NUCLEARE DE’ NOANTRI – L’ITALIA HA 90 BOMBE ATOMICHE, NASCOSTE NELLE BASI MILITARI DI GHEDI ED AVIANO. NESSUN’ALTRO PAESE NATO NE HA COSI’ TANTE – MA LE POSSONO USARE SOLO I GENERALI AMERICANI. IL SEGRETO PEGGIO CUSTODITO RIVELATO IN UN LIBRO 

 

Alberto Negri per www.notizie.tiscali.it

 

bombe nucleari

Il dottor Stranamore abita anche qui, in Italia. L’Italia è il Paese della Nato con più ordigni nucleari americani in Europa anche se non li gestisce direttamente: oltre 70, di cui 20 nella base di Ghedi e 50 ad Aviano. Tra le testate ci sono anche bombe termonucleari della potenza di 50 chilotoni la cui presenza costituisce in caso di conflitto nucleare il motivo di un ipotetico attacco preventivo. Così afferma “La minaccia nucleare” libro di Jack Caravelli e Jordan Foresi- ed. Nutrimenti, presentato in Senato alla sala Nassiriya alla presenza di Foresi ma non di Caravelli analista della Cia per 30 anni, consigliere di Clinton e poi direttore dei programmi per la riduzione degli arsenali nucleari.

 

UN ARGOMENTO TABÙ

aviano

Le atomiche degli Usa in Italia, come le basi o le facilities delle forze armate americane, sono quasi sempre per i politici italiani un argomento tabù: non se ne parla mai perché il gradimento di Washington a un leader o a un partito resta un aspetto fondamentale. L’ombra di Sigonella, con lo scontro nel 1985 tra Craxi e gli Stati Uniti di Reagan sulla la sorte dei sequestratori della nave Achille Lauro, permane come una sorta di monito: prima o poi i conti con Washington si pagano.

 

VIETATO DISTURBARE IL MANOVRATORE DELLA NATO

aerei Usa in decollo da aviano

Nessuno, se non tra le frange meno ortodosse degli schieramenti, vuole disturbare il manovratore della Nato, (cui per altro Donald Trump vorrebbe che gli europei contribuissero di più). Anche quando il manovratore non fa esattamente i nostri interessi: lo ha detto anche l'ex capo di stato maggiore Vincenzo Camporini quando Francia, Usa e Gran Bretagna decisero nel 2011 di bombardare la Libia Gheddafi: "Se non avessimo concesso le basi italiane per i loro aerei le operazioni di bombardamento sarebbero state più lunghe  e difficoltose". Quindi, è il ragionamento del generale, opporsi era tecnicamente possibile, invece ci siamo anche accodati ai raid con una decisione presa essenzialmente dall'ex capo di stato Giorgio Napolitano.

 

MENO MALE CHE C'È IL PAPA

bomba nucleare

Meno male che c'è il Papa che con una certa frequenza tocca questi argomenti, tanto per ricordare ai nostri politici in che mondo vivono, tra le tensioni atomiche Corea del Nord- Usa e quell’accordo sul nucleare con Teheran del 2015 che Trump mette periodicamente sulla lista dei trattati internazionali da cancellare. Non è un caso che il Nobel per la pace 2017 sia stato assegnato alla Ngo Ican che ha come missione abolire le armi nucleari.

 

Se c'è una data epocale certa nella storia recente dell'umanità è stato il 6 agosto 1945 quando il bombardiere Enola Gay sganciò su Hiroshima la bomba all’uranio Litte Boy. Tre giorni dopo sarebbe sta colpita Nagasaki. Duecentomila le vittime civili e altre migliaia sarebbero poi morte per le radiazioni.

 

POSSIEDONO L'ATOMICA ANCHE ALTRI STATI

la bomba Little boy sganciata daa Enola Gay

Ma a che cosa serve oggi l’atomica? E’ il salvacondotto dei regimi. Non farsi attaccare e avere una potente leva di ricatto nei confronti delle altre potenze nucleari e regionali: questo è il senso della bomba nucleare. Per questo il dottor Stranamore è sempre di moda.

