PISTA! MI DEPISTANO FINMECCANICA… - NELL’INCHIESTA SULLE TANGENTI DI COLA & MOCKBEL, CHE COINVOLGE GUARGUA E LA MOGLIE, EMERGE UNA CLAMOROSA LOTTA TRA PM, E TRA PM E GUARDIA DI FINANZA - NON SOLO L’INTERCETTAZIONE IN CUI MARTINI (ENAV) PARLÒ DI UNA “BOTTA” DELLE FIAMME GIALLE PER TOGLIERE LE INDAGINI AI MAGISTRATI, CI SONO DOCUMENTI CHE POSSONO CONDIZIONARE IL FUTURO DEL PROCEDIMENTO E LA NOMINA DEL PROSSIMO PROCURATORE GENERALE DI ROMA…

Gianluigi Nuzzi per "Libero"

L'inchiesta su Finmeccanica che la procura di Roma sta conducendo ha subito un sofisticato tentativo di depistaggio. Qualcuno cerca di condizionare lo sviluppo dell'inchiesta. Si tenta di influenzare le scelte dei magistrati con un'intrusione nelle legittime e indipendenti scelte dei giudici che lasciano sul campo inquietanti interrogativi. Finmeccanica rappresenta uno degli snodi nevralgici del paese, una camera di potere e di compensazione dei poteri, un pilastro della nostra economia. Ed è forse inevitabile che in un paese ipotecato dal compromesso come il nostro quando un magistrato entra nella stanza dei bottoni si scateni l'inferno, ovviamente a bassa intensità.

Per comprendere questa storia bisogna fare però un passo indietro e tornare all'estate del 2010. Siamo ai primi di luglio quando accadono due fatti distinti, apparentemente slegati tra loro. L'8 luglio la procura di Roma, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e ben tre sostituti, Rodolfo Sabelli, Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti, alle 15 mandano i Ros dei carabinieri ad arrestare Lorenzo Cola, 44 anni, consulente di Finmeccanica.

L'uomo, accusato di concorso in riciclaggio aggravato, si rivelerà presto prezioso per entrare nel mondo dei presunti fondi neri del gruppo. Cola infatti è consulente personale della coppia di ferro che guida Finmeccanica, il presidente e ad Pierfrancesco Guarguaglini e la moglie Marina Grossi, amministratore delegato di Selex. Si apre così il fronte Finmeccanica.

I magistrati arrivano a Cola seguendo le tracce di una tangente di quasi 8 milioni di euro che Gennaro Mokbel, l'uomo chiave dell'inchiesta Fastweb e Telecom Italia Sparkle, versò per acquistare il 51% di Digint, la società di sicurezza e intercettazioni telefoniche un tempo di Fabio Ghioni. Cola è un fiume in piena e coinvolge direttamente Guarguaglini.

In buona sostanza sostiene che il presidente per pagarlo gli consentiva di subappaltare tramite la moglie Grossi parte degli appalti Selex a ditte a lui riconducibili, la Arctrade di Marco Iannilli e la ditta Print System di Tommaso di Lernia per la parte tecnico-scientifica. Insomma, Cola parla ai magistrati di Selex (Grossi Guarguaglini) e anche di Enav. La procura di Roma ha avviato rogatorie in mezzo mondo, da Hong Kong alla Svizzera, sono stati individuati molti conti esteri. È una fase delicatissima, si annuncia un terremoto.

LA BOTTA DELLA FINANZA
Ma l'artiglieria pesante, la controffensiva sembra prossima. Questo stando almeno al tenore della conversazione intercettata il 1 luglio 2010 tra il presidente dell'Enav, Luigi Martini, e il capo relazioni esterne del gruppo Lorenzo Borgogni. Martini si mostra serena e rassicura il suo interlocutore: «Stai tranquillo perché ora arriva una botta della finanza che gli farà perdere l'inchiesta»; ovvero arriverà qualcosa che toglierà le indagini al gruppo Capaldo-Sabelli in modo di rallentare la tenaglia investigativa.

Vero, una millanteria? La telefonata è nota, Fiorenza Sarzanini sul Corriere nel dicembre scorso firma lo scoop e annuncia che sulla questione la procura di Perugia ha aperto un fascicolo.

Martini viene sentito sul punto e dice chiaro e tondo di aver saputo della cosa da alcuni deputati. Non ricorda chi gli avesse anticipato la cosa perché era un capanello di persone. Indica però Marco Milanese, l'ex assistente di Giulio Tremonti, tra i presenti.
Ma qual è la «botta» annunciata? Libero ha approfondito la vicenda, ascoltando numerose fonti che confermano, tutte, lo stesso racconto meritevole di approfondimento. L'intercettazioni per tre mesi rimane come "sospesa".

I magistrati sembrano non darci particolarmente rilievo. Pensiamo soltanto che il procuratore capo Giovanni Ferrara la trasmetterà al collega Giacomo Fumu di Perugia tre mesi dopo, ovvero tra fine ottobre e inizio novembre. Chi tiene il radar ad alzo zero è invece Capaldo. Già dall'inchiesta Fastweb aveva ricevuto segnalazioni di colleghi, ufficiali, avvocati sulla progressiva propalazione di veleni diffusi negli ambienti giudiziari per screditarlo.

