alessandro onorato - goffredo bettini - giuseppe conte - foto lapresse schlein renzi

RENZI O NON RENZI? QUESTO È IL DILEMMA DEL CAMPO LARGO – A VOLER LASCIARE FUORI DALL’ALLEANZA L’EX PREMIER È LA TRIADE CONTE-BETTINI-ONORATO, UN BLOCCO CHE DA MESI LAVORA AI FIANCHI DELLA SEGRETARIA PD ELLY SCHLEIN PER ESCLUDERE MATTEONZO, CHE SOGNAVA DI DIVENTARE L’AGGREGATORE DI UN CENTRO LIBERALE, PER BILANCIARE LE SBANDATE PUTINIANE-GRUPPETTARE DELL’ALLEANZA  - BETTINI SMENTISCE: “MAI POSTO VETI” – LA QUESTIONE PRIMARIE: RICCARDO MAGI, ALESSANDRO ONORATO, RUFFINI: TUTTI GLI ASPIRANTI FEDERATORI POTREBBERO CORRERE IN PRIMA PERSONA, CON IL RISULTATO DI PORTARE VIA ALTRI VOTI A SCHLEIN (E DI FATTO CONSEGNARE LA LEADERSHIP A CONTE, GIÀ IN VANTAGGIO NEI SONDAGGI). SI MOLTIPLICANO I CONTRARI ALLA CONSULTAZIONE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER (TUTTI VECCHI VOLPONI: PARISI, FRANCESCHINI, MASTELLA...)

C.SINISTRA: BETTINI (PD), MAI POSTO VETI A RENZI NEL CAMPO LARGO

goffredo bettini rilancio di rinascita

(LaPresse) - "Sui retroscena politici ricostruiti dai grandi giornali non entro nel merito. Servirebbero continue rettifiche. Tuttavia, oggi sulla Stampa si afferma con molta evidenza che avrei posto un veto sulla presenza di Renzi nel campo largo.

 

A parte che un mio veto rappresenterebbe ben poco, ricordo che ci sono decine di dichiarazioni nelle quali sottolineo l'efficacia e la coerenza dell'opposizione di Renzi alla Meloni e la necessità del suo contributo al campo largo.

 

Non va sprecato nemmeno un voto nella sfida contro la destra". Così in una nota Goffredo Bettini, dirigente nazionale del PD e direttore editoriale della rivista Rinascita, in merito ad alcuni retroscena giornalistici. "Il mio rispetto per la Stampa e i suoi giornalisti rimane altissimo e invariato. Questa precisazione serve per chiarire con tutti gli interessati le mie convinzioni", conclude. 

 

alessandro onorato giuseppe conte assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse

FAIDE, VETI SU RENZI E MOSSE ANTI-CONTE I TORMENTI NEL CANTIERE DEL CAMPO LARGO

Estratto dell’articolo di Niccolò Carratelli e Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

Qualche settimana fa, in una delle torride giornate romane, Carmine Fotia ha incontrato Giuseppe Conte, Goffredo Bettini e Alessandro Onorato per discutere della sua possibile candidatura alle elezioni suppletive di Reggio Calabria per la Camera.

 

La parte della storia che qui interessa non è tanto il destino di Fotia, reggino, giornalista, autore tv – poi non se n'è fatto più nulla perché il Pd in Calabria ha spinto per un altro nome –, ma il particolare che a sostenerlo sarebbero stati il leader del Movimento 5 stelle, lo stratega del Pd, che coccola il sogno di riportare Conte a Palazzo Chigi, e l'assessore di Roma, emanazione di Bettini e ideatore di Progetto civico Italia, piattaforma che vorrebbe occupare uno spazio al centro del tormentato Campo largo.

MATTEO RENZI - FOTO LAPRESSE

 

In questa alleanza progressista ancora tutta da costruire e rattoppare, Conte, Bettini e Onorato sono un blocco attivo, che lavora ai fianchi della segretaria del Pd, Elly Schlein, e che propone un perimetro preciso della coalizione, dalla quale vorrebbero lasciar fuori il leader di Italia Viva Matteo Renzi. A mettere in fila i patimenti del centro-sinistra servirebbe un romanzo.

