RENZI E BERLUSCONI: I COMPROMESSI SPOSI DEL NAZARENO - BUTTAFUOCO: QUEL MATRIMONIO S’HA DA FARE E AL PIÙ PRESTO. CI PENSA LA PROVVIDENZA, MA “SILVIO-LUCIA” S’INVAGHISCE D’UN ALTRO MATTEO” (SALVINI)

Pietrangelo Buttafuoco per il “Fatto Quotidiano”

 

RENZI BERLUSCONIRENZI BERLUSCONI

La storia non lo dice, ma Renzo è Renzie, Lucia Mondella è Silvio Berlusconi. Il giovin Matteo è Tramaglino, e il benedetto matrimonio che s’ha da fare – e al più presto – è il Patto del Nazareno.

 

Gli Sposi, loro malgrado, sono Promessi. Forse Silvialucia è una civetta immorale – per come dice il cardinal Bagnasco – però ama di sincero amore l’altro Matteo, il Salvini, il Paperino fomentatore di tumulti ai forni di Milano. Mentre Renzi, come Paperon de’ Paperoni, ama solo banche e assicurazioni.

 

Il Cardinale Borromeo è Giorgio Napolitano; l’Innominato è Giuliano Ferrara, costretto ad avallare tutte le trame di don Rodrigo, ossia Denis Verdini; mentre a farsi strumento della Provvidenza c’è Beppe Grillo, che in quel ramo del Parlamento (che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di deputati e senatori, scansando Mario Monti a seconda dell’uscita o dell’iscrizione al gruppo misto) raduna il suo gregge. Belante, va da sé.

 

DON ABBONDIO E I BRAVI

Don Rodrigo Verdini scommette con il cugino Attilio, Luca Lotti, di combinare il matrimonio e spedisce il più bravo tra i suoi bravetti, Oscar Farinetti, a cercare un curato per le nozze. Con la retina in testa, il Giglio al bavero e l’antico baffo, sul limitare di via Sant’Andrea delle Fratte, il beffardo Farinetti aspetta. È il Griso, lui. Attende l’arrivo di Gianni Letta, ossia don Abbondio. Il curato, stanco di pregare, già pregusta la cena (fagiolini a euro 80,00 cadauno) preparatagli dalla Perpetua, Francesca Pascale. È un’intrighina, lei, ma pur sempre una brava cuoca. Il Griso, intanto, sbarra la strada al curato e gli intima: “Questo matrimonio s’ha da fare, e in fretta!”.

renzi e berlusconi 2 2renzi e berlusconi 2 2

 

AZZECCA-GARBUGLI

L’episodio getta nello sconforto Renzi, ma Perpetua Pascale, la domestica di don Abbondio, lo convince dell’opportunità del Patto, ops, delle Nozze; e gli suggerisce di prendere comunque Silvialucia e, con sua mamma Fedelinagnese nata Confalonieri, di consultare un fior di avvocato. Questi è Franco Coppi detto Azzecca-garbugli, il quale, inizialmente, vuole aiutare la ragazza e avvalorare l’accusa di essere una civetta (indegna dunque del matrimonio) ma, venendo a capire in che guaio si finisce a contrastare il Patto, li caccia via.

 

FRA CRISTOFORO E DON RODRIGO

Ai tre, allora, non resta che rivolgersi a fra Cristoforo Delrio, il Graziano. Questi, inorridito, decide di affrontare direttamente don Rodrigo Verdini e convincerlo a lasciare liberi i due giovani. Ma il don, forte del proprio proposito, caccia il frate in malo modo. Allora fra Cristoforo Delrio – alla testa dei suoi nove figli, tutti fraticelli – lancia un terribile anatema. E don Rodrigoverdini, colpito, più che il saio scorge una toga – e già vive un presagio.

gianni lettagianni letta

 

