1. IL PRESIDENTE TRAFITTO DALL’ALZHEIMER! IMPEDISCE A MONTEPREZZEMOLO & CASINI DI SCIPPARGLI MONTI: “È SENATORE A VITA, NON PUÒ ESSERE CANDIDATO DI NESSUNO”. MA NEL 2001 IL SENATORE A VITA ANDREOTTI PRESENTÒ LA LISTA “DEMOCRAZIA EUROPEA”, ADDIRITTURA METTENDO IL SUO NOME SUL SIMBOLO! NÉ CIAMPI NÉ ALTRI PROTESTARONO 2. FORSE NAPOLITANO NON SE LO RICORDA PERCHÉ ALL’EPOCA ERA A STRASBURGO? OPPURE VUOLE ESSERE LUI A MANOVRARE IL MONTI BIS, MA SOLO DOPO LE ELEZIONI? 3. MOLTI CENTRISTI TEMONO CHE BELLA NAPOLI ABBIA REGALATO LA PARTITA A BERSANI 4. MONTI CI RIMANE MOLTO MALE PER AVER FATTO LA FIGURA DEL BURATTINO DI RE GIORGIO, “AD ASPETTARE LA SECONDA CHIAMATA NEL SUO STUDIO DI PALAZZO GIUSTINIANI”

1- NAPOLITANO, MONTI NON PUO' ESSERE CANDIDATO DI NESSUNO
(ANSA) - "Un senatore a vita non si può candidare al Parlamento perché già parlamentare. Non può essere candidato di nessun partito". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, oggi a Parigi. "Non è particolare da poco e qualche volte si dimentica", ha aggiunto ilo capo dello Stato.

2- NAPOLITANO, DOPO VOTO PARTITI POSSONO CHIAMARE MONTI
(ANSA) - "E' un senatore a vita e pertanto ha uno studio a palazzo Giustiniani dove potrà ricevere chiunque, dopo le elezioni, vorrà chiedergli un parere, un contributo o un impegno". Così Giorgio Napolitano da Parigi risponde a chi gli chiede se è possibile, come chiedono alcuni partiti, che Monti possa essere candidato a un governo politico.

3- A GIORGE', MA CHE STAI A DI'?
DAGOREPORT: Nessuno ricordi a Napolitano, navigato uomo politico, che nel 2001 Sergio D'Antoni e Giulio Andreotti (senatore a vita dal 1991) portarono alle elezioni la lista Democrazia Europea, un terzo polo al di fuori dei due schieramenti che addirittura aveva nel simbolo sulla scheda elettorale i nomi di D'Antoni, Andreotti e Zecchino.

Il partito prese anche un buon numero di voti, ma non riuscì a eleggere nessuno alla Camera (giusto un paio di senatori). Nessuno si scandalizzò, né l'allora presidente Ciampi, né giuristi costituzionali, non furono sollevate questioni. Andreotti, pur essendo in lista, non era candidato premier. Ma allora, prima del Porcellum, non bisognava indicare il nome del prescelto.

Il partito si sciolse un paio di anni dopo nell'Udc, che D'Antoni poi abbandonò per entrare nella Margherita. In quegli anni, l'attuale Presidente della Repubblica era a Strasburgo come eurodeputato dei DS, forse non seguiva da vicino le manovre dell'inquieto centro post-democristiano. Che, dopo 11 anni, fa sempre le stesse manovre.


4- ADESSO I MILLE CENTRI SONO SPIAZZATI DALLA FRENATA DEL QUIRINALE - CASINI: MA NULLA VIETA DI EVOCARE IL PREMIER
Ugo Magri per "La Stampa"

Napolitano sventola il cartellino giallo a quanti premevano affinché il premier si candidasse. In fuorigioco finisce pure chi si sarebbe accontentato di una lista «per Monti presidente»: anche questo, avverte l'arbitro del Colle, è tassativamente vietato perché i «tecnici» per definizione debbono restare super partes, nessuno se ne può appropriare. Cosicché adesso una discesa in campo del Prof sembra alquanto improbabile.

