TRUMP NON RIESCE A IMBRIGLIARE NETANYAHU (E QUINDI BRIGA PER SOSTITUIRLO) - ISRAELE NON ARRETRA IN LIBANO: "BIBI" NON HA ALCUNA INTENZIONE DI RITIRARE LE TRUPPE DAL PAESE, NONOSTANTE SIA UNA DELLE CONDIZIONI POSTE DALL'IRAN PER RAGGIUNGERE UN ACCORDO DI PACE DEFINITIVO CON GLI USA - IL MINISTRO DELL'ESTREMA DESTRA BEZALEL SMOTRICH: "RESTEREMO PER ANNI NELLE ZONE CHE OCCUPIAMO" - TRUMP TDIALOGA CON LE OPPOSIZIONI E GLI 007 AMERICANI STANNO FACENDO DEI "CASTING" PER TROVARE UN SOSTITUTO A "BIBI". QUELLO CHE NON CONSIDERA È CHE SUL LIBANO C'È UN CONSENSO UNANIME IN ISRAELE. ANZI, IL "MODERATO" YAIR LAPID ATTACCA NETANYAHU PERCHÉ NON BOMBARDA ABBASTANZA...
NETANYAHU: "IN LIBANO FINCHÉ SARÀ NECESSARIO" NUOVI RAID IDF E VITTIME
Estratto dell'articolo di Daniele Castellani Perelli per "la Repubblica"
benjamin netanyahu donald trump mar a lago 3
Israele non arretra. La sua leadership non ha alcuna intenzione di ritirare le truppe dal sud del Libano, che insieme al cessate il fuoco è una delle condizioni poste dall'Iran per sbloccare il negoziato svizzero con gli Stati Uniti.
Per quanto riguarda la tregua, invece, nonostante l'ennesimo annuncio di stop agli attacchi arrivato poche ore prima, nella notte tra sabato e domenica raid aerei israeliani hanno fatto sette vittime in Libano tra la valle della Beqaa e il distretto di Tiro. Ma per tutta la giornata di ieri, mentre si tenevano i negoziati al Bürgenstock, non si è mai sparato. Per la prima volta dal 2 marzo.
benjamin netanyahu donald trump mar a lago
Ieri il governo e l'esercito israeliano hanno ribadito in continuazione che le richieste di cui si discuteva in Svizzera – dove i colloqui venivano fatti cominciare da una discussione di emergenza sulla questione libanese – erano considerate irricevibili.
«Resteremo per anni nelle zone che occupiamo in Libano», diceva in un'intervista il ministro delle Finanze, il falco Bezalel Smotrich. Parole chiare e ferme anche quelle del premier Benjamin Netanyahu, che assicurava:
«Rimarremo nella zona di sicurezza nel Libano meridionale per tutto il tempo necessario a proteggere i residenti del nord e tutti i cittadini. Il rapporto delle vittime in Libano è di un civile colpito ogni cinque terroristi. È incredibile, dovremmo essere elogiati, non condannati. E non permetterò mai all'Iran di dotarsi di armi nucleari».
benjamin netanyahu donald trump mar a lago
[...] È un dialogo tra sordi, con Hezbollah e l'Iran. Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto l'ipotesi di una zona di sicurezza israeliana in Libano, affermando che la permanenza di truppe israeliane sul territorio libanese è «impossibile: Israele è un aggressore e deve andarsene».
L'agenzia iraniana Tasnim, vicina ai Pasdaran, ha invece ricordato che il primo punto dell'accordo di Islamabad tra i presidenti degli Stati Uniti e dell'Iran prevede appunto la fine della guerra su tutti i fronti e la garanzia della sovranità e dell'integrità territoriale del Libano.
TRUMP E NETANYAHU GUIDANO UN BOMBARDIERE B-2 - VIDEO REALIZZATO CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE
In Israele, nonostante i sei soldati dell'Idf morti da giovedì, l'esercito è convinto che Hezbollah sia in una «situazione molto difficile», e intanto celebra la scoperta – arrivata grazie a un'operazione in cui sono stati uccisi 20 membri di Hezbollah – di un tunnel profondo 25 metri e pieno di armi in un villaggio del sud, Majdal Zoun, nel distretto di Tiro.
