PORTE GIREVOLI AL PD – CUPERLO SBATTE LA PORTA E IL ROTTAM’ATTORE PENSA A UN NOME NUOVO PER LA PRESIDENZA: VELTRONI!

Laura Cesaretti per "il Giornale"

Giornata di dimissioni nel Pd: a Parma Pier Luigi Bersani viene dimesso dall'ospedale; a Roma Gianni Cuperlo si dimette da presidente del partito dopo il battibecco in Direzione con il segretario. Mentre sulle riforme Matteo Renzi apre uno spiraglio di trattativa con i piccoli partiti che vedono la morte negli occhi, da Ncd a Sel: «Se Alfano convince Berlusconi a modificare le soglie di sbarramento, le cambiamo».

E Alfano replica con un accorato «appello a Renzi e Berlusconi» per infilare nella legge le preferenze. Alle quali, spiega il segretario Pd, lui non è contrario, anzi le avrebbe pure messe nella legge elettorale, purtroppo però Berlusconi non ha voluto e quindi «su questo punto abbiamo ceduto, se no saltava tutto».

È partito insomma un gigantesco gioco del cerino che mira a ridurre al minimo i rischi di inciampi parlamentari. E l'unico terreno vero di trattativa (posto che Berlusconi, negli auspici del Pd, si farà carico di fare la parte del cattivo che stoppa le preferenze e i ritocchi alla soglia per il premio) sarà quella vertiginosa soglia del 5% che terrebbe fuori dal Parlamento Ncd, Sel, Scelta civica, Fratelli d'Italia e chi più ne ha più ne metta. «D'altronde», ragiona Paolo Gentiloni, «le soglie molto alte si mettono all'inizio per poterle poi abbassare se serve». Sul resto, Renzi non è disposto a sentire ulteriori piagnistei, soprattutto in casa sua: «Io più di così non potevo fare, se non va bene chiamate Goldrake», taglia corto.

La sera all'assemblea del gruppo parlamentare avverte la fronda interna: «Il passaggio di oggi è decisivo, senza riforme la legislatura rischia. Se non si infila la prima tutto può succedere». Né si intenerisce per il caso Cuperlo: «Se ti dimetti vuol dire che ti dimetti, e se lo fai io per rispetto non ti chiedo di ripensarci». Avanti un altro: «Sul successore deciderà la prossima Assemblea nazionale». Già circola, fra gli altri, il nome di Veltroni.

La lettera d'addio del presidente dimissionario, indirizzata a Matteo Renzi e diffusa tramite Facebook, arriva nel primo pomeriggio dopo l'ennesima riunione della minoranza Pd, ormai divisa in tanti tronconi quanti sono i suoi componenti. «Sono colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto interno che non si può piegare verso l'omologazione», scrive Cuperlo. Che al segretario rimprovera di aver «risposto ad obiezioni politiche e di merito con un attacco personale».

La rottura, accusa insomma, è dovuta al battibecco andato in onda in Direzione, con Renzi che si diceva meravigliato che a difendere la sacralità delle preferenze fosse chi - Cuperlo - era stato eletto nel listino bloccato e senza primarie. In realtà, le dimissioni erano pronte da ben prima: «Questo sarà il mio ultimo intervento da presidente», aveva sussurrato Cuperlo alla sua vice, Sandra Zampa, prima di prendere la parola per pronunciare un intervento durissimo contro Renzi, la sua linea e le sue riforme, giudicate niente meno che anti-costituzionali.

Un intervento, dicono nella minoranza Pd, tutto mirato alla rottura. Del resto Cuperlo era reduce da una riunione della minoranza nella quale aveva chiesto ai suoi di votare contro Renzi, ma se li era trovati in maggioranza contro: troppe diversità di opinioni e collocazioni, meglio rifugiarsi nell'astensione. «Ognuno gioca la sua partita, altro che fare opposizione a Renzi o alle sue proposte», commenta amaro il senatore Stefano Esposito.

L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, è stato dimesso dall'ospedale Maggiore di Parma dove era stato operato lo scorso 5 gennaio per una emorragia. Lo ha riferito, su Twitter, il responsabile Comunicazione del Pd, Francesco Nicodemo. Bersani è rimasto ricoverato prima in rianimazione, poi nel reparto di neurochirurgia. Dopo l'intervento le condizioni di Bersani erano costantemente migliorate.

 

 

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