IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DIRA' COS'E' LA SINISTRA – FOLLI: "DOPO IL VOTO DEL 22-23 MARZO SARA’ DIFFICILE SCANSARE UNA RESA DEI CONTI ALL'INTERNO DELLA SINISTRA. IL NO HA CEMENTATO L'ASSE SCHLEIN-CONTE A CUI SONO AGGREGATI FRATOIANNI E BONELLI. MA C'È UN MONDO CHE RIFIUTA QUESTA SOLUZIONE, E RITIENE CHE SIA FONDAMENTALE NON PERDERE IL PASSAGGIO REFERENDARIO PER SALVAGUARDARE UNA CULTURA RIFORMISTA. PER CUI CHI VINCERÀ, POTRÀ DETERMINARE IL FUTURO DEL PD E L'ALLEANZA CON I 5S IN FORME MAI SPERIMENTATE PRIMA: ALMENO IN QUESTI ANNI RECENTI IN CUI CONTE HA QUASI SEMPRE DATO L'IMPRESSIONE DI ESSERE IL TIMONIERE DEL CENTROSINISTRA..."
Stefano Folli per la Repubblica – Estratti
Ora sappiamo che si voterà il 22 e 23 marzo: quindi mancano due mesi e dieci giorni al referendum sulla giustizia, o meglio sulla separazione delle carriere dei magistrati con la fine — si suppone — del potere delle correnti.
Le forze in campo sono abbastanza delineate. Sabato scorso ha preso il via a Roma la campagna del No con una riunione di innumerevoli sigle (dai Giuristi democratici all'Anpi, Arci, Acli, comitato Salviamo la Costituzione, Pax Christi, Medicina democratica, Rete degli studenti medi e molte altre) a cui si sono aggiunti esponenti politici, da Elly Schlein a Conte a Fratoianni, più il segretario della Cgil Landini che ha un po' rubato la scena agli altri. E ieri ha risposto da Firenze la "sinistra per il Sì" convocata da Giustizia e Libertà per iniziativa di Stefano Ceccanti, Enrico Morando e Carlo Fusaro.
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Per quanto lo schieramento favorevole alla riforma sia desideroso di non trasformare il referendum in una ordalia, è chiaro che sarà difficile scansare una resa dei conti. Non tanto tra destra e sinistra, quanto soprattutto all'interno dell'arcipelago della sinistra.
Per adesso il dibattito è tutto centrato su due modi diversi d'intendere l'essere di sinistra nell'Italia del 2026.
Il No ha cementato l'asse Schlein-Conte a cui sono ovviamente aggregati Fratoianni e Bonelli. Ma c'è un mondo che rifiuta questa soluzione, all'insegna di "salviamo la Costituzione", e ritiene invece che sia fondamentale non perdere il passaggio referendario proprio per salvaguardare una cultura riformista al di là del rapporto tra politici e magistrati.
Per cui chi vincerà in marzo potrà determinare il futuro del Pd — e l'alleanza con i 5S — in forme mai sperimentate prima: almeno in questi anni recenti in cui Conte ha quasi sempre dato l'impressione di essere il timoniere del centrosinistra, l'uomo che ne determina la rotta.
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