1- IL PIANO SEGRETO DI BERSANI PER SILURARE IL ROTTAMATORE: POICHÉ LE PRIMARIE SARANNO “APERTE” A TUTTI, IL PD PRESENTERÀ SOLO UN CANDIDATO: PIER CULATELLO! 2- PER EVITARE LA RIPETIZIONE DEI ‘’SUICIDI ASSISTITI’’ DI GENOVA E MILANO E PALERMO, IN CUI I CANDIDATI DEL PD SONO STATI UMILIATI DAGLI “ESTERNI” DORIA E PISAPIA E ORLANDO, IL PARTITO SERRA LE FILA E CHIUDE LA PORTA ALLA ROTTAMAZIONE INTERNA 3- MA RENZI ORMAI SI è GIOCATO TUTTO, E ALLE PRIMARIE DEVE PARTECIPARE, IN UN MODO O NELL’ALTRO. SE FOSSE ESCLUSO DAL REGOLAMENTO, NON GLI RESTA CHE MOLLARE IL PD, FARE UNA PROPRIA LISTA, E CON QUESTA PRESENTARSI ALLE PRIMARIE DI COALIZIONE 4- BINDI, LETTA E FRANCESCHINI DAI PM PER IL CASO LUSI, IL PD TEME GLI AVVISI DI GARANZIA…

1- DAGOREPORT - IL PIANO PER SILURARE RENZI
Domani ci sarà una poco affollata e molto accaldata assemblea del Pd, in cui Bersani dovrà spiegare come, quando, e con quali regole si faranno le primarie. Quando le annunciò qualche settimana fa, il segretario parlò di "primarie aperte", il che farebbe pensare a una competizione più ampia possibile.

Ma il termine nasconde in realtà una chiusura notevole: in una consultazione "aperta" ci saranno candidati di tutta la possibile coalizione (che sia con il Terzo Polo o con il fronte Vendola-Di Pietro), oltre a esponenti della società civile, delle associazioni, delle liste civiche, magari pure un nome della "lista Repubblica" o un grillino disturbatore.

E qui sta l'inghippo: Bersani, per evitare il ripetersi dei casi suicidi di Genova e Milano, in cui il Pd ha presentato tre candidati che hanno miseramente perso contro Doria e Pisapia, vuole imporre la regola di un solo candidato del partito che sfidi gli "esterni". E, chiaramente, il vertice proporrebbe proprio Bersani, sbarrando la strada al rottamatore Renzi.

Vedremmo quindi una riedizione delle primarie-bufala del 2005 in cui Prodi fu "sfidato" da Mastella, Bertinotti, Pecoraro Scanio, all'epoca leader dei partiti che sostenevano la coalizione di centrosinistra. Stavolta però, se da una parte potrebbero esserci candidati più interessanti e "nuovi", l'operazione sarebbe ancora più inutile: nel 2005 Prodi aveva bisogno di una legittimazione popolare dopo essere stato per anni fuori dall'Italia. Bersani invece è già stato votato alle primarie (2 anni e mezzo fa).

Quindi la scelta è tra un'operazione suicida e fratricida in cui il partito si scanna a vantaggio delle frange, com'è successo nelle primarie cittadine, e l'esclusione di Renzi e di qualunque altro candidato Pd, che creerebbe una spaccatura fortissima nel partito e darebbe l'idea di un movimento immobile e che cerca solo di proteggere la sua nomenklatura.

Il sindaco di Firenze, dopo il secondo "Big Bang" ha iniziato una campagna elettorale a tappeto, ha radunato i suoi, ha messo tutte le fiches sul tavolo e ormai non può più tornare indietro. "In un modo o nell'altro a queste primarie parteciperò", dice ai suoi. Questo vuol dire che se fosse escluso dal regolamento, gli rimarrebbe una sola soluzione per non sparire dalla politica nazionale: abbandonare il Pd, mettere in piedi una propria lista, e con questa presentarsi alle primarie di coalizione.


2- BINDI E LETTA NEL TRITACARNE LUSI
Laura Cesaretti per "il Giornale"

Al quartier generale del Pd si sono resi conto che sarà dura portare a Roma, in un caldo weekend di mezzo luglio, i mille membri dell'Assemblea nazionale, convocata per sabato. Non a caso si è deciso l'altro giorno di spostarla dalla Fiera di Roma al più ristretto salone delle Fontane dell'Eur.

