NUNZIARELLA LA BARISTA - "QUANTO PERBENISMO SULLE URLA, A CASA MIA PARLO COME MI PARE" - MA LA DE GIROLAMO NON SPIEGA A QUALE TITOLO DAVA ORDINI AI DIRIGENTI DELLA ASL

1. DE GIROLAMO, LA ASL E LE URLA PER IL BAR: ERO A CASA MIA, PARLO COME MI PARE
Fabrizio Roncone per il "Corriere della Sera"

Il ministro Nunzia De Girolamo, per un po', prova a fare finta di niente. E sparisce.
Tiene il telefonino spento. Una prima gentile segretaria dice che comunque l'avvertirà subito, certo, per il Corriere questo e altro. Una seconda gentilissima segretaria giura di aver intanto girato il problema all'ufficio stampa.

L'ufficio stampa spedisce però una e-mail che sembra uscita dalle cronache di Narnia (Walt Disney): «Agroalimentare, De Girolamo: export registra numeri record». Alle due del pomeriggio è il ministro in persona che va su Twitter e scrive: «Giornata parlamentare dedicata alla Terra dei fuochi. Salviamo la Campania!».

Davvero non ci sarebbe altro di cui parlare? No, perché c'è una storia assai spiacevole che, da giorni, insegue «nostra regina del Sannio» (cit. Dagospia). La storia è questa: un dirigente sanitario della Asl di Benevento, Felice Pisapia, registra di nascosto alcune riunioni private avvenute in casa del papà della De Girolamo nell'estate del 2012, quando lei non era ancora ministro ma solo una deputata del Pdl molto potente nei territori dove un tempo Clemente Mastella teneva di stanza il meglio delle sue truppe mastellate.

Pisapia viene poi indagato per truffe varie, i nastri delle registrazioni vengono consegnati ai magistrati, un'informativa della Guardia di finanza ne elimina parzialmente il riserbo, le chiacchiere finiscono sulle pagine del Fatto . Sospetti, dubbi, dosi di inquietudine.
Colpisce, in particolare, la registrazione della riunione avvenuta alle 19.15 del 30 luglio (presenti, oltre a Pisapia e ad altri due manager della sanità, la De Girolamo e due suoi stretti collaboratori: Giacomo Papa, attuale vicecapo di gabinetto al ministero dell'Agricoltura, e Luigi Barone, il direttore del portale web).

Nunzia De Girolamo, a un certo punto, parlando del bar interno all'ospedale Fatebenefratelli di Benevento, urla: «Facciamogli capire che un minimo di comando ce l'abbiamo! Mandagli i controlli... e vaffanculo!». È in discussione la sorte, e il passaggio di licenza, del bar che, per molti anni, è stato gestito da una Srl composta dalla famiglia Liguori: il capostipite Mario e i figli Franco e Maurizio; Franco Liguori è il marito della zia di Nunzia De Girolamo. Seguono intricati problemi di natura amministrativa-burocratica.

I contenuti di altre intercettazioni riguardano invece l'ubicazione di un ufficio territoriale dell'Asl, un bando per il 118, il caso di un controllo in un negozio di latticini (Luigi Barone, quello che ora al ministero gestisce internet: «È l'amico di Nunzia e mio amico... è un bravo ragazzo, insomma!»).

Parlavano così, a casa De Girolamo. Dicevano cose così. Con questi toni.
Forse sarebbe opportuno che il ministro spiegasse meglio.
Forse le segretarie sono in imbarazzo («Mhmm... Certo che l'abbiamo avvertita... sì sì, il Corriere la sta cercando...»).
Forse - e siamo arrivati alle sei del pomeriggio - è solo colpa di una bambina che piange, perché ha la febbre alta.
«È mia figlia, povera piccola... È lei il mio unico, vero pensiero» (Gea, un anno e mezzo, avuta con il deputato del Pd Francesco Boccia).

Ministro, non crede sia opportuno spiegare cosa...
«Quello che dovevo dire, l'ho detto. Punto e basta!».

Punto e basta? Parlavate come un «comitato d'affari»...
«Macché! Quegli stralci di intercettazione ambientale abusiva non sono contestualizzati, non si colgono le sfumature, i colori... emergono sono le negatività».

Lei fornisce la netta sensazione di dare ordini, di parlare come qualcuno che comanda sui dirigenti della Asl.
«Senta: la vicenda su cui in molti si sono gettati come avvoltoi è nelle mani della magistratura e io, le ricordo, non sono indagata!».

Ripeto: lei fornisce la netta sensazione di dare ordini...
«Ma a chi? Su cosa? Non faccio mai riferimento a promozioni, non chiedo di avvantaggiare... affronto, piuttosto, le questioni del territorio: medici che rivendicano, ospedali chiusi...».

Poi però perde la pazienza per il bar interno al Fatebenefratelli gestito da suoi parenti.
«Vabbé... ho usato parole non esattamente consoni a una signora di classe? E che ci posso fare? Quanto perbenismo... Stavo a casa mia, potrò parlare come mi pare a casa mia, sì o no?».