Nessuno ci crede più, nemmeno i più ferventi sostenitori. Al massimo c'è chi spera in qualche sostegno indiretto (in America lo chiamerebbero «endorsement») durante la prossima campagna elettorale. Ma non è la stessa cosa, ben altro sarebbe stato se Monti avesse potuto prendere la testa di un grande «rassemblement» dei moderati...

Ciò spiega come mai, tra i fan della discesa in campo, l'umore fosse ieri abbastanza depresso. Con mille sfumature, si capisce. Qualcuno l'ha presa peggio, accusando sotto sotto Napolitano di avere regalato la palla (e forse la partita) a Bersani, il quale punzecchia: «Ci chiariscano al centro chi dirige il traffico... Non si può guidare una macchina restando ai box». Altri si sono spinti a vedere addirittura una «D'Alema connection», nel senso che certi accenti quirinalizi sarebbero in sintonia con quanto va dicendo «Baffino» (preso di mira proprio ieri mattina con un twitter da Italia Futura).

Nelle reazioni pubbliche, tuttavia, l'uscita del Presidente viene commentata con stile. Il ministro Riccardi, tra i fautori più aperti di una lista pro-Monti, ha riconosciuto ospite della Gruber: «Che Monti abbia detto qualche battuta sulla riuscita della nostra convention "verso la terza Repubblica" non lo posso smentire, ma chi si candiderà lo vedremo dopo». Nel mondo di Italia Futura e di Montezemolo regna la serena certezza di non aver mai tirato per la giacca il premier, coinvolgendolo al di là delle sue aspirazioni.

Anzi, durante la convention di sabato scorso a Roma, il presidente della Ferrari era stato particolarmente attento e rispettoso dei ruoli istituzionali: «Non chiediamo a Monti di prendere oggi la leadership», aveva detto testualmente, in quanto ciò ne pregiudicherebbe l'azione. Semmai , aveva aggiunto, si tratta di dare «forza e continuità al percorso riformista» intrapreso dal governo. Per cui dalle parti di Montezemolo, ieri, escludevano con certezza che l'anatema del Colle potesse in qualche modo riferirsi a loro.

Analoga reazione tra i centristi. Dove in verità Casini, forte della sua lucida visione da «professional» della politica, mai aveva realmente pensato che Monti volesse davvero candidarsi. Sul piano puramente teorico, un simile passo non sarebbe proibito, spiegano ai vertici dell'Udc: il premier potrebbe farsi eleggere non a Palazzo Madama, dove Napolitano l'ha nominato senatore a vita, bensì alla Camera in modo da ottenere una solida investitura politica dagli italiani (salvo poi dimettersi perché certo non potrebbe sedere in entrambi i rami del Parlamento).

Sta di fatto che Napolitano non sarebbe d'accordo. E le antenne dei centristi da giorni captavano segnali di tensione, tra Quirinale e Palazzo Chigi, causati proprio dalle ipotesi di discesa in campo. Ciò non ha impedito ieri a Casini di tenere il punto anche nei confronti del Capo dello Stato: candidatura o no, «noi presenteremo una lista che si richiamerà espressamente al lavoro politico del governo Monti e alla necessità di continuarlo. Saranno gli elettori a giudicarne l'indice di gradimento».

In pratica l'Udc continuerà a battersi per un «bis», e lo ripeterà in campagna elettorale. «Questo nessuno ce lo può vietare», sorridono da quelle parti. Identica linea dei finiani. Della Vedova confida: «Le parole di Napolitano sono costituzionalmente ineccepibili, ma non interferiscono con il nostro proposito che è di batterci per tenere viva l'agenda Monti...».


5- DIETRO IL SILENZIO DIPLOMATICO L'IRRITAZIONE DEL PROFESSORE - L'USCITA DEL COLLE AVVENUTA SENZA PREAVVISI ISTITUZIONALI
Fabio Martini per "La Stampa"

Quella esternazione così affilata del Capo dello Stato, Mario Monti non se l' aspettava proprio. Tanto è vero che due giorni fa, riferendosi alla "nomination" ricevuta sabato scorso dalla Convention Montezemolo-Riccardi, il premier si era chiesto, assieme ai suoi collaboratori più stretti: «Chissà come l' ha presa il Presidente...». Giorgio Napolitano non l'ha presa bene. E Mario Monti ha potuto apprenderlo in "diretta", alle 13,30, dentro l'aula di Montecitorio, mentre si discuteva di legge di stabilità. L'esternazione del Capo dello Stato si era conclusa pochi minuti prima e via telefonino, Monti è stato informato.