L'unica apertura ipotizzata ieri, riportata da Channel 12, vedrebbe l'esercito ritirarsi da alcune zone comunque fuori dalla Linea gialla che delimita l'occupazione israeliana nel sud del Libano, come la fortezza del Beaufort. Se ne parlerà da domani a Washington nel quinto round di colloqui tra Israele e Libano.
Governo ed esercito sanno di avere dalla loro parte l'opinione pubblica. Secondo un sondaggio dell'Istituto Agam, il 92% degli israeliani ritiene che l'Iran sia uscito vittorioso dalla guerra, l'83% dice che il Paese è meno sicuro e il 48,2% sostiene una rinnovata e significativa azione militare contro Hezbollah. [...]
LA CASA BIANCA CERCA ALTERNATIVE A BIBI APERTI I CANALI CON L’OPPOSIZIONE
Estratto dell'articolo di Fab. Mag. Per "la Stampa"
donald trump tira le orecchie e a benjamin netanyahu - immagine creata con l AI
Sedotto e abbandonato dagli Stati Uniti. Peggio: rimpiazzato. Sembra essere questo il destino del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu mentre si diffondono le indiscrezioni di Canale 12 di dossieraggio, da parte di «alcuni funzionari» dell'Amministrazione Trump, per stabilire «canali di comunicazione informali» con candidati politici rivali del premier alle prossime elezioni, tra cui l'ex primo ministro Naftali Bennett e l'ex capo di Stato Maggiore Gadi Eisenkot. [...]
Da qui, la porta sbattuta in faccia al vecchio amico Bibi. Addirittura, secondo il commentatore politico del quotidiano israeliano Maariv, Matti Tochfeld, «un giorno, senza preavviso, il presidente americano ha deciso di non rendersi più raggiungibile: ha iniziato a filtrare le chiamate del primo ministro Netanyahu e a non rispondergli più al telefono».
IL TWEET DI BENJAMIN NETANYAHU - NOBEL PER LA PACE A DONALD TRUMP
Non solo: il capo della Casa Bianca posta su Truth un articolo di justnews.com dal titolo "Trump ha in mano le carte della traballante rielezione di Netanyahu" e sembra condividerne la conclusione, secondo cui sarebbe lui a controllare il destino di Netanyahu.
Di per sé, il dato che Washington parli con l'opposizione israeliana non è nuovo né un'anomalia. Le amministrazioni americane, da decenni, coltivano rapporti con l'intero establishment politico e della sicurezza, evitando di puntare su un solo leader. Accadde con Yitzhak Rabin durante lo scontro tra George H. W. Bush e Yitzhak Shamir all'inizio degli anni Novanta:
dopo la vittoria americana nella Guerra del Golfo del 1991, il presidente George H.W. Bush voleva sfruttare il nuovo equilibrio regionale per rilanciare il processo di pace israelo-palestinese e coinvolgere anche i Paesi arabi. Per questo Washington intensificò discretamente i rapporti con il leader dell'opposizione Yitzhak Rabin, visto come un interlocutore più adatto a riaprire il negoziato di pace.
Uno dei casi più citati per sostenere un ipotetico tentativo degli Usa di rovesciare un premier israeliano risale a Barack Obama. Il Senato accertò che risorse finanziate dal Dipartimento di Stato finirono indirettamente per agevolare la campagna anti-Netanyahu del 2015, ma non trovò alcuna prova che la Casa Bianca avesse orchestrato un piano per far cadere il premier israeliano. All'epoca, un funzionario che parlò con il Times of Israel in forma anonima, disse:
«Non è un segreto» che l'amministrazione Obama abbia tentato di influenzare l'esito delle elezioni, in parte motivata dal desiderio di ripicca per il durissimo discorso di Netanyahu al Congresso, volto a minare l'accordo sul nucleare con l'Iran, il Jcpoa. Durante la guerra di Gaza, nel 2024, la Casa Bianca a guida Joe Biden e il Pentagono ricevettero Benny Gantz (oggi candidato di secondo piano, con nessuna chance di vittoria) a Washington, perfino prima di invitarvi Netanyahu. [...]
LA PACE E' VICINA - VIGNETTA BY GIANNELLI
I PUNTI DA CHIARIRE NEL PIANO DI PACE DI TRUMP - VIGNETTA BY ROLLI - IL GIORNALONE - LA STAMPA
