BANANA TERRORIZZATO - SA CHE NEL CASO IN CUI CULATELLO E GRILLO TROVASSERO UN ACCORDO, CON UNA LEGGE SUL CONFLITTO D’INTERESSI E TUTTI I PROCESSI CHE SI RITROVA SUL GROPPONE, SAREBBE SPACCIATO, E CON LUI IL SUO IMPERO MEDIATICO - PERCIÒ VORREBBE AL PIÙ PRESTO VOTARE LA FIDUCIA A BERSANI, PUR DI NON FAR TORNARE I TECNICI...

Carmelo Lopapa per "La Stampa"

Pronto al patto col diavolo, pur di essere in partita. Pochi giorni a disposizione per disinnescare la bomba della stretta democratici-Grillo che rischierebbe di spazzarlo fuori, ma anche quella dei processi con le sentenze in arrivo. Ecco la strategia che spinge Silvio Berlusconi a lanciare una sorta di video-ultimatum al leader Pd, dal fortino di Arcore. «Io sono disposto a votare la fiducia a Bersani premier, sia chiaro, se questo ci permetterà di dar vita a un governo politico, un governo di responsabilità, senza più tecnici» è l'uscita a sorpresa del capo al cospetto di Angelino Alfano, Denis Verdini, Paolo Bonaiuti.

I tre raggiungono in giornata ad Arcore il Cavaliere che non ha alcuna intenzione di rientrare a Roma, per ora, «non ne ho voglia». Con Nicolò Ghedini, da giorni al suo fianco, è barricato a Villa San Martino per preparare le dichiarazioni spontanee che intende rendere domani al tribunale di Milano per il processo Mediaset. La prima di una serie di tappe decisive per i tre processi che volgono minacciosamente a sentenza. Così, ad Arcore si tiene il primo caminetto post guerra (elettorale).

«Non abbiamo molti giorni a disposizione» dice ai suoi giustificando quell'appello a fare in fretta («Troppi quindici giorni») lanciato nel video con consueta libreria sullo sfondo. Entro un mese, è il suo chiodo fisso, almeno Mediaset e Ruby rischiano di arrivare a sentenza. E a quel punto le porte per un'intesa di governo si chiuderebbero per sempre.

Svanirebbero anche le sponde interne al Pd sulle quali a fatica stanno già lavorando Gianni Letta, Gaetano Quagliariello, Fabrizio Cicchitto, tra gli altri. Il loro leader ha fretta. Da un lato, invita ancora i suoi dirigenti saliti ad Arcore a «mantenere la calma, non fare mosse azzardate, lasciare loro il pallino».

Dall'altro, non nasconde tutti i suoi timori: «Non ce la faranno mai a chiudere con Grillo, vedrete che torneranno da noi, ma ci riuscissero, la prima cosa che farebbero sarebbe una legge sul conflitto di interesse per farmi fuori». È lo spettro che lo assilla, ne va non tanto del suo futuro politico, quando della tenuta dell'impero mediatico.

Ecco perché Berlusconi si prepara alla svolta, la lotta ai «comunisti» di pochi giorni fa è già un ricordo lontano: «Sono pronto a votare la fiducia a Pier Luigi, a me non interessa, basta che non si parli di tecnici, né di Amato», figurarsi Monti, ormai ritenuto un comprimario.

Una via tuttavia impervia, il Cavaliere non nasconde i rischi e li mette sul tavolo al cospetto di Verdini, Alfano, Bonaiuti. «L'unico rischio è che, con Grillo unica forza di opposizione, quando si rivota avrà il doppio dei consensi». Ma al voto il Cavaliere spera di poter andare tra un paio d'anni. E nel frattempo tanta acqua passerà sotto i ponti. In ogni caso, quando sarà, il candidato premier del centrodestra sarà di nuovo io, lo ripete già da ora: «Io non vado in pensione, non posso permettermelo».

Intanto, deve evitare il conflitto d'interesse e chiudere l'accordo col Pd, prima delle sentenza. Non solo. «Dobbiamo essere in partita per l'elezione del presidente della Repubblica, non possiamo restarne fuori» è l'altra priorità rivelata ai suoi. E l'unico modo per esserlo è far parte della maggioranza. Ma per spendere quale carta? «Mi sarebbe piaciuto salire al Colle» ha ammesso in queste ore Berlusconi alla luce dell'ultimo successo, ma tornando subito alla realtà: «Ma non sono amato da tutti, purtroppo, in Italia».

E allora? «Dobbiamo spendere al meglio le chances di Gianni Letta, l'unico apprezzato anche dalla sinistra». Intanto bisogna disinnescare le micce accese delle sentenze in arrivo. Il Cavaliere andrà a deporre in tutti i processi, farà anche lì la sua «campagna» davanti alle telecamere per spiegare la sua «innocenza ». Già da domani. A tutti, invece, confessa il suo rammarico per non aver fatto di testa sua alla vigilia del voto.

«Se mi aveste consentito di fare i manifesti 6x3, se mi aveste consentito di spedire 15 milioni di lettere sull'Imu anziché 9, avrei recuperato quei 120 mila voti e vinto» ha rinfacciato ad Alfano e Verdini. Ma non si sogna nemmeno di mettere in discussione la regolarità dei voti. Molto meglio, in questo giro, che la patata bollente resti nelle mani di Bersani.

 

BERSANI, BERLUSCONI, MONTI, AL VOTOVIGNETTA BENNY BERSANI E BERLUSCONI INSIEME A LETTO GRILLO vittoria GHEDINI PAOLO BONAIUTI Maddalena e Gianni Letta

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