giorgia meloni premierato

IL PARADOSSO DEL PREMIERATO DEI “PATRIOTI”: RENDERÀ GLI ITALIANI ALL’ESTERO DETERMINANTI – CON LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, OGNI EMIGRATO AVRÀ LO STESSO “PESO” DEI CITTADINI CHE RISIEDONO NELLA PENISOLA. RISULTATO? UN TESORETTO DA CINQUE MILIONI DI VOTI (IL 10% DEL TOTALE) CHE POTREBBE DA SOLO DECIDERE LE ELEZIONI. IN BARBA ALLA TRASPARENZA: ALL’ESTERO SI VOTA PER CORRISPONDENZA, E IN PASSATO CI SONO STATE DIVERSE INCHIESTE PER BROGLI…

Estratto dell’articolo di Emanuele Lauria per www.repubblica.it

 

giorgia meloni al convegno sul premierato 3

Il prossimo inquilino di Palazzo Chigi potrebbe essere deciso dalla comunità dei 27 mila italiani residenti in Ecuador o, chissà, dagli appena 1.539 connazionali che secondo l’ultimo e impolverato censimento hanno preso dimora in Nuova Zelanda.

 

Il governo patriottico di Giorgia Meloni potrebbe dare un premio imprevisto alle “colonie” di emigranti che per scelta o per necessità vivono all’estero: un popolo di connazionali fuori dai confini che rischia di diventare determinante nell’elezione del presidente del Consiglio.

 

DUCE DETTO DUCE - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

È una delle distorsioni della riforma del premierato in discussione in Senato […]. Gli italiani all’estero sono cinque milioni e oggi possono eleggere 12 parlamentari su 600. Hanno un “diritto di tribuna” limitato alla loro consistenza numerica. Ma il progetto di legge del premierato accresce in modo esponenziale il loro ruolo.

 

Perché trionfa il principio dell’uno vale uno: ogni italiano che abita in terra straniera vale uno che risiede entro le frontiere italiche. Insomma, c’è un tesoretto di cinque milioni di voti che potrà fare la differenza, se si considera che il numero totale degli aventi diritto, alle Politiche, è pari a cinquanta milioni.

 

FABIO PORTA

Si delinea un partito del dieci per cento di emigrati in oltre 200 Paesi, capaci di determinare da soli l’elezione di un premier, far pendere con forza la bilancia su un concorrente o su un altro. […]

 

In realtà, si porrebbe anche una questione di trasparenza del voto, visto che all’estero si vota per corrispondenza e si sono moltiplicate negli ultimi anni, le inchieste per brogli.

 

Nella scorsa legislatura un deputato del Pd, Fabio Porta, vinse un ricorso e subentrò in Parlamento a Salvatore Cario, italo-uruguaiano il cui nome venne scritto con la stessa identica calligrafia — e con la medesima mano, secondo i periti del tribunale di Roma — in 300 schede depositate nella sede del consolato di Buenos Aires.

 

ricardo merlo

E dopo le elezioni del 2022 circa 60 mila consensi della circoscrizione Sudamerica sono stati dichiarati nulli perché espressi su schede false: il cugino truffatore d’oltralpe aveva poca confidenza con l’Italia e aveva fatto stampare sulle schede la dicitura “Camera dei diputadi ”…

 

E sì che gli eletti all’estero hanno avuto un peso nella storia parlamentare, anche recente: basti pensare al Maie, che fece da stampella ai traballanti governi Conte ed espresse un sottosegretario, Ricardo Merlo, o alle ambizioni di Sergio De Gregorio, senatore e fondatore del movimento “Italiani nel mondo” che non in modo disinteressato fece cadere Prodi nel 2006, passando da Di Pietro a Berlusconi.

 

marcello pera

[…] nel percorso della legge del premierato, a detta anche di un costituzionalista eletto in FdI come Marcello Pera, bisogna trovare un modo per dare un riconoscimento giusto ma non eccessivo alla “lobby dei paisà”: «La revisione dell’elezione a suffragio universale e diretto — ha detto Pera nel corso di una seduta della commissione Affari costituzionali — attribuisce chiaramente un peso eccessivo al voto degli Italiani residenti all’estero, in quanto sproporzionato rispetto ai seggi loro spettanti».  […]

SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI resize giorgia meloni premieratoRICARDO MERLO 1GIUSEPPE CONTE RICARDO MERLO RICCARDO FRACCAROgiorgia meloni al convegno sul premierato 2

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