 

I Paesi oggi teoricamente “inattaccabili”, oltre a quelli del club nucleare ufficiale, sono Pakistan, India e Israele, che non hanno mai firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, tutti collocati su linee di faglia geopolitiche esplosive e dove si susseguono da decenni guerre infinite. Il caso del Pakistan, in perenne conflitto con l’India per il Kashmir, sta diventando sempre più complicato per le frizioni che lo oppongono agli Usa sulla questione del sostegno di Islamabad alle reti islamiste in Afghanistan e la presenza economica e finanziaria cinese nei grandi progetti di sviluppo sulla Via della Seta in collaborazione con i pakistani.

 

PIANI ATOMICI NORDCOREANI INCROCIANO QUELLI PAKISTANI

enola gay

Sia pure indirettamente, i piani atomici nordcoreani incrociano quelli pakistani attraverso l’espansione della Cina nel subcontinente indiano. Il libro di Caravelli-Foresi ci fornisce un prezioso sguardo da dentro. Nel 1993 la tanto decantata Benazir Bhutto, uccisa per altro da martire, visitò Pyongyang e si portò a casa un dischetto con i piani per assemblare un missile No Dong a lunga gittata, con tecnologia russa, da puntare contro gli indiani.

 

Non è un caso che abbiano cercato di procurarsi il nucleare anche gli iraniani, vista la costante ostilità Usa, israeliana e araba, oltre che la vicinanza con la Turchia, membro della Nato - che ospita i missili e l’aviazione degli americani a Incirlik - e il confine con il Pakistan. “Se avessimo avuto l’atomica, l’avremmo usata contro Saddam Hussein che attaccando l’Iran nel 1980 ha fatto in quella guerra un milione di morti” disse una volta il ministro iraniano degli Esteri Javad Zarif. Aggiungiamo che oggi nessuno stato del Medio Oriente ha eserciti così numerosi e motivati da potere sacrificare sul fronte mezzo milione di soldati e di “martiri”: l’atomica in un certo senso è ritenuta una necessità.

 

enola gay

PURE I SAUDITI VOGLIONO L’ATOMICA

Gli ayatollah iraniani sono stati abbastanza abili da contrattare con le superpotenze la rinuncia a un’atomica “virtuale” e non fare la fine di Saddam Hussein, sbalzato dal potere nel 2003 anche se non aveva armi di distruzione di massa. Evento che non è passato inosservato in Corea del Nord. Ma pure i sauditi vogliono l’atomica, in funzione anti-iraniana.

 

E in attesa di realizzarla, per mettersi alla testa del mondo musulmano sunnita, comprano miliardi di dollari di armi dagli americani. Sotto questo profilo risalta ancora di più il negoziato voluto da Obama con Teheran che ha portato all’accordo del 2015: ha frenato temporaneamente una proliferazione nucleare nel Golfo che è già in atto da tempo.

 

La posta in gioco per gli iraniani con l’accordo del luglio 2015 era l’allentamento delle sanzioni e qualche momentanea garanzia che Washington avrebbe rinunciato a un cambio di regime a Teheran. È quello che in sostanza chiede anche la dittatura nordcoreana: sopravvivere con l’aiuto della Cina e qualche spiraglio di commercio internazionale. Non è un caso che in cambio della partecipazione alle Olimpiadi della neve, Seul abbia riaperto la linea rossa con Kim Jong: mossa indispensabile per far tornare operativa, prima o poi, la zona economica speciale di Keasong.

libro la minaccia nucleare

 

IL REGIME DI PYONGYANG NON È COSÌ FOLLE

Quello che gli Stati Uniti finora non hanno mai voluto garantire è la continuità della dinastia nordcoreana al potere da 60 anni: per Washington, ma anche per Seul, l’obiettivo di medio-lungo termine è la riunificazione della penisola coreana. Un traguardo che la Cina non ha nessuna intenzione di agevolare perché significa avere le truppe americane in casa, cosa che del resto avverrebbe anche in caso di guerra.

 

Pechino non vuole né una Corea del Nord “normale” né un conflitto con gli Usa: questo è il nodo della questione con Pechino. In poche parole Pechino punta a rendere militarmente neutrale sia la Corea del Nord che quella del Sud per potere poi decidere la transizione del regime di Pyongyang e l’eventuale riunificazione della penisola che non vede per niente di buon occhio. Il motto degli imperi è sempre “divide et impera”.

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