 

Ma proviamo a sintetizzare cosa li provoca: le ambizioni da premier del presidente del M5s, le sue fughe in avanti, che costringono il Pd a inseguire, le regole e i tempi delle primarie, la vecchia guardia dem che fatica a far passare l'idea che sarebbe meglio un candidato terzo, alternativo a Schlein e Conte. Poi la questione irrisolta della gamba centrista e i veti su Renzi.

 

elly schlein e goffredo bettini rilancio rinascita

[...]  Schlein ha appena festeggiato in vacanza il traguardo di segretaria più longeva nella storia del Pd. Renzi ha ancora il primato dei giorni complessivi alla guida del partito, ma con due diversi mandati. Fatti i calcoli, per batterlo Schlein deve restare in sella almeno fino ad aprile e, dunque, non può fallire il passaggio fondamentale che si consumerà prima: le primarie di coalizione del centrosinistra.

 

Una sconfitta ai gazebo sarebbe rovinosa [...], tanto che i parlamentari più vicini alla leader non vogliono nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi. Negano di essere preoccupati da questo agosto arrembante di Conte, che ha monopolizzato il dibattito interno al Campo largo: dalla linea sull'invio di armi all'Ucraina, da decidere alle primarie, fino all'ultima presa di posizione sulla cultura woke, che «non serve alla sinistra per fare giustizia sociale».

 

Riccardo Magi Benedetto Della Vedova

In mezzo anche il "one man show" di cinque ore in veste di salvatore della patria in commissione parlamentare Covid e l'orazione pacifista e antifascista alla commemorazione dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema.

 

Poi decine di post per incalzare Giorgia Meloni su migranti e caro-carburanti. Nell'ultimo, ieri, sollecitava un «Consiglio dei ministri straordinario con misure vere, senza paura», con il tono di chi saprebbe come intervenire.

 

Del resto, l'ex premier ha già impostato la campagna per le primarie su quello che è oggettivamente il suo punto di forza rispetto a Schlein: l'esperienza di quasi tre anni a Palazzo Chigi.

IL FILO CONTE - UNA MATASSA INTRIGATA - VIGNETTA BY GIANNELLI

 

La segretaria dem si mostra apparentemente impermeabile: unica replica quella sul tema Ucraina-primarie per sedare una rivolta interna al Pd. Dopo due settimane di silenzio, si è rifatta viva con un'intervista a Milano Finanza, tutta centrata su economia e crescita. Una risposta indiretta a Conte alla sua provocazione sul woke, ma senza mai citarlo, ci mancherebbe.

 

«Lei è convinta che la linea testardamente unitaria la premierà», continuano a ripetere i dirigenti a lei vicini. Ma in molti nel partito non la pensano così, temono che lasciare troppo spazio a Conte possa trasmettere debolezza.

 

[...] La grande incompiuta politica resta quella parolina che nel centro-sinistra è posizionata prima del trattino. Il contenitore moderato, il centro liberale o la Casa riformista che aveva immaginato Renzi. Su di lui è calata la maledizione di Bettini e Onorato. Ma anche di chi, come Riccardo Magi, segretario di Più Europa, lo ha già sperimentato alle Europee come socio dentro la lista Stati Uniti d'Europa. Ne uscirono con le ossa rotte, sia loro, sia Carlo Calenda.

 

alessandro onorato giuseppe conte assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse 5

Ora si tratta di capire che fare. Renzi aveva proposto un aggregatore che ambisse al 10% dei consensi e, in teoria, avrebbe il sostegno di Schlein. Il problema è che i contrari sono troppi e i candidati dell'area moderata alle primarie si moltiplicano.

 

In un'intervista alla Stampa Magi ha annunciato l'intenzione di correre in prima persona. Onorato ci pensa, come anche Ernesto Maria Ruffini, l'ex numero uno dell'Agenzia delle Entrate, oggi alla guida dei comitati civici "Più uno". Tutti aspiranti federatori, che sulla carta porterebbero via voti a Schlein e potrebbero rivelarsi fatali per lei nel caso di primarie a turno unico.

