1- IL PD TEME SCHIZZI DI FANGO DAL CASO ENAV-FINMECCANICA. AL PUNTO CHE LUNEDÌ, RIUNENDO LA COMMISSIONE DI GARANZIA DEL PARTITO, IL PRESIDENTE LUIGI BERLINGUER SBOTTA: "TIRA UN'ARIA DA CAMPAGNA ELETTORALE. STIAMO ATTENTI A QUEL CHE SUCCEDERA' A BREVE ED EVITIAMO DI FARCI SCAVALCARE DAGLI EVENTI COM'È STATO COL CASO PENATI" 2- A CHI SI RIFERISCE L'EX MEMBRO DEL CSM? BERSANI INTANTO CHIEDE UNA MORATORIA AI SINISTRATI: "PER UN MESE FARE PARLARE SOLO ME". I SUOI, INVECE, PUNTANO AL CONGRESSO 3- BORGOGNI: “PER ASSICURARSI BUONI RAPPORTI CON IL PD, IL FIGLIO DI LATORRE (PD) FU PRIMA ASSUNTO NELLA SEDE STATUNITENSE DELL'AGUSTA E POI TRASFERITO IN QUELLA ITALIANA”

1- IL PD TEME SCHIZZI DI FANGO DAL CASO ENAV-FINMECCANICA
Tommaso Labate per il Riformista

Difficile dire se si tratta semplicemente di eccesso di zelo. Oppure se, al contrario, «quelle strane voci», come le chiamano alcuni dirigenti del partito, hanno un qualche fondamento. Sta di fatto che da qualche giorno, dentro il perimetro del Pd, più d'uno ha iniziato a temere «possibili schizzi di fango» dal caso Enav-Finmeccanica.

Voci incontrollate? Ricostruzioni campate in aria? Tutt'altro. Infatti, la discussione sull'eventualità che qualche dirigente del Pd sia chiamato (a ragione o a torto) in causa sul dossier è stata oggetto di una riunione ufficiale della commissione nazionale di garanzia del partito.

È successo lunedì pomeriggio, due giorni fa. Quando, nel bel mezzo di un incontro apparentemente di routine, il presidente dell'organismo Luigi Berlinguer ha gelato i presenti col ragionamento che segue: «Visto che tira un'aria da campagna elettorale, stiamo attenti a quello che potrebbe succedere da qui a breve. E soprattutto, evitiamo di farci scavalcare dagli eventi com'è capitato mesi fa con il caso Penati».

Di fronte allo stupore degli altri membri della commissione, l'ex ministro della Pubblica istruzione ha chiarito di riferirsi all'inchiesta che riguarda Enav e Finmeccanica. Quella condotta dalla procura di Roma, i cui verbali hanno riempito nelle ultime settimane le pagine dei quotidiani, arrivando a colpire (mediaticamente, per adesso) soprattutto Pdl e Udc.

Difficile fare congetture sull'uscita di Berlinguer, che nella sua carriera è stato anche componente laico del Consiglio superiore della magistratura. Ma due altre stranezze, sulla riunione della commissione di garanzia che ha avuto luogo al Pd quarantott'ore fa, vanno registrate.

La prima è tutta nella confidenza che fa al Riformista uno dei componenti del gruppo: «A differenza di quanto accade prima delle nostre riunioni, a quella di lunedì ci avevano pregato di venire tutti. Un po' strano, soprattutto se si pensa che all'ordine del giorno c'erano il Pd di Tivoli e i mal di pancia contro Debora Serracchiani in Friuli». La seconda è che, effettivamente, alla riunione presieduta da Berlinguer si presentano tutti. «Anche chi», aggiunge la fonte, «di solito marca visita».

Pensava alle «strane voci» sul caso Enav-Finmeccanica chi, dentro il partito, si è premurato di avere la commissione di garanzia riunita al gran completo? E soprattutto, si domanda un alto dirigente del Pd, «davvero rischiamo che la macchina del fango abbia gli strumenti per chiamare in causa qualcuno di noi sull'inchiesta di Roma?». Domande che, per adesso, non hanno alcuna risposta.

Nel frattempo, all'interno del Pd, la tensione rimane alta. A Pier Luigi Bersani, ad esempio, non sono piaciute affatto alcune «fughe in avanti» nel dibattito che s'è aperto all'indomani della nascita del governo Monti. Da alcune dichiarazioni di Stefano Fassina alla richiesta di dimissioni dello stesso responsabile economico del partito, messa nero su bianco la settimana scorsa dall'area dei liberal di cui fa parte anche Pietro Ichino.

Per questo il segretario ha chiesto una specie di moratoria. E l'ha fatto nella relazione alla riunione della segreteria del partito, andata in scena ieri al Nazareno. «Siamo in un momento molto delicato», è stata la premessa del leader. «Di conseguenza, pregherei ciascuno di voi, compresi gli alti dirigenti, di lasciare che sia solo io nelle prossime settimane a fissare pubblicamente la linea del partito». Un modo come un altro per dire, a suocere e nuore, che «il timone lo tengo io». Almeno fino a che non sarà passata la buriana.

L'aria di tempesta, infatti, si respira ancora. Il responsabile cultura Matteo Orfini, bersaniano doc, l'ha ribadito ieri, arrivando anche a ventilare l'ipotesi di un congresso anticipato: «Sono state settimane in cui la conflittualità interna, anche su temi decisivi, è stata molto alta. Se dobbiamo andare avanti così - è stata la subordinata di Orfini - meglio fare chiarezza una volta per tutte.

Se serve, anche convocando un congresso». Ipotesi che, al momento, viene scartata dalle minoranze. «Le scelte quotidiane nel sostegno alle misure del governo Monti», ha scritto Beppe Fioroni in una nota, «segneranno la differenza tra chi si impegna per l'interesse del Paese e chi invece si interessa ai fatti suoi».


2- BORGOGNI: FAVORI A DEPUTATI LEGHISTI E AL PD LATORRE. CHE REPLICA: UNA BUFALA
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera" - «Per assicurarsi buoni rapporti con il Pd - aggiunge - il figlio di Latorre fu prima assunto nella sede statunitense dell'Augusta e poi trasferito in quella italiana». Affermazione che il diretto interessato definisce «una enorme e bufala». «Mio figlio - spiega Latorre - è entrato tre anni fa ed è stato trasferito dopo sei mesi. Non so chi sia Orsi e questo contratto non c'entra nulla con la politica, anche perché io non mi sono mai occupato di nomine in Finmeccanica e posso escludere che il mio partito avrebbe avallato un'operazione del genere».

 

 

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