FERROVIE NEL PALLONE – SUI COSTI DELLA TAV TORINO-LIONE, ENNESIMO SCONTRO TRA IL PRESIDENTE DELLE FERROVIE MESSORI (“COSTI E RICAVI INCERTI”) E L’AD ELIA (“IL COSTO DELL’OPERA NON È CAMBIATO”) - IL PIDDINO ESPOSITO: “MESSORI IDOLO DEI NO TAV”

Paolo Baroni per “la Stampa

MARCELLO MESSORI MARCELLO MESSORI

 

«Costi incerti e ricavi altrettanto incerti». Il presidente delle Fs Marcello Messori si presenta assieme all’ad del Gruppo Michele Elia in audizione di fronte alla Commissione lavori pubblici del Senato, affronta la questione della Torino-Lione, ed è di nuovo polemica. Il costo definitivo per la realizzazione della Tav, ha spiegato ieri Messori dopo le polemiche dei giorni scorsi, «non è determinabile con precisione perché ci sono una serie di fattori rinvenienti che lo rendono incerto».

 

Solamente poche ore prima, dopo le indiscrezioni che parlavano di un costo complessivo di 12 miliardi che faceva lievitare i costi a carico dello Stato italiano da 4,8 a 7 miliardi, il ministro delle Infrastrutture Lupi, sempre in Parlamento, aveva assicurato che la spesa è rimasta ferma a 2,9 miliardi. «I costi sono quelli fissati e a febbraio-marzo su questi costi Francia e Italia chiederanno il cofinanziamento all’Europa».

 

«L’analisi costi-benefici - ha tenuto a precisare Messori - è stata fatta prima della crisi del debito sovrano in Europa e dopo il mondo è cambiato. Il 2015 non è assimilabile al mondo del 2007-2008. C’è un’estrema incertezza per i costi e i ricavi». E dunque come si spiega il costo «maggiorato» indicato nel contratto di programma Rfi 2012-2016 firmato lo scorso agosto? Oggi quelle cifre, i famigerati 12 miliardi, vengono declassate a «simulazione».

Stefano  Esposito Stefano Esposito

 

Le «vecchie» slides, appena sono state presentate in commissione, hanno subito infiammato il confronto. Col senatore torinese Stefano Esposito, vicepresidente pd della commissione Trasporti, che dopo essere finito nel vortice delle polemiche nei giorni scorsi ed aver sollecitato per questo un chiarimento Fs, ha criticato duramente Messori ed Elia.

 

«Sono venuti impreparati e da oggi il presidente Messori è ufficialmente uno degli idoli dei No Tav, ne risponderà lui e chi l’ha nominato». Mentre Marco Scibona dei 5 Stelle ha preso la palla al balzo per ribadire la posizione dei grillini sulla Tav, «ovvero, che si tratta di un’opera inutile e troppo costosa».

maurizio lupimaurizio lupi

 

Qualcuno tra i tecnici Fs presenti ha parlato di «difetti di comunicazione», ma ormai la fritta era fatta. «In questo modo – ha commentato a sua volta l’ex ministro Altero Matteoli – si aumenta solo la confusione». Alla fine Elia è riuscito a fare un po’ di chiarezza spiegando, o se vogliamo confermando a sua volta, che «il costo dell’opera non è cambiato, è quello del 2012». Siamo insomma rimasti fermi a quota 9,94 miliardi, compresi 1,6 miliardi di spese per studi, indagini e gallerie esplorative. Dei restanti 8,32, la parte a carico dell’Italia corrisponde a 4,8 miliardi, già finanziati per 2,9. Il resto arriverà dai fondi Ue.

 

altero matteoli consiglio nazionale forza italia foto lapresse altero matteoli consiglio nazionale forza italia foto lapresse

E’ vero, però, che c’è da tenere conto anche del meccanismo di «variazione dei prezzi» che serve per «avere la copertura complessiva del costo a vita intera». E qui rispunta il famigerato «indice di rivalutazione» del 3,5%, ritenuto da più parti non corretto. Ieri le Fs si sono difese sostenendo che si tratta ancora di un esercizio «del tutto virtuale», «di fantasia» perché il tasso reale sarà definito solo a febbraio.

 

E, ovviamente, in una fase di deflazione come quella attuale e più facile che i costi della Tav scendano piuttosto che il contrario. Anche per Elia l’ipotesi del 3,5% «è alta, ma è un warning su un tema che va affrontato». Messori a sua volta ha definito il 3,5% una «ipotesi di calcolo». E per questo ha sollecitato «un certificatore terzo che faccia le sue valutazioni nel maniera più approfondita possibile».

MICHELE 
ELIA
MICHELE ELIA

 

A scanso di equivoci, a fine audizione, l’ad Fs ha chiarito che la Torino-Lione «è un’opera che deve essere realizzata». A fine anno si entrerà nel vivo con Ltf, la società italo-francese costituita dalle ferrovie dei due paesi che ha curato il progetto, che passerà il testimone al «promotore finanziario» (50% Stato italiano, 50% Stato francese). Poi partirà il count-down. Tempo richiesto: 12 anni.

 

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