 

goffredo bettini dimartedì

Per Benedetto Della Vedova, deputato ed ex segretario di Più Europa, in rotta totale con Magi, non ha alcun senso l'embargo dei riformisti a Renzi: «Il suo governo è stato il simbolo del riformismo italiano negli ultimi anni». Molti lo soffrono perché «è una figura ingombrante mediaticamente» ma è lui «il primo ad aver detto che non vuole candidarsi alle primarie».

 

Secondo Della Vedova non hanno alcun senso candidature che rivelano «un po' di protagonismo personale». Ce l'ha con Magi, ma non solo. Per «passare dall'irrilevanza alla rilevanza bisogna ragionare in una logica federativa, come fu la Margherita, o perfino sull'esempio di Avs». Ambendo almeno al 6-7%. «Solo così hai un peso, per esempio, per poter rispondere a Conte semmai, al governo, dovesse mettere in discussione il sostegno all'Ucraina».

 

ALESSANDRO ONORATO - MATTEO RENZI - ERNESTO MARIA RUFFINI - SILVIA SALIS

[...]  L'auspicio tra i dem è che la segretaria non ceda sulle regole delle primarie, in particolare sul ballottaggio tra i due candidati più votati. Una soluzione che dovrebbe avvantaggiarla, rispetto al turno unico (con voto anche online), che è la formula preferita da Conte.

 

Altro nodo: quando convocare la consultazione. Entro la fine dell'anno, come vorrebbe il Movimento, o all'inizio del 2027, che è l'orizzonte a cui guardano dal Nazareno. «Se le primarie non decidono la linea politica, allora a cosa servono?», ha domandato nel suo ultimo editoriale Rocco Casalino, nella duplice veste di ex portavoce di Conte a Palazzo Chigi e direttore di La Sintesi, testata online da lui fondata.

 

giuseppe conte alessandro onorato elly schlein assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse 3

L'ex premier la pensa così ma, con questa impostazione, il rischio di farsi male è alto. E, visto che nel Pd in pochi si fidano, c'è chi propone la sottoscrizione di una Carta dei valori per le primarie.

 

Davanti a questo groviglio di incertezze e di sospetti non sono pochi a suggerire di evitare le primarie, perché «sono un cavolata e sarebbero deleterie», ribadisce Angelo Bonelli. Con il collega di Avs, Nicola Fratoianni, aspettano Schlein e Conte per un dibattito alla festa del partito a Roma, il prossimo 8 settembre: «Non nasconderemo il nostro fastidio per questa loro corsa alla leadership», dice il portavoce dei Verdi (che smentisce di voler candidare Sigfrido Ranucci con Avs alle prossime Politiche).

 

abbraccio gaetano manfredi giuseppe conte

Il partito del "no alle primarie" ha rappresentanti autorevoli anche nel Pd. Il capofila è Dario Franceschini. Ma c'è anche un fondatore come Arturo Parisi, un vecchio democristiano come Clemente Mastella, la sindaca di Genova Silvia Salis. Renzi continua a indicarla come il nome giusto per competere contro Meloni, anche se la sua stella ora sembra brillare un po'meno dei mesi scorsi. Di nuovo, pesano le ambizioni di Conte, che diffida di chi si spende per una candidatura terza, come Salis, come l'ex capo della Polizia Franco Gabrielli, o come il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

 

L'unico forse, riflettono nel Pd, che potrebbe convincere Conte a rinunciare a giocarsela per Palazzo Chigi. Con un interrogativo: avrebbe poi la forza di affrontare Meloni in una sfida che sarà molto mediatica?

enzo maraio, stefano patuanelli, riccardo magi, giuseppe conte m5s, alessandro onorato, elly schlein, gaetano manfredi assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse 4ERNESTO MARIA RUFFINI ELLY SCHLEINgiuseppe conte gaetano manfredi alessandro onorato silvia salis progetto civico italia foto lapresse

 

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