In quel momento, nell'aula di Montecitorio, nessuno sapeva chi fosse all'altro capo del telefono e dunque nessuno ha cercato di "leggere" dentro lo sguardo del Professore. Ma chi ci ha parlato subito dopo, ha tratto l'impressione che stavolta in Mario Monti ci fosse una punta di irritazione. Anche una certa sorpresa verso una personalità come Napolitano, che Monti ha sempre rispettato, verso il quale continua ad avere riconoscenza, ma che era difficile immaginare protagonista di una esternazione così "interna" al gioco politico, così ricca di giudizi di merito su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato.

Quella punta di irritazione è affiorata nel modo più diplomatico possibile: col silenzio. Certo, per la seconda metà della giornata, Monti si è trasferito a Bruxelles per il vertice europeo sul bilancio comunitario e si è rinchiuso in una serie di incontri bilaterali e in serata, in una cena con gli altri leader.

Ma nulla impediva a Monti di dettare un a nota di commento su una questione che lo riguardava così direttamente. Al professore non mancano le doti semantiche per esprimere concetti e sfumature. Avrebbe potuto diffondere una nota formale o informale per sottolineare la condivisione della esternazione di Napolitano. E invece Monti ha voluto marcare la sua distanza e la sua sorpresa proprio col silenzio.

E dire che quando è arrivato a Bruxelles, Monti è apparso assai più loquace del solito. E' sceso dall'autoblu della Presidenza con le consuete movenze, come sempre ha affettato un leggerissimo sorriso verso le telecamere, ma stavolta - a differenza di tante altre Monti si è fermato sul tappetino rosso che segna l'ingresso al palazzone Justus Lipsius e ha scandito: «Non accetteremo soluzioni inaccettabili», perché le attuali proposte sul bilancio dell'Unione «sono sproporzionatamente penalizzanti per l'Italia». Un Monti che ci tiene ad apparire "tosto", quello che si è avviato alla prima giornata del vertice europeo.

D'altra parte non è sfuggito al Presidente del Consiglio quanto di personale ci fosse nella esternazione del Capo dello Stato. Per non parlare del consiglio di accomodarsi a Palazzo Giustiniani ad aspettare gli eventi. Quel palazzo dove lo stesso Napolitano, da senatore a vita, aveva "abitato" fino al giorno in cui lo avevano chiamato al Quirinale.

Eppure Monti - ecco la novità - ci ha preso "gusto" a far politica, tra il Quirinale e palazzo Chigi preferisce la seconda ipotesi e per questo nelle settimane scorse aveva lasciato che si facesse il suo nome, non solo per un bis ma anche per una qualche forma di partecipazione alle elezioni. Anche se lui stesso sa bene che, dal punto di vista della convenienza personale, nulla sarebbe meglio che aspettare gli eventi. Chiosava ieri pomeriggio un ministro vicino a Monti: «Se non si richiude subito, la tensione col Quirinale è destinata a crescere nei prossimi mesi».

 

 

DEMOCRAZIA EUROPEA CON I NOMI DI ANDREOTTI D ANTONI E ZECCHINO ANDREOTTI E D ANTONI PRESENTANO DEMOCRAZIA EUROPEA NEL DUEMILAUNO MARIO MONTI E GIORGIO NAPOLITANOmonti napolitano GIORGIO NAPOLITANO E MARIO MONTIVIGNETTA BENNY MONTI CAMERIERE DI NAPOLITANO dantoni foto mezzelani gmt Monti Napolitanoesa40 giulio andreottiPIERLUIGI BERSANI PIERLUIGI BERSANI IN PREGHIERA Massimo Dalema Riccardi Montezemolo Oliviero ALFANO MONTI RICCARDI

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