cofferati burlando paita renzi

COMPAGNA FANCAZZISTA – RAFFAELLA PAITA, CANDIDATA RENZIANA IN LIGURIA, HA VISTO IL LAVORO CON IL BINOCOLO – LAVORÒ UN GIORNO IN UNA MUNICIPALIZZATA DI SPEZIA POI FU NOMINATA ASSESSORE – IL GIORNO DELL’ALLUVIONE ERA IN CAMPAGNA ELETTORALE E ALLE PRIMARIE HA PRESO VOTI UN PO’ COSÌ

Mario Giordano per “Libero Quotidiano

 

RAFFAELLA PAITARAFFAELLA PAITA

«Io parlo di futuro», ha appena scritto su Twitter. E parlare di futuro, in effetti, le conviene perché parlare di passato per lei sarebbe un poco imbarazzante. Raffaella Paita detta Lella, infatti, ha un record davvero invidiabile fra i volti nuovi della politica: non ha mai lavorato neppure un giorno. Nemmeno per sbaglio. Nemmeno incidentalmente. Nel suo curriculum si presenta come giornalista pubblicista, ma non si riesce a trovare un articolo scritto da lei.

 

Risulta assunta (nel 2007) in una società municipale di La Spezia, la sua città, ma solo il giorno prima di essere nominata assessore del medesimo Comune (hai visto mai le coincidenze? Sarà mica per avere qualche migliaia di euro di contributi versati?). Dall’assessorato, poi, spicca il volo verso la Regione, dove si distingue per alcune imprese memorabili. La più importante delle quali è la seguente: il 9 ottobre 2014, impegnata a far comizi e propaganda per le primarie Pd, non s’accorge che Genova è sommersa dall’alluvione.

 

RAFFAELLA PAITARAFFAELLA PAITA

Non sarebbe un problema se non fosse che era assessore. E aveva la delega alla Protezione civile. Del resto che ci volete fare? Non avendo mai lavorato un giorno forse pensava che la delega alla Protezione civile fosse una targhetta sulla porta. O un santino da distribuire al comitato elettorale. Quella notte 2400 commercianti persero il negozio, 144 genovesi persero la casa, uno perse la vita. E molti liguri persero la speranza di avere un assessore capace di proteggerli. «Mettere Lella alla Protezione civile è un po’ come mettere Erode al reparto pediatria del Gaslini», mi ha confidato uno di loro. Non c’è di che sentirsi sicuri, insomma.

 

La magistratura ha aperto un’inchiesta: la Paita è indagata per concorso in disastro e omicidio colposo. Secondo la puntuale ricostruzione fatta da Antonio Rossitto su Panorama pare che, mentre il nubifragio sommergeva la città, lei stesse commentando garrula davanti alle telecamere: «Come diceva Eraclito, panta rei, tutto scorre». Una della battute più infelici della storia politica. Tutto scorre, in effetti. Come un fiume di fango. Da panta rei a Paita rei, o meglio Paita rea? Sarà l’inchiesta a stabilirlo.

 

La novità di giornata (eh sì, c’è una novità di giornata) è che non si tratta dell’unica inchiesta, non si tratta dell’unico imbarazzo giudiziario della candidata Pd alla Regione Liguria. Come svela ancora il segugio Rossitto, sul numero di Panorama in edicola da oggi, c’è anche l’inchiesta della magistratura ligure (Procura di Savona e Dia di Genova) sulle primarie del Pd, quelle che sancirono la spaccatura dei democratici e che si conclusero con la plateale accusa di brogli da parte di Cofferati.

Raffaella PaitaRaffaella Paita

 

E la novità è che, dalle carte di quell’inchiesta, saltano fuori alcune amicizie poco raccomandabili della sora Lella in versione trofie al pesto: in particolare uno dei suoi più accesi sostenitori, coordinatore di uno dei comitati elettorali, gran convogliatore di voti, è un imprenditore di Albenga, tal Paolo Cassani, considerato dai giudici un prestanome dei boss della ’ndrangheta. Su Panorama c’è pure la foto dei due insieme, in un tenero abbraccio elettoral-collettivo.

 

Si dimentica l’alluvione e frequenta il prestanome dei boss: niente male per un candidato del nuovo corso renziano… E dire che la Paita, nata a La Spezia, 40 anni compiuti a novembre, cominciò la sua attività politica con una denuncia per scarso impegno. Era il 1992, non aveva ancora 18 anni e i compagni della Sinistra giovanile la accusarono di battere la fiacca. Di essere una scansafatiche, insomma. Lei piccata, rassegnò le dimissioni, che per altro furono accettate al volo.

 

PAITAPAITA

Cinque anni dopo, però, senza aver mai fatto null’altro di abbastanza rilevante da essere annotato su un curriculum, viene eletta in Consiglio comunale. Qui ottiene, non si sa bene come, il tesserino da giornalista pubblicista. Una vera giornalista che non ha mai firmato nemmeno un articolo. Ma che importa? Quando c’è la determinazione c’è tutto: dal 2000 al 2007, infatti, Paita è capo gabinetto del sindaco di La Spezia, quindi diventa assessore, non prima di essersi fatta assumere, come abbiamo detto, dalla società comunale Sti che le ha versato 5.292 euro di contributi senza che lei abbia timbrato il cartellino un giorno. E guai a chi pensa male: lei si stava solo battendo, già allora, per il rinnovamento della politica.

 

È sempre per il rinnovamento della politica che si fa assegnare la delega alle municipalizzate di La Spezia. Qualcuno fa notare che la principale, la multiutility Acam, un carrozzone da far invidia ai mostri pubblici di Roma o Palermo, durante la sua amministrazione passa da un debito di 320 milioni a un debito di 430 milioni, nonostante l’aumento di tariffe e bollette.

PAITAPAITA

 

Come annota sempre il suo biografo ufficiale Rossitto, però, «la gestione di migliaia di dipendenti pubblici aiuta l’aspirante governatore nel suo exploit elettorale»: nel 2010, infatti, si candida alle regionali, prende 9mila voti, e diventa assessore alle infrastrutture, ruolo che fino al 2008 era stato ricoperto dal marito Luigi Merlo.

 

Le poltrone, evidentemente, a casa Paita si passano come il sale: durante la cena in famiglia. Del resto tutto l’amore fra i due è cresciuto all’ombra del Pd e degli incarichi pubblici. È nato quando erano compagni di stanza: lei capo di gabinetto del sindaco di La Spezia, e lui vicesindaco. E continua ora che lui è presidente dell’Autorità portuale e lei candidata alla Regione. Conflitto di interessi? Non se ne parla. Anche questo è il rinnovamento della politica.

 

PAITAPAITA

Così come deve far parte del rinnovamento della politica dimenticarsi della propria delega alla Protezione civile mentre Genova viene travolta dell’alluvione. O vincere le primarie più inquinate e impresentabili della storia posando in foto accanto ai prestanome dei boss. Renzi che ci tiene molto al volto nuovo e pulito della politica lo sa. E perciò sarà orgoglioso di questa candidata che non a caso, di tweet in tweet, vergognandosi del suo passato, continua a parlare insistentemente di futuro, sperando forse di averne uno. Non sia mai che, per disgrazia, le tocchi davvero lavorare.

 

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