È intervenuta anche su un sequestro di mozzarelle.
«Uhhhhh! Allora non ci capiamo? Non è possibile restringere cinque ore di conversazione a poche battute».

Per quelle poche battute, dice Clemente Mastella, lui sarebbe già stato indagato...
«No, guardi: non posso entrare in polemica con Mastella. Sarebbe squalificante per me e anche per lei, che sta qui ad intervistarmi».
(Ha sempre questa sua aria spavalda e simpatica, spregiudicata e determinata: l'unica, tra le donne del cerchio magico di Palazzo Grazioli, a seguire Alfano nell'avventura di Nuovo centrodestra ).

2. BENEVENTO E GLI APPALTI DELL'ASL - I GRILLINI CONTRO LA DE GIROLAMO
Conchita Sannino per ‘La Repubblica'

Parlavano tanto, Sua Sanità di Benevento, alias il (futuro) ministro Nunzia De Girolamo, e il suo cerchio magico. La gara d'appalto del 118, la stessa che lieviterà da 9 a 12 milioni nonostante la Asl di Benevento abbia anche acquistato le ambulanze per ridurre la spesa del servizio. Le consulenze sul territorio. I nomi di chi resta e chi deve andare. Persino le prestazioni e le strategie degli ospedali affrontati dall'attuale direttore generale dell'Asl, Michele Rossi, a casa dell'allora parlamentare berlusconiana.

È il 2012. Loro discutono di servizi e di affidamenti, di scelte della Asl e di lamentele «del territorio», mentre il rivale Felice Pisapia, l'ex direttore amministrativo della Asl che non vuole saperne di essere cacciato via da «Nunzia», interloquisce sereno e li intercetta tutti, abusivamente. Grazie a un cellulare sprovvisto di scheda. E ora quel caso beneventano che deflagra, rivelato da Repubblica il 18 dicembre, diventa un macigno politico - non giudiziario: va ribadito che la De Girolamo non è indagata - che pesa sul futuro dell'ex avvocatessa arrivata, dal Sannio, fino al cuore di Palazzo Chigi.

È la voce dell'attuale ministro, infatti, quella che in una delle intercettazioni depositate da Pisapia in Procura, dice, riferendosi alla vicenda di un bar da dare in gestione a uno zio e strappare al rivale: «Sono degli stronzi. Facciamogli capire che un minimo di comando ce l'abbiamo (...) Mandagli i controlli e vaffanculo».

Mentre lo stesso gip di Benevento Flavio Cusani, emettendo misure cautelari a carico di Pisapia e di imprenditori, non manca di rilevare «un ristretto direttorio politico- partitico costituito al di là di ogni norma di legge» che si riunisce «in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale, con modalità a dir poco deprimenti e indecorose, di ogni aspetto della gestione della Asl, trasferimenti, nomine di dirigenti e primari, gare di appalto, allocazioni sul territorio di sedi Asl».

Così sulle implicazioni dell'inchiesta picchia il Movimento 5 Stelle, dopo che il capogruppo di Sel aveva già chiesto al premier Letta di ritirarle le deleghe. «Un sistema inquietante ha come protagonista il ministro dell'Agricoltura», la De Girolamo «venga subito alla Camera a riferire sulle intercettazioni », chiede il gruppo del M5S a Montecitorio. Che aggiunge: «Leggendo le parole dell'allora deputata Pdl si apre uno squarcio inquietante sul sistema della Sanità campana. Per questo vogliamo sapere dalla sua compagna di partito Beatrice Lorenzin quanto la corruzione influisca sui debiti delle regioni implicate nei piani di rientro».

Alla richiesta dei portavoce 5 Stelle, però, risponde picche di lì a poco la conferenza dei capigruppo di Montecitorio: su proposta del ministro Dario Franceschini, poi accolta, viene stabilito che ci sarà sul tema «una risposta ad un atto di sindacato ispettivo». Chissà se servirà a sciogliere i dubbi, proprio mentre quel materiale che fa tremare gli eccellenti, tra Benevento e Roma, potrebbe presto diventare completamente "accessibile" dopo l'udienza al Tribunale del Riesame di Benevento. Poche, troppo poche, rileva difatti la difesa del manager inquisito Pisapia, sono le registrazioni del ministro trasmesse al Gip: appena sedici su quattrocento pagine di trascrizione, è il dato analizzato dall'avvocato Vincenzo Regardi. E non è escluso che sia questo uno degli argomenti del duello che andrà in scena martedì prossimo, il 14, al Riesame.

Appuntamento decisivo: perché l'avvocato Vincenzo Regardi potrebbe decidere di depositare tutto il resto del cospicuo materiale di voci, intrecci e "liberi dialoghi" intercettato. Il caso monta al punto che anche il prudentissimo governatore berlusconiano, Stefano Caldoro, un tempo vicino alla De Girolamo, invia i suoi ispettori nella Asl beneventana.

 

 

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