LA NOTTE DEGLI IMBROGLI

Intanto Fedelinagnese propone un’idea agli Sposi Costretti: portare Silvialucia al cospetto di Wladimir Luxuria a Muccassassina e lì, sulle note del Tuca Tuca, alla presenza di almeno due testimoni, sottoscrivere l’unione civile con Salvini. La pensata è presto accolta. A far da palo ci sono Tonio Ghedini e Maurizio Landini detto Gervasio. Quest’ultimo è il cugino tonto di Renzo Renzi, ed essendo tonto non si accorge dell’irruzione in discoteca dei bravi che, sulle note di “una lacrima sul Griso”, tentano di sedurre la ragazza approfittando del lento. Silvialucia è sì, civetta, ma è controllata a vista da mamma Fedelinagnese, che – una volta fallita l’unione civile per sopravvenuto prefetto, inviato da Angelino Alfano! – porta via l’innocente strappandola ai bravetti.

 

ADDIO MONTI

È una struggente traversata quella di Silvialucia – in viaggio verso il convento di Cesano Boscone, in Lombardia – ed è nella corsa dal Lungotevere fino a via Nazionale, tra i quartieri di Roma, che, confortata da mammà, intona il suo addio al “rione Monti” (lì dove abita proprio Giorgio Napolitano, il cardinale Borromeo).

 

LA MONACA DI MONZA

renzi e napolitano assistono all'elezione di mattarella  renzi e napolitano assistono all'elezione di mattarella

Giunta a Cesano Boscone, “pochi passi distante da Monza”, Silvialucia viene poi accompagnata dalla madre guardiana, suor Ilda delle consorelle di santa Boccassina, al convento di Monza. È qui che, sotto il severo controllo di suor Lucia dell’Annunziata, madre badessa, vive la famosa Monaca di Monza, ovvero Lauragertrude Boldrini. La “signora” prende sotto protezione la giovane e, in men che non si dica, le cambia tutte le declinazioni.

 

Delle Olgettine fa degli Olgettini, di Dudù – il cagnetto di Silvialucia – fa Dudà. E, in rispetto alla parità di genere estesa agli animali domestici, del bue fa una bua (caduto/a vittima delle attenzioni di Egidio – “scellerato di professione”, zoofilo e seduttore di bovini – il/la quadrupede avvia un percorso di coming out verso una nuova identità grazie a Lauragertrude; e, sventurato com’è, se chiamato non risponde).

 

I TUMULTI DI MILANO

laura boldrini h partb laura boldrini h partb

Renzi, intanto, cerca ricovero all’Expo. Il giudice Raffaele Cantone, suo amico, è momentaneamente assente, e il giovane, rimasto per strada, si ritrova coinvolto nei disordini di piazza. Non si tratta dei tumulti dei forni: a infiammare Milano sono le proteste organizzate dalla Compagnia delle Opere. I ciellini, rabbiosi per l’arresto di Ercole Incalza, tentano l’assalto ai negozi di Rolex.

 

Renzi si fa trascinare dalla folla e digita un numero impressionante di tweet in difesa di Maurizio Lupi, criticando la giustizia che sta sempre dalla parte dei gufi e non #cambiamaiverso. Tra i suoi follower, un “birro” in incognito cerca di condurlo in questura, magari per presentarlo come nipote di Barack H. Obama, ma Renzi, stanco, si ferma a Eataly dove il poliziotto viene a conoscenza della sua vera identità e lo denuncia al Griso Farinetti, che lesto arriva – accompagnato dalla Nibbia, cioè Carlotta De Franceschi – e lo trae in arresto.

 

L’INNOMINATO.

verdini verdini

Don Rodrigoverdini chiede aiuto all’Innominato, ovvero Giuliano Ferrara, intelligentissimo e finissimo stratega che, questa volta, non indugia nel castello delle proprie teorie e va per le spicce: chiama Lauragertrude e, con l’aiuto dello scellerato Egidio, si fa portare Silvialucia e la trae prigioniera nella propria fortezza, in Toscana. L’Innominato – forgiato com’è nella tempra dei totalitarismi – riflette sulle proprie responsabilità e sulle trame di cui s’è reso autore; cerca anche una risposta ai dubbi che ormai lo assalgono, visti i risultati del primo patto del Nazareno (quello tra il Royal Baby e il Royal Cav.); quando, al sopraggiungere della sera, legge nel volto di Silvialucia la disperazione, vi vede altresì la propria conversione.

