1. MOSE' MONTI LASCIA IL KILOMETRO ROSSO DI BERGAMO, DOVE MONTEZEMOLO IERI HA RIUNITO I SUOI CARI, SAPENDO BENE DI AVER FALLITO LA GUERRA LAMPO PERCHÉ IL PDL NON SI E' FRANTUMATO MENTRE EGLI ANNASPA NEL PANTANO DEMOCRISTIANO DI PIERFESSO CASINI 2. IL TG1 DI ORFEO/GUBITOSI FA ORMAI PER MONTI E CASINI QUELLO CHE IL TG4 DI FEDE FACEVA PER BERLUSCONI NELL'INDIFFERENZA DI TUTTI I CENSORI DEL “FATTO”/”REPUBBLICA” 3. SE LA LISTA MONTI RESTA PIÙ VICINA AL 10 CHE AL 15%, BERSANI NON AVRÀ SCELTA: UN PAESE COME L'ITALIA NON SI GOVERNA CON POCHI SENATORI IN PIÙ E ALLORA DIALOGO, UN LEADER A PALAZZO CHIGI E L'ALTRO ALLA PRESIDENZA DEL SENATO. SE INVECE LA LISTA MONTI SCAVALLA IL 15, PER IL PD SARA' DIFFICILE NON ALLEARSI CON IL PROFESSORE 4. O RENZI DECIDE DEFINITIVAMENTE DI SCENDERE SUL CAMPO DI BATTAGLIA ELETTORALE ORA CHE BERSANI MOSTRA QUALCHE STANCHEZZA OPPURE SI GIOCA IL SUO FUTURO NEL PD

DAGOREPORT

Esattamente ad un mese e tre giorni dalle elezioni le liste sono quasi allineate e i candidati premier sono ai nastri di partenza, i delusi sono ancora nel carniere di Grillo che e' l'unico a fare comizi in piazza malgrado il maltempo (e la gente ci va); Mose' Monti lascia il Kilometro Rosso di Bergamo, dove Montezemolo ieri ha riunito i suoi cari, sapendo bene di aver fallito la guerra lampo perché il Pdl non si e' frantumato mentre egli annaspa nel pantano democristiano di Casini Pierferdinando, solo apparentemente allietato da ben due pagine domenicali del Corriere della Sera dove, oltre alla centesima spiegazione del perché e' salito in politica, ha il coraggio di propinarci la decima solenne promessa elettorale, questa volta sulla legge Fornero ancora calda, quella riforma del lavoro malamente partorita dal suo governo che sta obbligando le aziende a mandare a casa i giovani che stavano lavorando;

Passera Corrado e' fermo sulla riva del fiume, assistito materialmente da sua moglie Giovanna e spiritualmente da Monsignor Paglia Vincenzo; Di Pietro Antonio risulta ingloriosamente uscito di scena via Guatemala; il Tg1 di Orfeo/Gubitosi fa ormai per Monti e Casini quello che il Tg4 di Fede Emilio faceva per Berlusconi Silvio e cio' avviene nell'indifferenza di tutti i censori solitamente in servizio permanente.

Questo in superficie. Sotto, sempre ad un mese e tre giorni dalle elezioni, si stanno consolidando alcune tendenze di fondo che peseranno negli assetti politici del dopo. Eccole:

1. In fatto di impresentabili e di conflitti d'interesse nessuno tra i partiti vecchi e nuovi e nella cosiddetta societa' civile e' in grado di scagliare con forza la prima pietra. Certo, gli impresentabili del Pdl fanno più notizia perché sono più conosciuti. Ma alla fine a Dell'Utri Marcello hanno dimostrato che Cuffaro Toto' in galera ci andò e come, nonostante senatore in carica fosse. Quindi tanto vale fare bella figura e lasciarlo fuori.

Così l'offeso Scajola per non farsi cacciare a sua insaputa si e' sfilato lui. Certo, Verdini Denis e' ancora in piedi ma in fondo e' meno conosciuto al grande pubblico e Cosentino Nicola resiste impavido ma in fondo in terra napoletana nessuno e' totalmente innocente visto che Scelta Civica stava candidando il sindaco indagato di Forio d'Ischia, Franco Regine. Sempre la Lista Monti ha accettato Compagnon in Friuli, gia' arrestato e prescritto, e il sindaco di Isola Capo Rizzuto, terra dominata dal clan Arena. I problemi del Pd sono noti.

2. Se tutti i sondaggi continuano a dare Bersani Pierluigi vincente alla Camera e fortemente in bilico al Senato, per via del recupero di Berlusconi Silvio (che sempre nei sondaggi risulta persino secondo dietro allo stesso leader del Pd in quanto a fiducia nei leader politici, con Grillo terzo e Mose' Monti, sorprendentemente ma non troppo, quarto) l'epilogo potrà essere solo uno.

Se la Lista Monti resta più vicina al 10 che al 15 per cento, Bersani non avrà scelta: un grande paese come l'Italia, con tutti i problemi che ha, non si governa con pochi senatori in più e con il ricatto giornaliero di Casini, di Fini e di Ghino di Tacco Monti (copyright Scalfari Eugenio) e allora dialogo tra i due grandi blocchi, un leader a palazzo Chigi e l'altro alla presidenza del Senato. Se invece la Lista Monti scavalla il 15 per cento, allora le parti si rovesciano e per il Pd sara' difficile non allearsi con il professore che si commuove parlando dei suoi nipoti.

3. Se Monti ieri al Kilometro Rosso si e' giocato le sue carte migliori nell'alleanza con gli imprenditori amici di Montezemolo, ci sono due protagonisti che possono essere decisivi per Bersani e per Berlusconi. Il primo e' Renzi Matteo: o decide definitivamente di scendere sul campo di battaglia elettorale ora che il caro leader Pierluigi mostra qualche stanchezza oppure si gioca il suo futuro nel Pd.

Non basta un pranzo romano con il suo segretario, deve buttarsi nella mischia. Se lo fa il Pd si rinfranca e corre meglio per la vittoria e l'apparato gli sarà' riconoscente. Sul fronte opposto, mentre Maroni Roberto salva Bossi ma caccia tutti i bossiani, tocca a Tremonti Giulio cercare i voti a sud della Padania: il movimento dell'ex ministro dell'economia presenta infatti con la Lega liste in tutte le circoscrizioni del Centrosud e un buon risultato potrebbe dare a Berlusconi una spinta ulteriore.

(Una curiosità: Tremonti ha piazzato il suo quartier generale a Roma a Largo del Nazareno, a due passi dalla sede del Pd e di fronte alla sede storica di Fininvest, dove c'è l'ufficio di Letta Gianni. A pochi metri c'è anche la sede romana di Oscar Giannino, profeta più o meno solitario di "Fermare il declino").

 

 

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