Nulla di personale e rilevante sul procuratore aggiunto, certo. Voci su un procedimento che coinvolgeva il figlio, chiacchiere nel ventilatore, avvisaglie che subiscono una rapida accelerata subito dopo l'arresto e soprattutto la confessione di Iannilli incassata da Capaldo. E saranno proprio quei verbali a portare all'arresto di Cola. La sera del primo ottobre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza si presentano direttamente a piazzale Clodio al piano nobile della procura.

È venerdì, gli uffici sono semi deserti. Ma la Finanza mostra fretta. Ogni ora è preziosa se si decide, come accade e testimonia il frontespizio dell'informativa, di investire della vicenda direttamente il procuratore capo Giovanni Ferrara. Ferrara è lì ad aspettare. Il drappello di ufficiali consegna questa annotazione di polizia giudiziaria, "circa fatti a conoscenza di questo Reparto". Il documento è di sei pagine riguarda notizie di possibili tangenti riguardanti Enav e Selex, la società amministrata dalla Grossi, moglie di Guarguaglini. Chi riceverà questa annotazione condurrà l'inchiesta di Finmeccanica?

Ferrara non manda l'annotazione a Capaldo che indaga da tempo. No, gira sempre il 1 ottobre, il documento a Paolo Ielo e al procuratore aggiunto Alberto Caperna. Tra il gruppo di Caperna e quello di Capaldo si apre un contenzioso, un serrato confronto dialettico per usare un eufemismo, sulla titolarità dell'indagine Finmeccanica. Era nel fascicolo di Capaldo, come costola dell'inchiesta Mokbel, potrebbe migrare. In mezzo gli ufficiali della Finanza che cercano di salvaguardare ruolo e prerogative. Ci sono riusciti?

IL GICO E L'INFORMATIVA
L'informativa passa sotto la lente di ingrandimento. È stata vergata dalla prima sezione del Gico della Guardia di Finanza di Roma, i finanzieri esperti di criminalità organizzata. E - si legge - è frutto di «autonoma attività informativa condotta da questo nucleo» e non, come fatto circolare inizialmente, «da una denuncia anonima su irregolarità fiscali», come scriverà poi la Sarzanini. In apparenza quindi il documento che crea scompiglio in Procura non nasce da una fonte confidenziale delle Fiamme Gialle ma da attività di indagine preventiva.

Andiamo avanti. Se si confronta quanto contenuto nel documento con quanto emerso e agli atti dell'inchiesta sia di Capaldo e Sabelli sia di pubblici ministeri titolari di altri procedimenti, come il sostituto procuratore Emanuele di Salvo si scopre agevolmente che nel documento non ci sono clamorosi fatti nuovi: assomiglia più a un mosaico di notizie già oggetto di indagine. Sia ben chiaro: non è detto che la Finanza abbia volontariamente inteso provocare una battaglia tra toghe o cercato di sfilare il fascicolo su Finmeccanica.

Di certo le Fiamme Gialle ritenevano il contenuto di una potenzialità dirompente. Tale, almeno, per consegnarlo direttamente nelle mani del procuratore capo. Quasi mai, infatti, un'informativa assunta di iniziativa viene consegnata al numero uno della procura. A meno che non contenga notizia eclatanti per i soggetti coinvolti.

È più possibile immaginare un altro scenario. Ovvero che esistano uno, due o più "suggeritori" che abbiano convinto il Gico della Finanza, in buona fede, di aver per le mani notizie scottanti. È un'ipotesi, niente di più, ma che trova una prima sorprendente conferma da quanto alcune fonti interpellate da Libero clamorosamente indicano. E cioè che il fascicolo riguardante questa annotazione contenga dei documenti interessanti per ricostruirne la genesi. A iniziare da una bozza, un appunto anonimo con correzioni vergate a penna che potrebbero fornire un incisivo spunto calligrafico sui possibili suggeritori.

I DUBBI SUI NOMI
Sull'identità dei suggeritori iniziano a circolare nomi da lasciare di sale. Chi li indica non sono gli avvocati degli imputati, qualche chiacchierone ma chi lavora nei tribunali o, ancora, proprio nella polizia giudiziaria che segue le pieghe delle inchieste e ne conosce le dinamiche. Ce n'è abbastanza perché la procura di Perugia rianimi il fascicolo nato un anno fa sull'intercettazione della "botta" e scavi su chi forse ha cercato di indirizzare l'inchiesta su uno dei cuori pulsanti del nostro paese.

È una necessità che deriva anche da altre considerazioni. Proprio in queste settimane, infatti, la procura di Roma è oggetto della corsa al "dopo Ferrara" a chi prenderà il posto dell'attuale procuratore che la prossima primavera lascerà l'incarico. Una situazione transitoria che potrebbe favorire - dalle prime avvisaglie che si registrano - il peggior clima con una lotta interna e tra gruppi avversi di magistrati a colpi di accuse, insinuazioni, dossier.

Bisogna anche capire se si tratta di un fatto isolato. Non è una coincidenza infatti che proprio questa informativa costituisca già oggi un sospetto precedente di altre forse "suggerite" dalle stesse persone e ancor più recenti. È infatti chiaro che l'inchiesta su Finmeccanica mostra profili troppo appetibili per chi cerca di dare un indirizzo politico alle indagini dei giudici.

 

MARINA GROSSI E PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI LORENZO COLAGuardia di Finanza CAPALDOGIOVANNI FERRARA Paolo IeloGuarguaglini e Lorenzo Borgogni

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