 

Preda dei rimorsi, cerca sollievo nel ricordo di quando, giovinetto, nel mausoleo di Mosca, sulla piazza Rossa, vide la Salma imbalsamata di Acciaio, le spoglie del padre della patria sovietica: “Stalin perdona molte cose per un atto antirevisionista”.

 

IL CARDINALE BORROMEO

L’Innominato trascorre una notte orribile funestata anche dal pianto di Silvialucia, che – dopo aver fatto promessa di non bere più Sanbitter, di non ballare nella tavernetta di Arcore e di non andare più per Bunga – a furia di lacrimare fa gocciare dalle gote anche il cerone. Per l’aere della vallata, intanto, s’odono le campane a festa. È un segno. Il cardinale Federigo Borromeo (antenato di Beatrice), qui impersonato da Giorgio Napolitano, è in visita pastorale.

napolitano durante il discorso di fine anno  napolitano durante il discorso di fine anno

 

Spinto dall’inquietudine e accompagnato da Emanuele Macaluso, l’Innominato si presenta in canonica per parlargli. E i tre, guardandosi negli occhi, si commuovono al ricordo dei bei piani quinquennali, dei kolchoz e dell’amata Pravda. Le parole più toccanti, sono quelle del Cardinale Borromeo: “Compagni, abbiamo perso tempo con Trotskiy, Kamenev, Zinov'ev e Bucharin. Dobbiamo forse perdere adesso i nostri giorni con una Daria Bignardi, solo per far sposare i due Nazareni riluttanti?”.

 

LA POSTA

GIULIANO FERRARA CANTA CON LA PARRUCCA ROSSA IMITANDO ILDA BOCCASSINI GIULIANO FERRARA CANTA CON LA PARRUCCA ROSSA IMITANDO ILDA BOCCASSINI

L’Innominato torna alla propria fortezza e libera Silvialucia. Impegnandosi a cambiare vita, Ferrara spedisce Silvialucia a casa di don Ferrante e donna Prassede, ossia Alessandro Sallusti e Daniela Santanchè, coppia di signori milanesi, che finalmente possono accogliere la ragazza, in attesa che venga a prenderla, per portarla con sé, il Matteo giusto: Salvini.

 

La storia non lo dice ma i lanzichenecchi a Cinque stelle sono in agguato, calano dal web e seminano i virus ovunque facendo sballare perfino i sondaggi di Alessandra Ghisleri. I monatti – Luigi De Magistris a Napoli e Vincenzo De Luca in tutta la Campania – assolvono al loro compito abietto: portare il colera informatico in tutte le email per tutte le primarie a venire. Come nel capolavoro Disney di Edoardo Segantini e Giulio Chierchini I Promessi Paperi, più che la Peste, scoppia la Posta.

 

LA PROVVIDENZA

BEPPE GRILLO BEPPE GRILLO

Nel frattempo, la Provvidenza, attende alla propria opera con da un lato Beppe Grillo che accoglie nel suo motoscafo ormeggiato a Portofino le tante vittime degli hacker, e dall’altro l’Innominato, sempre più fervente testimone del collettivismo socialista deciso a scacciare dalle mura del proprio castello gli ultimi piritolli liberali e sincronizzare finalmente il cronometro con l’orologio del Cremlino.

