mario draghi alessandro rivera enrico giovannini roberto garofoli matteo salvini silvio berlusconi giorgia meloni

DAGOREPORT! - OGGI INIZIA UNA SETTIMANA DECISIVA PER MARIO DRAGHI: RESTARE ALLA GUIDA DEL GOVERNO O DIMETTERSI - L’EX GOVERNATORE DELLA BCE SI È ROTTO I COGLIONI DELLO STATO DELL’ARTE: OGNI GIORNO C'E' UN ROSPO DA INGOIARE - DALLE MATTANE NEL CENTRODESTRA ALLE INEFFICIENZE DEL SOTTOSEGRETARIO GAROFOLI, DAL FLOP DEI TRE MINISTRI TECNICI (COLAO, CINGOLANI, GIOVANNINI) FINO AL NAUFRAGIO DEI MONTE DEI PASCHI DI SIENA (CON IL DG DEL MEF, ALESSANDRO RIVERA, INFINOCCHIATO DA ORCEL)

mario draghi al senato

DAGOREPORT

Oggi inizia una settimana decisiva per Mario Draghi: restare alla guida del governo o dimettersi. L’ex governatore della Bce si è rotto i coglioni dello stato dell’arte. Ogni minuto, un casotto. Ogni giorno, una sceneggiata. Ogni settimana, un rospo da ingoiare. A partire dal centrodestra: non sta né in cielo né in terra che tre partiti completamente diversi, di cui due al governo e l’altro all’opposizione, chiedano di andare tutti insieme, come tre porcellini, a battere cassa a Palazzo Chigi. Coerenza e dea ragione impongono che Draghi riceva da parte Fratelli d’Italia, che è serenamente all'opposizione.

salvini meloni e berlusconi in conferenza stampa

 

Ma l’ira di Mariopio divampa quando è costretto, per il clima di rissa continua all’interno dell’esecutivo, a non rispettare gli impegni. Ogni anno i governi dell'Eurozona devono spedire a Bruxelles la loro bozza di manovra per l'esame della Commissione europea. Devono farlo entro il 15 ottobre. Alla faccia di un premier celebrato per la sua capacità e autorevolezza (“Whatever it takes”), anche quest’anno l’Italia si è fatta riconoscere e l’ha squadernato a babbo morto.

 

angela merkel mario draghi. 5

Una volta che mette piede a Bruxelles, colui che dovrebbe prendere il bastone di comando dell’Unione Europea lasciato da Angela Merkel è costretto a subire sarcasmi e critiche e insofferenze dell’establishment: ‘’Caro Mario, come mai hai in maggioranza un partito come la Lega che vota a favore del muro anti-migranti proposto dai sovranisti polacchi?’’.

manfred weber

 

Aggiungere la demenza senile di Berlusconi che al presidente del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, ha avuto la faccia tosta di raccomandargli Salvini e Meloni: “Garantisco io!”. E Weber gli ha riso in faccia: “Garantisci chi? Quelli che stanno con Vox e Marine Le Pen e votano per il muro anti-migranti dei polacchi?”

 

licia ronzulli

Altra emicrania per il premier arriva da ciò che è rimasto di Forza Italia, ormai spaccata come una mela: la corrente draghiana Brunetta-Carfagna-Gelmini contro la corrente sovranista-salviniana Ronzulli-Tajani-Mulè. Lo stesso Gianni Letta non sopporta più i soprusi telefonici della zarina di Berlusconi, Licia Ronzulli. E buona parte del partito non segue più l’arzillo vecchietto di Arcore.

GELMINI CARFAGNA BRUNETTA

 

Lo stato lacero-confuso dell’esecutivo tocca il suo apice all’interno della Lega dove tutti vogliono un chiarimento politico:  siamo un partito di lotta o di governo? I legaioli di vecchio conio hanno recapitato il pizzino: "Caro Salvini, non puoi sparare in alto e poi andare da Draghi che ti molla l’ossicino: non sei più credibile. Anche su Quota 100 l’elettorato della Lega ti segue più". E il “Tossico del Papeete” trema all’idea di un congresso anticipato entro la fine dell’anno: sa che rischia di finire in minoranza e di perdere la leadership.

 

roberto garofoli foto di bacco (1)

Ma la volontà di Draghi di mandare tutti all’inferno viene montata anche dal suo staff, a partire dal sottosegretario Roberto Garofoli che gestisce il piano PNRR, su cui Mariopio ha messo la sua faccia in sede europea. Una gestione che sta accusando preoccupanti inefficienze e ritardi per cui il premier sta scaldando il suo consigliere giuridico Marco D’Alberti, considerato “fratello minore” di Sabino Cassese, che potrebbe presto prendere la poltrona di Garofoli.

 

marco d'alberti

Al solo pensiero di aver caldeggiato la nomina dei tre ministri tecnici (Colao, Cingolani, Giovannini), Draghi sbatte il cranio sulla scrivania. Oggi o domani sarà convocato a Palazzo Chigi il ministro Enrico Giovannini, alla testa di un dicastero nevralgico per il PNRR, il ministero delle Infrastrutture. Il ciarliero ministro continua a rilasciare interviste sui massimi sistemi ma non è stato ancora insediato il comitato speciale del Consiglio dei lavori pubblici (29 membri), indispensabile per l'approvazione dei progetti connessi al PNRR (oltre alla mancata individuazione di un amministratore delegato per Anas).

 

Il mancato raggiungimento degli obiettivi del piano concordato con l'Ue, comporta la mancata erogazione delle prossime rate, dopo i primi 25 miliardi corrisposti all'Italia come anticipo. A questo punto, Giovannini rischia di essere “commissariato” da qualche uomo di Draghi.

 

ENRICO GIOVANNINI

L’ultimo rospo che ha mandato fuori di testa Mariopio si chiama Monte dei Paschi di Siena. Il responsabile del naufragio della trattativa con Unicredit si chiama Alessandro Rivera. Il premier accusa il direttore generale del Mef, che si è fatto affiancare da ben due advisor (Bank of America), di essersi fatto infinocchiare da Andrea Orcel, un banchiere abilissimo che convinse all’epoca Mps ad acquisire a peso d’oro Antoveneta, da cui iniziò il declino della banca di Siena.

 

ALESSANDRO RIVERA

E l’Italia è obbligata dall’Antitrust europeo a uscire da Mps entro l’anno. Chi non vuole uscire, malgrado le pressanti richieste del Mef, è l’amministratore delegato del Monte dei Paschi, Guido Bastianini, nominato nel 2020 in quota 5Stelle, contrario alla svendita a Unicredit e sostenitore di una “banca di stato”. Draghi è rimasto senza parole quando ha letto la gioia di Enrico Letta, neo eletto a Siena: “Il Tesoro ha fatto bene, Unicredit voleva una svendita”.

Ormai basta spostare una sedia a Palazzo Chigi che sbuca fuori un guaio, una figuraccia, un rospone da ingoiare. E Draghi, come dicono a Parigi, si è davvero rotto i cojoni.

Andrea OrcelROBERTO cingolanimario draghi vittorio colao GUIDO BASTIANINI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...