grillo beppe

LEADER UN PO’ STANCHINI – LA MOLLA CHE HA FATTO SCATTARE IL PASSO INDIETRO DI BEPPE GRILLO È STATA LA CONTESTAZIONE DI GIOVEDÌ NOTTE – UNA STANCHEZZA CHE PARTE DA LONTANO, ALMENO DALLA CONTESTAZIONE DI GENOVA SULL’ALLUVIONE

Tommaso Ciriaco e Annalisa Cuzzocrea per “la Repubblica

 

È stata la moglie Parvin, a insistere più di tutti: «Non puoi andare avanti così». Che fosse stanco, esausto, svuotato da questi ultimi due anni di piazze e giornalisti sotto casa, comizi ed espulsioni da decidere, Beppe Grillo lo aveva confessato a tutti quelli che gli sono più vicini. E lo aveva dimostrato nell’ultima campagna elettorale, quando il massimo che aveva voluto fare per la Calabria era stato un video poco riuscito. Mentre in Emilia si era deciso ad andare solo all’ultimo momento, ritrovandosi con 100 persone al circolo Mazzini di Bologna a dire ai suoi: «Dovete camminare con le vostre gambe».

 

Grillo come Forrest Gump Grillo come Forrest Gump

Anche per questo, a un direttorio di persone che possano prendere la guida dei gruppi parlamentari e fare da interfaccia nei territori, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio pensavano da tempo. Ed erano mesi che i cinque prescelti andavano periodicamente a Milano, suscitando l’invidia degli esclusi. Di chi si considerava più adatto al ruolo di referente interno vinto, invece, dal fedelissimo Roberto Fico, dal tessitore Luigi Di Maio, insieme ai falchi - spesso gaffeur - Carlo Sibilia e Alessandro Di Battista, e all’unica donna Carla Ruocco. I tempi decisi, però, erano altri. Si sarebbe dovuto procedere prima alle espulsioni di chi negli ultimi mesi ha messo in discussione la linea (in quella saletta di Bologna Grillo si era lasciato sfuggire la frase: «È il momento di fare pulizia»), e poi alla nomina dei cinque piccoli leader (che potrebbero essere seguiti da figure analoghe per il Senato).

 

Non arriva a sorpresa, quindi, il passo indietro. Ma c’è stato qualcosa che lo ha affrettato. L’assedio degli attivisti toscani alla villa di Marina di Bibbona è stato il punto di rottura. Ritrovarsi a chiamare la polizia non per paura di troppi taccuini e telecamere, ma dei suoi stessi militanti, delle loro proteste e delle loro domande, è stato il momento che ha portato Beppe Grillo a dire «basta». Era nella sua casa al mare a cercare tranquillità, l’altro ieri, e si è ritrovato 50 attivisti a protestare fuori dal cancello. I suoi attivisti. Quelli che nelle tappe toscane lo portavano a cena.

 

Beppe grillo a palermoBeppe grillo a palermo

Quelli che - dopo i comizi del mattatore che gridava, a Siena, contro lo scandalo Mps - al mattino passavano presto a pagargli l’albergo. Non aveva nessuna voglia di parlare, il capo, ma ha dovuto farlo. Prima con il deputato Samuele Segoni. Poi con Federica Daga, Silvia Benedetti, Massimo Artini. Non voleva, li ha fatti aspettare a lungo, sono stati al telefono 10 minuti: «È assurdo Beppe, siamo qui, aprici ». Lui è uscito, ha fatto varcare ai tre il cancello, ma li ha tenuti un’ora e mezzo lì fuori, al buio, ben lontani dalla porta di casa. E intanto, furibondo, pensava: «Basta».

 

«Ha fatto una parte indegna - racconta Artini - parlava dei clic sul sito, diceva che ci sono milioni di visualizzazioni e che i voti non contano. Poi mi ha detto di non preoccuparmi, che tanto rimango deputato. Allora gli ho detto vaffanculo, Beppe. Vai a cagare». Avevate un rapporto? «Sì, avevamo un rapporto, ma di questa giornata terribile quell’ora e mezza è stata la peggiore». È stato un vaffa, a far scattare la decisione. Il vaffa di un suo deputato, e le domande della giovane Silvia Benedetti che chiedeva: «Perché ora?». E che ha fatto in modo che all’attore consumato sfuggisse la verità: «Perché se avessimo aspettato l’assemblea non eravamo certi di poterli cacciare».

 

Beppe grillo a palermoBeppe grillo a palermo

Resta duro a ogni richiesta di ascolto, Grillo. «Non vi fidate più di me?», continuava a chiedere, incredulo. Poi, una volta andati via, chiama Gianroberto Casaleggio - che le cronache del quartier generale raccontano sempre più irritato - e insieme decidono che è il momento. Era stato Casaleggio a chiedere ai falchi in Parlamento di mandar via «le mele marce». Loro gli hanno detto che poteva non essere facile, e allora ogni regola è saltata: quella di far votare prima l’assemblea, e quella (prevista dal non-statuto, la Bibbia del Movimento) di non creare organismi direttivi. Così, con il post in cui Grillo si dice «stanchino come Forrest Gump», e scegliendo i nomi di coloro che dall’inizio sono stati i più coccolati dal blog, i due creano le condizioni per il plebiscito del 91,7 per cento arrivato poco dopo le sette di sera. «Da noi le prime, le seconde e le terze file si decidono in base ai like ottenuti su Facebook », diceva qualche tempo fa il deputato Tancredi Turco. In qualche modo, è stato profetico.

 

grillo a genova contestato dagli alluvionatigrillo a genova contestato dagli alluvionati

Chi racconta della crisi di Grillo, però, dice che in realtà è cominciata prima di quel brutto giovedì notte. Precisamente, il 14 ottobre scorso, quando - il giorno dopo la riuscita tre giorni del Circo Massimo - era andato a fare un giro nella sua Genova ferita dall’alluvione per sentirsi gridare da un angelo del fango: «Vieni qui, ti sporchi un po’, ti fai fare le foto. Vai via!». Si era infuriato, Grillo. Era fuggito in motorino sulla collina di Sant’Ilario. Dov’è tornato ieri mattina, dopo l’assedio di Bibbona. Tocca ai «ragazzi», come li chiama lui, vedersela con le altre espulsioni. Tocca a loro, ascoltare proteste e lamentele. Il capo è stanco, e - per ora - resta a guardare.

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”