trump zelensky putin donald volodymyr vladimir ali benjamin netanyahu

PER ARRIVARE ALLA TREGUA IN IRAN, TRUMP S’È VENDUTO ZELENSKY – PUTIN, INSIEME ALL’EMIRO QATARINO AL THANI, AVREBBE AVUTO UN RUOLO DI PRIMISSIMO PIANO NEL PRESSING SU TEHERAN PER ARRIVARE ALLA TREGUA – “MAD VLAD” HA TUONATO CONTRO L’IPOTESI DI UN CAMBIO DI REGIME: PER LUI SAREBBE LA PERDITA DELL’ULTIMO ALLEATO REGIONALE, DOPO LA DESTITUZIONE DI ASSAD – IN CAMBIO DELL’IMPEGNO A TENERE BUONO KHAMENEI, IL PRESIDENTE POTREBBE ESSERE RIPAGATO CON CONCESSIONI IN UCRAINA (E INFATTI, AL VERTICE NATO DELL’AJA, TRUMP HA PARLATO DI UN ACCORDO CON LA RUSSIA)

1. DAL QATAR AL RUOLO GIOCATO DA PUTIN COSÌ SI È ARRIVATI AL CESSATE IL FUOCO

Estratto dell’articolo di Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

vladimir putin ali khamenei

[…] I passaggi che hanno portato in poco più di due giorni dal bombardamento Usa dei tre siti nucleari di Teheran a una (precaria) tregua tra Iran e Israele portano il marchio della spregiudicata diplomazia muscolare di Trump [...]  ma anche quello dell’efficace opera di mediazione del Qatar, Stato cerniera che ospita basi americane ma ha rapporti molto stretti col regime degli ayatollah.

 

Un ruolo di persuasione nei confronti di Tehran potrebbe, poi averlo avuto anche Vladimir Putin, una volta ottenuta l’assicurazione da Trump della rinuncia a un regime change in Iran, anche se sulla sua rete sociale il presidente aveva ipotizzato il contrario.

 

Il puzzle di quanto avvenuto dietro le quinte della guerra è ormai abbastanza definito, anche se manca ancora qualche tessera: dai dubbi sulla reale volontà di Netanyahu di rispettare la tregua a come una catena di comando iraniana devastata dalle uccisioni mirate degli israeliani e con la Guida suprema asserragliata in un bunker sia arrivata a decidere il cessate il fuoco.

 

donald trump al vertice nato - foto lapresse

Una settimana fa il tentativo americano di negoziare direttamente coi leader iraniani a Istanbul (era pronto a partire per la Turchia il vicepresidente JD Vance) era fallito anche per l’impossibilità dei capi superstiti di raggiungere Ali Khamenei. Ora i collegamenti sarebbero stati ripristinati, magari usando «pizzini» fisici anziché reti elettroniche di comunicazione, facilmente intercettabili.

 

[…]  Poi la decisione di Trump di attaccare i tre siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan con i micidiali ordigni penetranti da 14 tonnellate Gbu 57 che solo gli Stati Uniti posseggono.

 

donald trump e l'emiro sheikh tamim bin hamad al thani 5

Ma subito dopo il bombardamento (o addirittura prima, secondo alcune indiscrezioni uscite dalla Casa Bianca), Trump ha fatto sapere all’Iran che con quell’attacco […] l’intervento militare americano era da considerare concluso e si poteva riprendere a parlare di tregua. A caldo la risposta di Teheran è stata: «Prima la vendetta, poi vedremo».

 

Abbas Araghchi, ministro degli Esteri di un Paese isolato e messo alle corde dall’offensiva di Netanyahu, è volato a Mosca per consultazioni con l’«alleato strategico» russo.

 

donald trump al vertice nato - foto lapresse

Ma Putin non è andato oltre la condanna politica dell’attacco all’Iran: niente sostegno militare (non fa parte degli accordi ha fatto sapere il Cremlino).

 

Putin potrebbe aver giocato un ruolo importante nel premere su Teheran per la tregua: era stato minaccioso, evocando l’apertura di vaso di Pandora in caso di regime change a Teheran che per lui avrebbe significato la perdita di un altro alleato, dopo la Siria di Assad.

 

[…] Secondo questa versione, ottenuto da Trump l’impegno a non rovesciare gli ayatollah, Putin si sarebbe impegnato per evitare un’espansione del conflitto. Nella speranza di essere ripagato dal presidente Usa con concessioni sul fronte ucraino.

 

BENJAMIN NETANYAHU - MEME BY EDOARDO BARALDI

Ieri, però, interrogato su questo, Trump è stato tranchant: «Putin mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto per l’Iran. Gli ho risposto di no. Ho bisogno di aiuto, invece, per quello che sta facendo lui. Spero di arrivare a un accordo anche con la Russia perché quello che accade è vergognoso: altri seimila morti la scorsa settimana».

