meloni salvini

“QUELLA È GIÀ QUI?” – AL COMIZIONE DEL CENTRODESTRA IL GRANDE GELO TRA SALVINI E MELONI - LEI A INSISTERE SUL FATTO CHE DI MINISTRI SI DEVE PARLARE DOPO IL VOTO, ANCHE SE NE HA “IN MENTE” QUALCUNO. LUI A PUNTUALIZZARE STIZZITO: “NON CI SONO DONNE O UOMINI SOLI AL COMANDO” – CALDEROLI: “LA LEGA VI SORPRENDERA’”. MA DAVANTI HA UN TAPPETO DI BANDIERE CON LA SCRITTA "FRATELLI D'ITALIA" – E POI IL SOSIA DI ROCCO SIFFREDI (“NO, IO SO’ CESARE”) E BERLUSCONI ARRIVA PER ULTIMO – IL RACCONTO BY RONCONE

https://video.repubblica.it/dossier/elezioni-2022-video/piazza-del-popolo-il-backstage-del-centrodestra-dal-bacio-salvini-meloni-alla-caccia-al-selfie-con-berlusconi/426791/427743

 

 

Fabrizio Roncone per il “Corriere della Sera”

SALVINI BERLUSCONI MELONI LUPI

 

Backstage, retropalco, piazza del Popolo, comizione di chiusura dei leader del centrodestra, attesa nervosa (per ora c'è solo Maurizio Lupi di «Noi Moderati», stretto nel suo abito blu, furbo, espertissimo: ha troppo mestiere per non capire che certi ritardi rischiano di risultare sgradevoli e che non puoi pensare di stordire i militanti sparandogli a palla le hit di Pupo e dei Ricchi e Poveri).

 

Lupi, ma che succede?

«Boh che devo dirle? Arriveranno».

Alle 18.10, quaranta minuti dopo l'annunciato orario d'inizio della manifestazione, ecco comparire Matteo Salvini. Camicia bianca, codazzo, supera le transenne, viene avanti con uno sguardo torvo.

 

Gli vanno incontro due dei suoi, sorridenti e servili.

«Grande Matteo! Benvenuto». E lui: «Quella è già qui?». Gli fanno segno di no, poi chinano la testa. Il Capitano allora sbuffa, si morde le labbra, chiede una bottiglietta d'acqua.

MELONI SALVINI 45

 

I comizi, alla fine, sono come le feste. È sempre più glamour presentarsi per ultimi, farsi aspettare. Provano a calmarlo, a giustificare la situazione: «È che la Meloni sta registrando Porta a porta». Peggio. Zitti, state zitti. Che poi con la Meloni ha già di nuovo bisticciato - a colpi di agenzie - poche ore fa.

 

Lei a insistere sul fatto che di ministri si deve parlare dopo il voto, anche se ne ha «in mente» qualcuno. Lui a puntualizzare stizzito: «Non ci sono donne o uomini soli al comando. Decideremo insieme la compagine dell'esecutivo».

SALVINI MELONI

 

Insomma: perché dipende sempre molto dalle percentuali con cui ti siedi al tavolo della coalizione. Si volta Roberto Calderoli, ghigno forastico: «Datemi retta: girano sondaggi tarocchi. Vedrete, la Lega vi sorprenderà». Poi va sul palco, il colpo d'occhio aiuta sempre un po' a comprendere (detto che sì, certo, okay: qui la Meloni gioca in casa). E quello che vede Calderoli è: un tappeto di bandiere con la scritta Fratelli d'Italia. Poco fa, Licia Ronzulli, salita in sopralluogo per FI, l'ha fatto notare (con ironia) a Giovanni Donzelli, che rappresenta gli interessi, chiamiamoli così, di FdI. Donzelli è come lo vedete in tivù: un toscano pieno di empatia, veloce; prima ha un po' gesticolato, l'ha buttata sul ridere, poi ha guardato l'orologio cambiando discorso: ma i nostri due capi quando arrivano?

 

Giro di telefonate tra Antonio Tajani e Maurizio Gasparri. Gli sguardi diventano rilassati: il Cavaliere è appena atterrato. Mezz' ora, e sarà qui.

 

Le ironie sul suo sosia, intravisto dietro le transenne, erano stupide e inutili.

SALVINI BERLUSCONI MELONI

Si sparge la voce che, intanto, è però arrivato Rocco Siffredi: in effetti, c'è un tipo che sembra davvero lui. Un cronista si fa coraggio: «Signor Rocco». Quello si sfila gli occhiali: «Lo so, gli assomiglio: ma io sono Cesare». Risate in una sala stampa tipo hangar. Laggiù hanno organizzato un piccolo rinfresco che, come sempre, diventa una tonnara. Oltre 500 i giornalisti accreditati, quasi la metà giungono dalla Cina, dal Messico, dagli Stati Uniti.

 

Un corrispondente tedesco spiega ai colleghi: «Ciornalista italiano sempre crande fame, ja!».

 

MELONI SALVINI

Il giro della piazza ha lasciato sulla Moleskine appunti scarni: è piena, ma riempita con qualche stratagemma. In fondo hanno sistemato cinque gazebo. Poi, davanti alla fontana, è stata allestita una grossa platea, con sedie riservate. Immaginate infine un lungo corridoio largo almeno venti metri destinato a fotografi e cameraman (sarà interessante vedere se il Pd, che pure qui chiude tra poche ore, apporterà modifiche strategiche). Sulla folla: massiccia presenza di militanti fedeli alla Meloni, molti cresciuti con lei nell'esperienza di Atreju, la storica manifestazione della destra giovanile romana; forzisti un po' su con l'età, ma ancora dentro una indistruttibile passione per il Cavaliere; rari i leghisti, alcuni rincuorati da Barbara Saltamartini.

 

Colpisce che tra i manifestanti non serpeggi quasi alcun disagio per le profonde distanze dichiarate da Meloni e Salvini su temi fondamentali (i due, sul palco, poi dissimuleranno, in un trionfo di smorfie e complicità): Europa, sanzioni alla Russia, flat tax, reddito di cittadinanza, immigrazione (e lasciamo stare la proposta della Lega di andare in deficit per 30 miliardi: l'argomento sembra essere un filo sofisticato). Comunque: ecco che arriva pure Giorgia Meloni.

salvini meloni piazza del popolo

 

Dietro c'è Francesco Lollobrigida, suo cognato e capogruppo uscente di Fratelli alla Camera: abito azzurro cangiante, occhiate, e camminata già da ministro; Fabio Rampelli resta umile: jeans grigi e giacca a vento verde. Adesso hanno messo su Maledetta primavera della Goggi. Parte qualche fischio, un gruppetto di ragazzi comincia a cantare l'Inno di Mameli a cappella. Ma ci siamo. Corteo grandioso, lampeggianti, applausi, grida di evviva. Dietro il finestrino, i capelli biondi di Marta Fascina. Poi lo sportello dell'Audi si apre lentamente. Il Cavaliere. Con quel sorriso lì. Con quella voce lì: «Ragazzi, direi che possiamo cominciare».

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