giuseppe conte maurizio landini

“I CINQUE STELLE NON SONO DI SINISTRA, MA LE BATTAGLIE DI SINISTRE LE FANNO LORO” – IL POPOLO DELLA CGIL HA APPREZZATO LA VISITA A SORPRESA DI CONTE – ORMAI IL MASANIELLO DELLA POCHETTE, CHE DA PREMIER FIRMAVA I DECRETI SICUREZZA DI SALVINI, È DIVENTATO IL PUNTO DI RIFERIMENTO FORTISSIMO DEI SINDACATI. E GLI ESPONENTI DEL PD DOVE SONO? A LITIGARE PER CHI FARÀ IL SEGRETARIO…

 

Francesca Schianchi per www.lastampa.it

 

giuseppe conte in piazza con la cgil

Quando finisce di parlare Maurizio Landini dal palco, le telecamere si voltano verso un punto preciso della piazza, lì dove c’è Giuseppe Conte, arrivato con tre o quattro parlamentari M5S. Prima della dichiarazione per i tg - «la nostra agenda sociale ha molti temi in comune con quella della Cgil» - è tutto un selfie e una stretta di mano: «Mezza piazza, qui, ha votato Cinque stelle», assicura un delegato Cgil di Bologna, Vittorio Rubini.

 

Veramente? «È così, ma molti non lo dicono… Guardi me: io votavo Rifondazione, Potere al popolo, stavolta ho votato Conte», spiega lui, 52 anni, l’aria di chi ha preso una decisione tormentata: «I Cinque stelle non sono di sinistra, ma le battaglie di sinistra – dal salario minimo al reddito di cittadinanza – le fanno loro. E con la manifestazione per la pace che Conte ha lanciato insieme ad Acli e Arci, ecco, sta dimostrando che il suo cammino in quella direzione è irreversibile».

 

STRISCIONE PRO GAZPROM ALLA MANIFESTAZIONE DELLA CGIL

Chissà se i numeri gli danno ragione, chissà se veramente la metà di queste migliaia di persone che hanno sfilato lungo le strade di Roma ieri - lavoratori operai pensionati, da nord a sud, cappellini rossi e striscioni, panini sbocconcellati tra un “Bella ciao” e l’altro, bandiere della pace e magliette griffate “Keep calm and ascoltate il lavoro” – hanno scelto il 25 settembre nelle urne il Movimento cinque stelle.

 

Quel che è certo, dai loro racconti, è che molti faticano a trovare una rappresentanza politica, molti di loro non si sentono più rappresentati dal Pd, che pure per tanti anni è stato il partito di riferimento. «Ora se in fabbrica citi il Partito democratico partono urla e fischi», spiega Donatella Prati, delegata Fiom di Reggio Emilia, in prima fila a reggere lo striscione “Uniamo i lavoratori dal 1901”, «per via del Jobs act, del governo Monti, della riforma delle pensioni». E ora? Si sistema gli occhiali, contro un sole ancora estivo: «È la sinistra che deve venire qui, al mondo del lavoro. Per troppi anni la Cgil è stata considerata solo un bacino di voti. E il Pd, davanti ai problemi, crede che l’unica risposta possa essere cambiare nome?».

 

GIUSEPPE CONTE MAURIZIO LANDINI

Arrivano il vicesegretario dem Peppe Provenzano, il ministro del Lavoro Andrea Orlando, una manciata di deputati. In serata, alla sede Cgil, andrà anche il segretario Enrico Letta. L’emiciclo di piazza del Popolo si riempie, c’è molta più gente di quanta ce ne sia stata ai comizi di chiusura del Pd o del centrodestra di un paio di settimane fa.

 

«Se non recuperiamo credibilità non come singoli, ma come partito, rinunciamo a svolgere la nostra funzione – ammette Provenzano – l’identità non è una cosa astratta. Per questo ho chiesto di riscrivere la carta fondamentale del Pd: perché sui temi del lavoro non puoi avere due partiti diversi».

 

maurizio landini manifestazione cgil

«Politicamente siamo orfani di rappresentanza» spiega con un sorriso Natalia Chiriac, origini moldave, da 23 anni in Italia. A Venezia, lei lavora come operatrice sociosanitaria, il marito come operaio a Fincantieri: «L’unico che ci rappresenta è il sindacato». Le istanze sono chiare - «più diritti e salari più alti» -, eppure trovare chi riesca a tradurli in realtà è complicato. Basta avvicinarsi a un capannello con le bandiere della Fiom Torino, nella piazza assolata che aspetta l’intervento di Landini: «Se ci rappresenta una forza politica? No, lo scriva bello grosso», scuotono la testa in coro. «Il Pd ha fatto le peggiori leggi sul lavoro – elenca Ugo Bolognesi – Sinistra italiana è una piccola realtà. Molti qui hanno votato Cinque stelle, ma penso che una forza che rappresenti davvero il lavoro oggi non ci sia». Da Nord a Sud, è uno stesso sentire: «Non abbiamo qualcuno che ci rappresenti a livello politico – valuta Stefano Birotti, della Fiom di Napoli – alle elezioni tra di noi c’è chi ha scelto Unione popolare, chi il M5S, pochi il Pd. Ma la stragrande maggioranza non è andata a votare».

MAURIZIO LANDINI GIUSEPPE CONTE

 

Questo governo non ancora nato è guardato con «attenzione» e, da qualcuno, «con preoccupazione». «Nel nostro territorio ci sono 126 aziende energivore – racconta Stefania Filetti, della Cgil Varese, mentre marcia verso piazza del Popolo alla testa di uno striscione – per via dei costi dell’energia preferiscono non produrre pur avendo il portafoglio ordini pieno». Ecco, dice, «rischiamo la tempesta perfetta: aziende che mettono in cassa integrazione i lavoratori, i quali con lo stipendio al 50% tra inflazione e bollette alle stelle non ce la fanno più… Giorgia Meloni vogliamo vederla alla prova di tutto questo». Sarà dal palco lo stesso segretario Landini a dire che «non abbiamo pregiudiziali verso nessuno, giudichiamo in base a quel che viene fatto». Ma certo, non è da un governo di destra che i tanti che ieri si sono svegliati all’alba da varie città d’Italia, ore di pullman o treno, manifestazione e rientro in serata, si aspettano grande sintonia sui temi del lavoro: «Un conto è evitare di essere strumentalizzati in campagna elettorale, un altro l’equidistanza, che non c’è», alza gli occhi al cielo Filetti. «Cgil, Cisl e Uil hanno 11 milioni di iscritti, ascoltateci prima di decidere», lancia il suo appello dal palco Landini. Dalla piazza batte le mani Conte. Sperando di conquistare quella piazza in cerca di un riferimento.

maurizio landini manifestazione cgil 2maurizio landini manifestazione cgil 1LO SCIOPERO GENERALE DI CGIL E UILmaurizio landini manifestazione cgil 3maurizio landini manifestazione cgil 4

Ultimi Dagoreport

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…