 

IL FINALE

A dispetto della peste e della posta, la Provvidenza mette tutto a posto. La storia non lo dice, ma il cardinal Borromeo solleva Silvialucia dal voto di bunghità e benedice l’arrivo di Salvini. La Provvidenza, però, vede proprio lungo: Salvini arriva ma dice no a Silvialucia. Perderà la testa per una bella Tosa di nome Flavia. E partirà per Verona. La storia non lo dice ma di Sergio Mattarella, infine – ossia il cocchiere Pedro che si conduce in carrozza mentre la storia si consuma – non si dice punto nulla.

matteo salvini 5matteo salvini 5

 

Ps. Era pronto il convolo. Doveva avvenire fra 33 giorni, 33 ore, 33 minuti e qualche secondo, com’è d’uopo a regola di disneyana parodia. La storia non lo dice, ma è stato Wladimir Luxuria a fornire a Berlusconi la famosa raggiera D&G di spilli d’argento da mettere in testa come Lucia (per il silicone e la tintura, invece, è dotato di suo). Mentre Renzi, nel ruolo di giovine ammodo, s’è vestito coi panni forniti da Brunello Cucinelli, sarto degli umili in cachemire.

renzi berlusconirenzi berlusconi

Ultimi Dagoreport

funerali crans montana

DAGOREPORT - ANCHE NOI, COME TUTTI, CI STRINGIAMO AL DOLORE PER I RAGAZZI ITALIANI MORTI A CRANS-MONTANA. LO STATO SI È IMMEDESIMATO NEL RUOLO DI MADRE E DI PADRE, CON SINCERA VICINANZA, MA O SI IMMEDESIMA PER TUTTI E SEMPRE (OGNI TRE GIORNI CI SONO DUE MORTI SUL LAVORO) O È MEGLIO CHE RESTI IL GARANTE DELLE REGOLE. NON ERANO SOLDATI DI VENT’ANNI CADUTI NELLA DIFESA DELLA PATRIA PER I QUALI È OBBLIGO MORALE CHINARSI SULLA BARA E I FUNERALI DI STATO…SONO STATI DEI RAGAZZINI DANNATAMENTE SFORTUNATI, COSÌ COME QUELLI SVIZZERI E FRANCESI, LE CUI SALME SONO RIMASTE O RIENTRATE IN SILENZIO - IN QUESTA TRAGEDIA LA COMPASSIONE PER IMMEDESIMAZIONE È RISULTATA PLASTICA NELLE NOSTRE DUE POLITICHE PIÙ NOTE: MELONI, CHE SI È PRESENTATA SULLA SCENA POLITICA AL GRIDO DI “SONO UNA MADRE” SI È COMPORTATA DA MADRE, MA È PRIMO MINISTRO. ELLY SCHLEIN, NON MADRE E DI PASSAPORTO SVIZZERO, SI È COMPORTATA DA SVIZZERA, IN SILENZIO SULLE REGOLE DI QUESTO SUO ALTRO PAESE. TROPPO MAMMA E TROPPI PASSAPORTI PER TROPPO DOLORE?

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

trump putin macron starmer

DAGOREPORT – I BOMBARDAMENTI FRANCO-BRITANNICI IN SIRIA, PIÙ CHE A COLPIRE L’ISIS, SERVIVANO A MANDARE UN MESSAGGIO A TRUMP E PUTIN: GUARDATECI, CI SIAMO ANCHE NOI. LONDRA E PARIGI, UNICHE POTENZE NUCLEARI EUROPEE E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, MA SONO STATI BEN ATTENTI A NON CONDANNARE IL BLITZ AMERICANO IN VENEZUELA. IL MOTIVO? ABBIAMO TROPPO BISOGNO DI TRUMP SULL’UCRAINA PER SFANCULARLO. IL TOYBOY DELL'ELISEO CI HA RIPENSATO SOLO QUANDO QUELLO L'HA PRESO PER IL CULO IMITANDOLO MENTRE LO PREGA DI NON FARGLI TROPPO MALE CON I DAZI – LA SIRIA A UN PASSO DALLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE: MA AL JOLANI PREPARA LA RESA DEI CONTI CON I CURDI…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…