paese che i grandi elettori sono anche grandi sperperatori di tempo e di energie. È tradizione che nelle prime votazioni si punti anche su personaggi improbabili.

 

ENRICO RUGGERI

Nel 2015, furono segnalati tanti nomi particolari come quelli di Sabrina Ferilli, Enzo Greggio, Gianfranco Magalli. All'epoca era piaciuto molto, e ora rieccolo, Antonio Razzi il responsabile per eccellenza, figura tra il pop e l'andante a cui provò ad affidarsi Berlusconi per la sopravvivenza del suo governo (il compare Scilipoti, ricomparso in queste ore alla Camera non ha ottenuto suffragi). E ancora nel 2015: successone parlamentare per il Pupone, alias Francesco Totti, il Capitano (poi il soprannome glielo avrebbe rubato Salvini ma ormai lo ha perso anche lui). Ora, Angela ma anche Alessandro Barbero, lo storico. E alla prima votazione perfino Craxi ha avuto qualche consenso, oltre al governatore De Luca.

 

MARIO DRAGHI

NO FIASCO E ancora tra l'altro ieri e ieri, nomi letti da Roberto Fico al momento dello spoglio: Giuseppe Cruciani il giornalista radiofonico, Claudio Lotito la cui lettura del nome ha scatenato un coretto in Transatlantico davanti al video dell'emiciclo («Forza Lazieeeee», grido bipartisan) e ancora: Mauro Corona («Toglietegli il fiasco! E liberate la Berlinguer!», hanno chiesto quelli del Pd). Per non dire degli scrutini in favore di Amadeus. Ma se Sanremo è Sanremo, il Colle dovrebbe essere il Colle e non uno show.

Ultimi Dagoreport

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....