IL PESCE PIACE A TUTTI - NEL SECONDO FILONE D’INCHIESTA SUI RAPPORTI TRA LA GIUNTA DI MICHELE EMILIANO E I DEGENNARO VIENE FUORI CHE I 200 APPARTAMENTI COSTRUITI PER ESSERE DESTINATI AGLI ESPONENTI DELLE FORZE DELL’ORDINE IMPEGNATI NELLA LOTTA CONTRO LA MAFIA, SONO DIVENTATI LE RESIDENZE DI CONSIGLIERI COMUNALI E MAGISTRATI - FRA I DESTINATARI DI COZZE E PESCI DA PARTE DEI DEGENNARO, OLTRE AL SINDACO E A DIVERSI ASSESSORI, CI SAREBBE ANCHE UN GIUDICE DEL TAR...

1- BARI OMBRE SUL CONDOMINIO DEI VIP NUOVO FILONE CON TRENTA INDAGATI
Giuliano Foschini per "la Repubblica"

Dovevano essere le case destinate ai poliziotti, carabinieri e finanzieri chiamati in Puglia per combattere la mafia. Per questo sono state costruite su suoli non residenziali con contributi statali. Grazie a una discussa convenzione e a una variante edilizia, sono invece diventate le case per i vip della città: e così nel condominio destinato alle forze di polizia oggi ci abitano consiglieri comunali, medici, avvocati, figli di magistrati.

I 200 appartamenti sono oggi oggetto del secondo filone d'inchiesta sui rapporti tra il gruppo Degennaro e il Comune che il procuratore di Bari, Antonio Laudati, e i sostituti Renato Nitti e Francesca Pirrelli hanno ancora in mano.
Gli indagati sono già una trentina. Ma la lista potrebbe salire.

Anche perché nelle mani della Guardia di Finanza è finito l'elenco degli acquirenti di quelle case e le sorprese non sono mancate: tra gli altri ci sono consiglieri comunali che hanno votato la delibera di sanatoria, oltre a dirigenti del Comune, politici e parenti di magistrati. Un groviglio sul quale il nucleo di Polizia tributaria ha intenzione di fare sul serio.

Con ordine: la storia comincia nel 1992 quando il consiglio comunale avvia l'iter per la realizzazione degli appartamenti in via Pappacena, nel quartiere Poggiofranco di Bari, la zona periferica più chic della città. Due anni dopo l'allora prefetto Corrado Catenacci disse di no, sostenendo che non ce n'era necessità. E lo stesso poco dopo fece il consiglio. Nonostante questo il progetto prosegue e viene aperto il cantiere. Nel 2005 arrivano i sigilli della magistratura per violazioni paesaggistiche e urbanistiche.

Due anni dopo, sindaco Michele Emiliano, l'assessore Ludovico Abaticchio porta un nuovo protocollo d'intesa che permette di risolvere i rilievi della procura. Votazione bipartisan, il cantiere è sbloccato. Gli appartamenti vengono così completati: come previsto, alcuni vengono venduti a privati (a prezzi calmierati: 1.700 euro al metro quadrato al posto dei 3.000 che è la quotazione minima di mercato della zona) altri dovrebbero finire alle forze dell'ordine ma in realtà vengono venduti lo stesso a privati.

Attraverso questo meccanismo: la convenzione stilata con la Prefettura prevede un fitto per una casa da 90 metri quadrati di quasi 1.200 euro al mese (più di quanto paga il sindaco). Un prezzo tanto fuori mercato, per una città come Bari, che il bando va praticamente deserto. Così le case vengono vendute.

Ora, secondo la Finanza il problema è chi le ha comprate. Nell'elenco sequestrato ci sono i nomi di una serie di consiglieri comunali in carica passati (Albenzio e Anaclerio per esempio), dipendenti o uomini vicinissimi al gruppo Degennaro, oltre a professionistie magistrati. Non esattamente «combattenti della mafia». Gente che ha potuto approfittare di prezzi assolutamente fuori mercato e che, secondo gli investigatori, potrebbe anche aver commesso reati.

A fare insospettire gli inquirenti la circostanza che molti degli appartamenti sono stati venduti sulla carta con il vincolo di affitto qualora fossero stati assegnati ai poliziotti. «Il sospetto è che sapessero già - spiega un investigatore - che il bando sarebbe andato deserto perché la convenzione era fuori mercato». Un'operazione del genere è stata fatta (seppur con numeri più piccoli) anche per un'altra lottizzazione, quella di Santa Fara, dove hanno acquistato altri consiglieri comunali e dirigenti.


2- BARI, IL METODO DEI DEGENNARO: 
OSTRICHE E COZZE ANCHE A UN GIUDICE
Virginia Piccolillo per "Corriere della Sera"

Case de luxe offerte a prezzi stracciati, posti ai vertici delle municipalizzate, subappalti illeciti a cascata e naturalmente pesce a volontà. Eccolo, come emerge dalle nuove carte, il sistema Degennaro: gli imprenditori baresi che avevano capito come giocare sui due tavoli, la politica e gli appalti, godendo del favore dei potenti e di «pubblici funzionari asserviti». Fino a quando sono scattati gli arresti domiciliari per due di loro, Daniele e Gerardo, consigliere regionale del Pd, in un'indagine per corruzione in cui risulta indagato anche il fratello maggiore e più autorevole Vito.