 

Il resto è stato guerra-spettacolo: i 14 missili iraniani lanciati contro la base Usa di Al-Udeid in Qatar. Con un preannuncio finalizzato ad evitare vittime americane che ha consentito l’abbattimento di tutti gli ordigni meno uno, finito in una zona disabitata.

donald trump alla casa bianca dice che khamenei e netanyahu non sanno un cazzo di cosa stanno facendo

 

Trump ha ringraziato Teheran per questa reazione «puramente simbolica e preannunciata» ed ha escluso ulteriori rappresaglie Usa. Poi ha chiesto la tregua immediata. Mentre l’emiro e il premier del Qatar condannavano l’attacco missilistico avviando, al tempo stesso, la mediazione diplomatica Teheran-Washington, Trump ha chiesto anche a Netanyahu la sospensione degli attacchi.

 

Probabilmente il leader israeliano si è piegato malvolentieri, ma dopo l’intervento Usa non poteva dire di no: non un grande sacrificio, visto che l’Idf gli ha comunicato di aver ormai centrato quasi tutti gli obiettivi del piano di attacco all’Iran. Poi l’ultima scaramuccia dopo l’inizio della tregua, stroncata da Trump con un duro intervento soprattutto su Israele.

 

immagine satellitare del sito nucleare di fordow dopo l attacco usa

2. BLUFF, AMICIZIE E MEDIAZIONE DI AL THANI COSÌ SI È ARRIVATI ALL'INTESA

Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”

 

E se fosse stata un'operazione coordinata fin dal principio, per dare a tutti i protagonisti la possibilità di salvare la faccia, se non addirittura di cantare vittoria?

 

È una domanda che in queste ore si stanno ponendo un po' tutti, dai diplomatici ai professionisti della sicurezza, passando per i militari, e la risposta positiva è quasi unanime.

 

giorgia meloni e donald trump a cena al vertice nato

Non manca chi sospetta che il presidente americano Trump e il premier israeliano Netanyahu si fossero accordati sulla strategia adottata nella "Guerra dei 12 giorni" già a gennaio, con l'inizio della nuova amministrazione. Tutte le fonti coinvolte nelle mediazioni sono però certe che almeno negli ultimi giorni ci sia stato un coordinamento, se non una messinscena, allo scopo di trovare una soluzione che evitasse la guerra regionale, o addirittura mondiale.

 

Il primo passo lo hanno compiuto gli americani, lavorando su due tavoli. Con Israele l'inviato speciale Steve Witkoff ha tenuto contatti costanti, fino a quando è intervenuto direttamente Trump, inclusa la brusca telefonata con cui ieri ha intimato a Netanyahu di non fare scherzi e fermare gli aerei in volo. […]

 

il discorso di ali khamenei dal bunker 2

Dopo il bombardamento di domenica mattina dei tre siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan, Trump si è trovato nella condizione di spingere per la de-escalation, soprattutto nei confronti di Netanyahu, accontentato proprio con l'attacco alle centrali. A quel punto però bisognava convincere l'Iran a stare al gioco […]

 

A quel punto è entrato in gioco l'emiro del Qatar Al Thani, che si trovava in una condizione unica perché da mesi triangola con Iran, Usa e Israele per fermare la guerra a Gaza, o quanto meno facilitare scambi di ostaggi e detenuti. Doha aveva una posizione di vantaggio, grazie a questi rapporti, ma anche un enorme rischio, perché affidandosi al trasporto marittimo nello stretto di Hormuz per esportare il suo gas sarebbe stata devastata sul piano economico da una guerra regionale. Al Thani allora ha preso l'iniziativa.

 

putin trump netanyahu

Secondo il New York Times, lunedì mattina il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniana si è riunito per discutere come rispondere ai raid americani, dopo che Khamenei aveva dato ordine di farlo. Già in quella occasione è emersa la linea di colpire gli Usa, ma senza fare danni che potessero coinvolgerli in un conflitto diretto  […].

 

La mira è stata presa sulla base di al Udeid perché è il quartier generale del Central Command nella regione, e quindi aveva gestito i bombardamenti sui siti nucleari. Ma si trova proprio in Qatar, il Paese della regione con cui la Repubblica islamica ha il rapporto migliore, e quindi pensava di poter gestire un attacco meglio che contro Arabia, Bahrein o Emirati.

 

Steve witkoff con il ministro degli esteri dell oman al busaidi

Al Thani lo ha capito e ha accettato. Teheran ha avvertito con grande anticipo lui e Trump dei missili in arrivo, per garantire che fossero intercettati e dimostrare la volontà di de-escalation. L'emiro si è lamentato in pubblico, convocando l'ambasciatore iraniano, ma non ha reagito sul piano militare.

 

Anzi, lunedì sera ha contattato la leadership iraniana per consigliare di accettare il cessate il fuoco Usa, perché era una grande opportunità per la via d'uscita. Messaggi simili sono arrivati alla Repubblica islamica anche dall'Italia.

 

Il risultato è stata la tregua, che consente a Netanyahu di dire che ha indebolito l'Iran, a Trump che ha distrutto il programma nucleare, e a Khamenei che ha resistito ai nemici.

il discorso di ali khamenei dal bunker

In verità il regime così sopravvive, conserva parte dell'uranio arricchito e la capacità di riprendere la corsa verso l'atomica. A meno che non accetti di condurre un negoziato vero, magari proprio con l'aiuto del Qatar, per una soluzione definitiva.

donald trump e l'emiro sheikh tamim bin hamad al thani 2Steve Witkoff con la mano sul cuore davanti a Vladimir putinSTEVE WITKOFF A FOX NEWS bibi netanyahu

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO