QUANDO LA BONEV PIACEVA AI BERLUSCONES - “PANORAMA” ESALTAVA IL ROMANZO, LA RAI PAGAVA IL FILM E LA CARFAGNA LA PREMIAVA COMMOSSA A VENEZIA CON BONDI E GALAN - PITONESSE E OLGETTINE A TESTA BASSA CONTRO SANTORO

Malcom Pagani per Il Fattoquotidiano

C'era. C'è sempre stata. Dalla Rai a Mediaset, da Sanremo a Panorama, dal Festival di Venezia alla prima serata di Canale 5. Mezzadra nelle terre del pensiero unico, ora alle prese con l'esproprio coatto, a Michelle Bonev non tornano i conti. Per l'eroina dei due mondi, virtuosa fruitrice del finanziamento pubblico e privato, della prebenda dalle misteriosi origini elargita senza battere ciglio e dell'agiografia a prescindere sui giornali del capo, è l'ora dell'ultimo spettacolo.

La donna che sapeva troppo ha distrutto l'altarino e adesso, mentre Francesca Pascale minaccia cause per 10 milioni di euro a La7 e chiede pegno per l'intervista dell'attrice a Francesca Fagnani andata in onda a Servizio Pubblico, come in una tipica allucinazione italica in precario equilibrio tra farsa e tragedia, Dragomira è al confino. Più del ripudio, poté la lapidazione.

E così, nel delirio generale, nel diluvio biblico, nel "si salvi chi può" in cui nessuno può più sbandierare un'immunità, e pudore e vergogna sono sentimenti relativi. Anche chi ieri come Mara Carfagna applaudì Bonev in trasferta al Festival di Venezia, può giocare sull'oblio, dar fiato alla retorica e scagliare la prima pietra.

Fingendo di indignarsi. Prendendosela con il conduttore e dando alle stampe un offeso comunicato vergato da un modestissimo imitatore del Manzoni in cui si grida ai "veleni", si descrive il centrodestra come un'oasi di benessere in procinto di conquistare le elezioni e in un aulismo mal speso si dice che Santoro "non riesce proprio a resistere al richiamo della foresta di ‘cianciminiana' memoria".

La memoria è un bel tema. Mara deve averla smarrita. Nel 2010, a Venezia, a margine dell'"Action for woman" un premio finto da consegnare a Dragomira nella cornice del Festival (una medievale messinscena orchestrata da Berlusconi e dal suo Griso, Sandro Bondi, precipitato ai Beni culturali al solo scopo di eseguire le direttive della vera terza Camera, il governo di Arcore) Carfagna disse altro.

Michelle voleva andare a Venezia, Silvio dispose il tappeto rosso e Mara non trattenne l'enfasi: "Sono orgogliosa di poter omaggiare una ragazza così coraggiosa". C'era un imbarazzato e ignaro Giancarlo Galan a portare i saluti di Re Silvio. Sostavano Deborah Bergamini, i parlamentari bulgari e tutti gli equilibristi di un circo che ora pare in malinconica dismissione.

In questo Satyricon di retroguardia, con la doppia morale in agguato, le mutande alle finestre (eppure a Berlusconi, al G8 di Genova, non piacevano) e lo scomposto tutti contro tutti assurto a religione unica del tramonto di un sistema, si scopre che pur in rotta, le truppe marciano compatte e allineate. E dimenticano, nel terrore che all'oggi non segua il domani, i baci alla Bonev, le sfilate di regime e il recente ieri.

L'era in cui l'ex intellettuale organica Michelle Dragomira Bonev da Burgas, Bulgaria, più che il bello o il cattivo tempo, dettava a piacimento il proprio. Lo poteva fare. Ne aveva facoltà.

Desiderava fare la valletta a Sanremo? All'ex castellana di un'agenzia di modelle, era consentito. Agostino Saccà (poi deluso) le procurò un provino con i responsabili del Festival: e Sanremo con Pippo Baudo fu. Cercava denaro e distribuzione per veicolare il suo Goodbye mama (in un'inquadratura c'è anche una foto di Berlusconi ) con Rai Cinema?

Ecco previa telefonata del magnanimo Silvio un milione di euro di investimento a fronte di un incasso di euro 66.000. Sovrintendeva Berlusconi. Michelle gli era amica e quindi, di converso, celebrata ancella capace di scrivere libri buoni per la differenziata e ottenere contestuali interviste stravolte all'uopo con firme di valore e pensiero come Giampiero Mughini.

Il giornalista che furibondo, si ritrovò il suo testo poi ampiamente "emendato in senso ruffianoide" per l'augusto intervento del direttore del Panorama di allora, il fraterno amico di Silvio, Carlo Rossella. Storie dell'altroieri che adesso, mentre Renato Brunetta rimuove le antiche tirate contro il denaro pubblico smarrito nelle spire del "culturame" ed evoca operazioni di macelleria televisiva ai danni del suo mentore, un po' di sangue impastato con la merda sul palcoscenico dell'osceno, fanno effettivamente filtrare.

Malafemmina, Bocca di rosa, "pentita delle mutande" come diceva soavemente di fronte alla Bonev Maurizio Belpietro, in un attentato al buon senso a un tratto più verosimile ed evidente, di quello che denunciò ai suoi danni. Michelle non era una passante. Era di casa.

Più in là dell'ultima fiction dal titolo profetico prodotta da Mediaset ("Donne in gioco") lo dimostrano persino gli equivochi sms che disperata , Dragomira inviava a Francesca Pascale non più di una settimana fa e che in una manovra in stile Sisde, sono oggi di dominio pubblico: "Sono stata l'unica a ripetere che eri tu la donna giusta per lui. Il risultato è che oggi voi state sulle copertine dei settimanali e io sono distrutta professionalmente e psicologicamente, con un'azienda messa in liquidazione".

In svendita, come lei. Usata, gettata, ferita. Ancora molto pericolosa: "Due mesi fa ti avevo scritto che avevo bisogno di incontrare Silvio e ancora aspetto la risposta. Questa è la verità". L'ultima, prima della prossima.

2. PITONESSE E OLGETTINE A TESTA BASSA SU SANTORO
Ecco alcuni dei tweet pubblicati ieri durante la diretta di ‘Servizio Pubblico'. Ci sono quelli estemporanei, scritti di getto da chi conosce bene i protagonisti della vicenda. E quelli che invece hanno intasato in maniera coordinata e continuativa i social network durante l'intervista su La7.

SANTORO STA MALE Performance inquietante. Dobbiamo fare qualcosa per lui. Qualcuno chiami un'ambulanza.
@Maurizio Gasparri

LA MADRE DELLA BONEV dice di lei che racconta molte bugie.
@Stefania Prestigiacomo

NOOOO #pascalLesbian i fagiolini posso capire...ma le lettere di Putin tra le tue mani NO!!! #serviziopubblico

@Ioana Visan

PIÙ CHE SERVIZIO PUBBLICO, Santoro dirige i servizi pubblici, cioè i bagni pubblici. Una cloaca spacciata per giornalismo.

@Luca D'Alessandro

SANTORO vero utilizzatore finale. Andrebbe indagato per sfruttamento della prostituzione.

@Daniela Santanchè

CONOSCO FRANCESCA Non è quella donna raccontata da Santoro. Triste pagina di spazzatura tv.

@Alessandro Sallusti

INVETTIVE, mistificazioni e delazioni. Trasmissione davvero di cattivo gusto. E lo chiamano #serviziopubblico ... Che squallore!

@Mariastella Gelmini

TRASMISSIONE PESSIMA Impossibile distinguere vero da falso, persone vere da imitatori. #Santoro inventa il disinfotainment.

@Debora Bergamin

 

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