Dagli allegati all'ordinanza di custodia cautelare emerge appieno questo sistema che a Bari chiamano «ricotta». In cui si trovano uniti nelle loro manovre, mirate a perseguire interessi personali, certamente non sempre illeciti, politici di livello nazionale, architetti, dirigenti comunali, magistrati e pescivendoli trattati con lo stesso piglio inclusivo che ora mette in imbarazzo il sindaco di Bari. Va detto però che anche nella ormai famosa fornitura natalizia di cozze pelose e ostriche, Emiliano fu in buona compagnia. Tra gli altri destinatari, secondo gli investigatori, anche un giudice del Tar.

Come si evince dalla telefonata tra Vito, il maggiore dei fratelli e il più autorevole, indagato, e Silvestro Carofiglio, il pescivendolo. In cui viene citato il dottor Urbano, secondo gli investigatori l'ex presidente della seconda sezione del Tar pugliese, trasferito per una storia di sentenze pilotate in cambio di favori, qui seccato per aver ricevuto il pesce troppo in anticipo.

Le consegne
Carofiglio: «Signor Vito, allora le consegne su Bari sono state fatte, stamattina, alle otto e mezza stavano tutti a dormire, li ho svegliati (ride)». 
Degennaro V. : «Beh, che hanno detto?»
Carofiglio : «La signora è rimasta contenta che sono ritornato io a consegnare, la moglie del sindaco (...) ha detto: "Mado' tutta questa merce?" Ho detto: "Signo', lo so, però è merce pregiata". Ha detto: "Vabbè, Vabbè, dai qua". (...) Il dottor Urbano aveva detto: "Ma io ho detto al signor Vito di consegnare il 24". Ho detto: "Dottò questa la può mettere pure fuori dal balcone". (...) Potenza, Matera, tutti consegnati. Del sindaco di Giovinazzo non ho il numero. L'assessore Tedesco non c'è. Lo porto all'assessore Abaticchio?»

Case e parcheggi
Ma non è solo una questione di pacchi e pesci, l'indagine. Ci sono le varianti illecite ai contratti dei parcheggi interrati mirati a guadagnare più del previsto, a danno anche della sicurezza. E la variante al piano regolatore in un quartiere di lusso approvata con la scusa di costruire case destinate ai poliziotti che non le vedranno mai, al contrario degli amici potenti dei Degennaro.

Tutto con l'arroganza di chi pensa di poter spendere il nome di Emiliano. Il perché lo dice Vito alla figlia che la sera precedente ha incontrato il fratello, Alessandro Emiliano: l'aiuto fornito.
Degennaro V .: «È stato gentile con te o no?»
Degennaro S .: «Si il problema è che è un chiacchierone. Ha parlato tutta la sera. Un massacro».
Degennaro V .: «E che mestiere fa?»
Degennaro S .: «Per questo ti dico. Vedi se si può far lavorare. C'ha una ditta che era del padre per cucine di ristorazione. (...) Comunque ha fatto la solita leccata. I complimenti». 
Degennaro V .: «Sa che lo aiutiamo al fratello o no?»
Degennaro S .: «Certo che lo sa, sa tutto».
Degennaro V .: «Tutto proprio?»
Degennaro S .: «Sì».

Un sostegno però che non si limitava al sindaco. I Degennaro, maggior gruppo imprenditoriale del Mezzogiorno per l'edilizia, da tempo stavano scalando il potere e gli affari, contando sull'appoggio vero o presunto di figure di primo piano del centro sinistra.

Francesco Boccia, all'epoca consigliere del sottosegretario Enrico Letta, parla con Vito di nomine: 
Degennaro V .: «Abbiamo un sindaco troppo forte (...) Hai sentito l'organizzazione, dice che ha fatto un triunvirato»
Boccia F. : «Sì, Sì. Questo partito non ha ancora la carta intestata ma lui nomina. (...) Oggi lui ha fatto la riunione e pare abbia parlato malissimo di Frisullo e bene di noi. Oggi ha nominato Gaetano Prencipe, dell'esecutivo. Quindi abbiamo vinto il coordinatore dei segretari provinciali».

E discute di strategie interne:
Boccia F : «Qui o fai il gioco di squadra politico oppure se io valgo solo per quanti revisori infili nelle municipalizzate amen». 
Per questioni locali i Degennaro ce la fanno in scioltezza:
Anaclerio G. : «M'ha chiamato il sindaco. Dammi il nominativo. Lo metto all'Amgas. Dammi pure un nome di revisori di conti».
Degennaro G. : «Vabbuò».
Anaclerio : «Chi dobbiamo mettere? Hai un amico revisore? Me lo devi dare entro le quattro».

Ma Bari per i Degennaro è ormai troppo piccola. Lo sa bene il loro referente Arcangelo Taddeo che suggerisce a Daniele Degennaro: «Vieni a Cracovia, ti presento un amico. Se ti interessa il mercato, la copertura che ci danno è sul diritto: sono figli di magistrati, una è figlioccia del Papa e quindi con la Santa Sede e quant'altro dal punto di vista imprenditoriale siamo coperti».

 

MICHELE EMILIANO MICHELE EMILIANO - SINDACO BARIMICHELE EMILIANO - SINDACO BARIantonio laudatidegennaro x degennaro FRANCESCO Boccia

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