PROCESSARE LA CONSULTA – LA SENTENZA SULLE PENSIONI FA DISCUTERE – PER LA FORNERO “È DIFFICILMENTE COMPRENSIBILE” E PER PRODI C’È STATA UN’INVASIONE DI CAMPO – MANZELLA: “ANOMALO IL VOTO DECISIVO DEL PRESIDENTE” - E SE FOSSE UN "AVVISO POLITICO" AL DUCE RENZI?

Alessandro Trocino per il “Corriere della Sera

 

La sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco delle indicizzazione delle pensioni deciso nel 2011 è «difficilmente comprensibile» e «rischia di far pagare il conto alle giovani generazioni». Lo sostiene Elsa Fornero, l’ex ministro del governo Monti. A difesa della sentenza si schierano il centrodestra e i leader sindacali, mentre critiche arrivano da alcuni costituzionalisti. 

Mario Monti Elsa Fornero Mario Monti Elsa Fornero


Romano Prodi sul Messaggero si interroga su un possibile sconfinamento della Consulta: «Con questa decisione la Corte interviene nella discrezionalità della politica». L’ex premier non è insensibile al richiamo all’equità: «Ma è compito irrinunciabile del governo interpretare il modo in cui si esprima la solidarietà in un preciso momento storico».

 

L’effetto evidenziato dalla Fornero, nell’intervista a Lucia Annunziata a «In mezz’ora», non è solo il buco di 15 miliardi nelle casse dello Stato: «La sentenza della Corte rimette al centro i diritti acquisiti. Bisognerebbe domandarsi chi paga il conto. La nostra riforma era stata fatta essenzialmente per ribilanciare i rapporti tra generazione». Non è d’accordo invece la leader della Cgil Susanna Camusso: «Le sentenze si applicano sempre, ancor di più quando sono della Consulta. Il dato vero è che si dovrebbe intervenire sulla legge delle pensioni che è piena di ingiustizie». 

ENRICO LETTA E ROMANO PRODI ENRICO LETTA E ROMANO PRODI


Quanto agli effetti, il presidente della Corte, Alessandro Criscuolo, ha precisato in una nota che «dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione, gli interessati possono adottare le iniziative che reputano necessarie e gli organi politici, ove lo ritengano, adottare i provvedimenti del caso nelle forme costituzionali». Ma, oltre al duplice effetto, il buco a posteriori nel bilancio dello Stato e la redistribuzione tra le generazioni, vengono chiamati in causa anche altri elementi che hanno portato alla decisione. 

ALESSANDRO 
CRISCUOLO
ALESSANDRO CRISCUOLO


Il costituzionalista Andrea Manzella sottolinea due punti: «C’è un ritardo del Parlamento, che non ha nominato due giudici: la Corte era incompleta». Il voto del presidente, in una corte spaccata a metà, è stato decisivo: «In una decisione così importante, appellarsi al voto doppio del presidente, per quanto legale, è un’anomalia. Perché il presidente ha il vincolo di assicurare equilibrio al suo organo».

 

Altra perplessità: «La Corte ha contestato la “insufficiente motivazione” del provvedimento governativo. Ma non si può creare una voragine nei conti dello Stato solo per questo motivo: mi pare una leggerezza e una sproporzione tra motivazione ed effetti». Punto sul quale concorda un ex membro della Corte, Antonio Baldassarre: «Gli atti legislativi sono liberi, non è obbligatoria la motivazione». Non solo: «In passato, tra gli anni ‘80 e ‘90, ci furono altri casi clamorosi.

 

andrea manzellaandrea manzella

Si decise allora che la Corte non potesse portare aggravi pesanti e che i valori di bilancio entrassero nei valori costituzionali. Si si sarebbe potuto, per esempio, intervenire non retroattivamente, ma limitare al futuro gli effetti». Augusto Barbera, parla di una sentenza «sbagliata» e ricorda l’articolo 81 sull’equilibrio di bilancio: «La Consulta si è contraddetta: qualche mese prima, dichiarando l’illegittimità della Robin Tax, ne limitava gli effetti economici. Io credo che la Corte dovrebbe decidere, in questi casi, “pro futuro”. E poi, forse, in decisioni così gravi, servirebbe una maggioranza qualificata di due terzi, non lasciare al solo presidente il compito di giudicare». 
 

Augusto BarberaAugusto Barbera

 

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)