CHE ROTTURA DI SANZIONI - DA RENZI A INTESA SANPAOLO IN ITALIA SI PUNTA SULLA REVOCA DELLE MISURE CONTRO MOSCA - L’AMBASCIATORE RUSSO: “AVEVAMO DETTO CHE QUESTE SANZIONI SI SAREBBERO TRASFORMATE IN BOOMERANG”

Francesco Manacorda per “la Stampa”

 

renzi al council on foreign relations  renzi al council on foreign relations

Bruxelles e Washington hanno deciso, ma a non poche parti del mondo produttivo italiano le sanzioni economiche varate contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina stanno strette. Non è un caso che ieri Matteo Renzi si sia augurato in un’intervista americana a Bloomberg Tv «che si revochino le sanzioni contro la Russia molto velocemente».

 

E non è un caso che in Italia, sempre ieri, esponenti del mondo imprenditoriale, finanziario, istituzionale e accademico abbiano partecipato a un’iniziativa che ha visto l’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, usare toni molto netti: «Avevamo detto che queste sanzioni si sarebbero trasformate in boomerang per chi le varava, ma non ci hanno voluto ascoltare. Se i partner occidentali continueranno su questa strada noi non potremo fare che reagire.

 

Adesso la Russia negozia con altri partner, industriali e commerciali, in primo luogo la Cina, specie sul fronte tecnologico. Così l’Occidente rischia di perdere quote di mercato da noi». A portare Razov davanti alla platea torinese, è stato Antonio Fallico, sulla carta presidente di Banca Intesa Russia e dell’associazione Conoscere Eurasia, ma nei fatti molto di più.

vladimir putin 9vladimir putin 9

 

A Mosca da quarant’anni, Fallico è stato ed è uno dei più potenti ambasciatori del business italiano in Russia e viceversa. Un ruolo che spiccava quando al governo in Italia c'era Silvio Berlusconi, ma che continua anche adesso, grazie ai suoi rapporti con lo stesso Vladimir Putin.

 

Ecco così che sotto l’egida di Eurasia, ma in collaborazione con Intesa Sanpaolo e con lo studio legale Gianni-Origoni-Grippo-Cappelli e partners, il seminario sulle «Relazioni industriali tra l’Italia e la Russia: scenario, prospettive e e opportunità», suona anche come un manifesto programmatico quando dichiara nel titolo dell’incontro che «Occorre ripartire dall’economia per riaprire il dialogo». Superare, insomma, il blocco delle sanzioni. 

 

Non si tratta di essere politicamente filorussi, è il mantra che anche ieri è risuonato negli interventi, ma di fare i conti con misure che aggravano la situazione già difficile di molte aziende italiane. I dati citati da Fallico parlano di una caduta verticale dell’export italiano verso Mosca in estate, quando si andavano avvicinando le sanzioni.

09 gianmaria gros pietro m riccardi09 gianmaria gros pietro m riccardi

 

Ma già i numeri dei primi sei mesi del 2014, quando le sanzioni non erano state ancora approvate, mostravano un calo dell’import italiano del 13% sullo stesso periodo del 2013, specie a causa di minori acquisti di petrolio e gas, e una riduzione delle esportazioni verso la Russia del 9%, questa volta più che altro per una riduzione delle vendite di macchinari e attrezzature italiane. 

 

C’è chi come la presidente dei Giovani imprenditori torinesi Cristina Tumiatti non solo raccoglie le preoccupazioni dei suoi associati, ma fa anche i conti in proprio con la crisi geopolitica: la sua azienda Sea Marconi, che si occupa della gestione di trasformatori, ha visto per ora congelarsi un possibile accordo in Russia. C’è il presidente di Iren Holding, Francesco Profumo, che racconta come la sua multiutility avrebbe interesse a portare in Russia il teleriscaldamento e l’utilizzo a fini energetici dei rifiuti.

Sergey Razov ambasciatore Russo in Italia con la moglie Sergey Razov ambasciatore Russo in Italia con la moglie

 

C’è un caso di successo come quello della collaborazione tra l’azienda lombardo-veneta Pietro Fiorentini, vera multinazionale tascabile che produce sistemi per la misurazione del gas e lavora in oltre 80 Paesi, e i russi di Rosneftgazstroy, che gli interessati sperano non sia toccata dalle sanzioni. O l’esperienza di chi oggi in Russia assembla gli elicotteri AW 139, come la Augusta Westland del gruppo Finmeccanica, che là opera con una joint-venture paritetica. 

 

barack obama barack obama

Anche i conti di Intesa-Sanpaolo risentono della situazione politica, spiega Fallico, che non fa mistero di essere in disaccordo con le sanzioni: «L’Italia è tra i Paesi europei più sensibili a ristabilire rapporti sereni con la Russia, anche perché i nostri interessi non possono essere confusi con quelli di altri Paesi». E di collaborazione tra «economie complementari, che stanno bene insieme», parla anche il presidente del consiglio di gestione di Intesa-Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro.

 

In ogni caso l’assicurazione di Mosca, per bocca di Razov, è che anche un’escalation economica non si tradurrà in una serrata delle forniture energetiche russe: «Nessuno sta progettando di chiudere il gas all’unione europea. Gazprom è da sempre un partner affidabile e la Russia è garante della sicurezza economica europea»

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