QUELLI-DI-SINISTRA-CHE-ODIANO-LA-SINISTRA - ROSPY BINDI DICE NO A LETTINO PREMIER

Da Repubblica.it

Democratici in ordine sparso, anche il giorno dopo la rielezione di Giorgio Napolitano. Stamattina, sul suo blog, apre le danze Pippo Civati che ieri non ha votato per il bis. E lo fa con un'ironia amara. "Ci manca solo che Grillo candidi Prodi a Palazzo Chigi e che il Pd dica di no perché è un candidato di parte'".

E aggiunge: "Potevamo partire da Prodi e Rodotà e invece siamo partiti da Marini o Amato o qualcun altro che parlasse a Berlusconi. E non ci siamo fermati quando abbiamo capito che su Marini non avremmo retto. No, abbiamo deciso di andare in aula così. Del resto, nel 1992 ci fu il duello tra Napolitano e Rodotà sulla presidenza della Camera, che assomiglia moltissimo alla partita attuale. Quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra allora come oggi non se lo potevano permettere, evidentemente".

Poi è il turno di Rosy Bindi che, ospite di Maria Latella, stronca l'ipotesi del governo larghe intese e l'ipotesi che a guidarlo possa essere Enrico Letta, vicesegretario dimissionario: "Ho grande stima di Enrico Letta e credo che sarebbe molto capace e saprebbe guidare un governo ma di certo questo non è il momento", dice. Analizzando il caso dei franchi tiratori Pd, critica il segretario per la scelta dei parlamentari. E quindi la nuova generazione di deputati e senatori Pd.

"Che noi avessimo, e abbiamo bisogno tuttora, di un rinnovamento della classe dirigente, e' fuori discussione. Che il modo per ottenere il risultato fosse quello che ha realizzato Bersani, mi ha trovato profondamente contraria da molto tempo. Ma soprattutto abbiamo portato in Parlamento, con le primarie, alcune persone che in questi giorni hanno dimostrato di non avere consapevolezza del proprio compito, in un momento in cui va rilanciato il ruolo del Parlamento".

Amareggiato a dir poco è Franco Marini, trombato nel primo giorno di votazioni. "Quanto accaduto è più che inaccettabile, è stato volgare e ingiusto", dice. E ancora: "Il Pd deve recuperare credibilità, l'ha persa tutta e non so come ci si possa sedere accanto a interlocutori e leggergli negli occhi la domanda se si possono fidare".

E poi: "La mia candidatura era legata a una strategia che torna ora", visto che "Napolitano ora non ha spazi per dire cose diverse dal fare intese anche con il Pdl, non le chiamiamo larghe intese, chiamiamole medie intese...". "Questo partito non lo governa nessuno. La malattia è un dilagare di opportunismo che ha toccato questo nostro partito", dice. Poi l'attacco a Renzi, che l'ha impallinato la sera prima del voto: "Ha un'ambizione sfrenata, la moderi".

Per ora c'è c'è molta confusione sotto il cielo democratico. Ieri sono arrivate le dimissioni dell'intera segreteria, ma il presidente dei senatori, Luigi Zanda, si augura che Bersani possa restare. Stessa richiesta da Guglielmo Epifani e Dario Franceschini. Il portavoce nazionale, Andrea Orlando, prova ancora ad aprire ai Cinque Stelle: "I grillini dicevano che Bersani era l'ostacolo, ora che non c'è più ci dicano se sono disponibili a dare un governo a questo Paese", ha detto dopo la rielezione di Napolitano, mentre i grillini erano in piazza a protestare.

Forse già martedì ci sarà una direzione per convocare il congresso, che altrimenti sarebbe previsto solo a ottobre. Molto probabilmente non ci sarà una reggenza temporanea di Enrico Letta, la maggioranza del partito preferisce un comitato di reggenti. Ma il vero tema di divisione è il possibile governo di larghe intese.

Su questo il partito potrebbe spaccarsi. In particolare, sul nome di Amato come premier. Mentre sul partito già pesa la sfida di Barca - che definisce incomprensibile il no a Rodotà ed Emma Bonino - e Vendola, che dice no al governissimo in gestazione. In prospettiva, l'opzione gauchista in alternativa a quella di Matteo Renzi.

 

LETTA-BINDI-BERSANI ALL'ASSEMBLEA PDStefano Rodota FRANCO MARINI a Bressanone per il raduno nazionale alpini 2012 - foto ellemmeletta bindi prodi veltroni adinolfiGIORGIO NAPOLITANO E FRANCO MARINI FOTO LA PRESSE FRANCO MARINI E PIERLUIGI BERSANI

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