Le molte assenze che si annunciano rischiano di rendere più incerto il voto sugli ordini del giorno più controversi già annunciati. Pippo Civati, Andrea Sarubbi, Debora Serracchiani e Salvatore Vassallo sono pronti a tornare alla carica, chiedendo primarie per la scelta dei candidati al Parlamento e un limite rigoroso di tre mandati per deputati e senatori.

All'ultima riunione dell'Assemblea, lo scorso gennaio, Bersani aveva pregato di accantonarli, in attesa della mitologica riforma del Porcellum , stavolta però i promotori promettono di non demordere. E difficilmente gli ordini del giorno sarebbero bocciati da una platea non blindata, cosa che allarma non poco lo stato maggiore. Ma non è certo l'unica nube nel cielo Pd.

Ieri, per dirne una, correva voce nel Palazzo che nella Procura di Roma (dove continua il via vai di dirigenti della ex Margherita interrogati come persone informate sui fatti, da Franceschini a Letta a Fioroni alla Bindi) ci sarebbe tensione tra due scuole di pensiero: quella che vorrebbe iscriverli tutti sul registro degli indagati, e quella che invece frena. Non si sa chi la spunterà, ma certo il fantasma di un raffica di avvisi di garanzia a dirigenti del Pd non lascia tranquilli i vertici.

Poi ci sono le partite politiche aperte, a cominciare dal dossier legge elettorale. Ieri Bersani è stato convocato al Quirinale da Napolitano, che segue con attenzione i conati parlamentari della riforma. Il segretario Pd fa muro su due questioni: le preferenze, chieste da Pdl e Udc (ma ben viste anche da ampi settori del Pd) e quella del premio di maggioranza al primo partito. Bersani insiste invece per il premio di coalizione, il che è singolare visto che per i sondaggi a beneficiare del bonus alla lista sarebbe proprio il Pd, che potrebbe avere un 10-15% di seggi in più.

C'è chi spiega questa resistenza col fatto che il leader spera di costringere sia Sel che l'Udc a coalizzarsi, e chi sostiene che sia una promessa fatta alla fantomatica «lista Repubblica», che vorrebbe beneficiare del premio, fatto sta che per ora i veti incrociati bloccano tutto e Napolitano è preoccupato. Poi c'è lo scontro sul governo Monti. Ieri l'inarrestabile Stefano Fassina, responsabile economico Pd, ha praticamente dato del golpista al premier: «Il governo Monti ci sta avvitando in una involuzione economica ed anche democratica», ha tuonato.

Facendo imbufalire l'ala filo-montiana del partito: «Fassina smentisca», gli intima Vinicio Peluffo. Sarcastico Roberto Giachetti: «Involuzione democratica? Il sole picchia, date un ombrellone a Fassina!». Intanto però Bersani si schiera con la Cgil in difesa del totem della concertazione, messo in mora dal governo. Mentre Matteo Renzi, sempre più calato nei panni dello sfidante per le primarie, apre ai «Quindici» Pd che hanno chiesto al partito di adottare «l'agenda Monti» per la prossima legislatura: «Un ottimo punto di partenza».

Sarà il sindaco di Firenze, e il suo duello (con molto fair play) col segretario, il pezzo forte dell'Assemblea di sabato. Certo, stuzzica Renzi, «doveva essere la grande assemblea che lanciava primarie e ne definiva le regole», ma «è cambiato l'ordine del giorno, per motivi che Bersani ci spiegherà». Al segretario toccherà rispondere, e confermare che le primarie prima o poi si faranno. Con gran dispetto di chi, da D'Alema alla Bindi agli altri big, teme di perdere peso politico e le vede come la peste.

 

BERSANI E RENZI SUL VOTO LUSI DAL BLOG DI BEPPE GRILLORENZI-BERSANIRENZI-BERSANIdipietro bersani vendola pippo-civatiANDREA SARUBBI Serracchiani DeboraDARIO FRANCESCHINI GIUSEPPE FIORONI ROSI BINDI DORMIENTE

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