grasso boldrini renzi

CRONACHE DI POVERI AVANZI – RENZI SI CANDIDA AL SENATO DOPO AVR PERSO LA BATTAGLIA REFERENDARIA PER ABOLIRLO - LA "BOLDRINOVA" TROVA POSTO IN “LIBERI E UGUALI” E PUNTA A FARE LA VICE-GRASSO MA NEL PARTITO DI BERSANI E D’ALEMA E’ GIA’ PARTITA LA FRONDA: "IL TICKET ISTITUZIONALE E’ UNA PAGLIACCIATA. CHE FACCIAMO IL PARTITO DEI PRESIDENTI?"

Carlo Bertini e Ugo Magri per La Stampa

 

renzi 25

Ultime convulsioni di una legislatura sfortunata. Oggi il Senato metterà il timbro sulla legge di bilancio che garantisce ossigeno all’Italia per i prossimi dodici mesi. Dopodiché dovrebbe occuparsi di Ius soli, già in calendario, ma senza che il dibattito possa entrare nel vivo e prolungarsi oltre Natale. Pendono 50 mila emendamenti e manca una maggioranza, dunque insistere sarebbe accanimento. Ci si attende che da un giorno all’altro venga restituita la parola al popolo sovrano.

 

E come sempre accade, quando si avvicina il giorno del giudizio, nei palazzi è tutto un accavallarsi di nervosismi e fibrillazioni. Sono circolate voci di conflitti istituzionali, gossip rilanciati dal sito «Dagospia», che farebbero intravvedere un braccio di ferro tra Pd e Colle sulla data delle urne e, prima ancora, sullo scioglimento delle Camere. La Commissione parlamentare sulle banche è virtualmente conclusa, chi ha avuto ha avuto, ma sui protagonisti della battaglia aleggia il timore di ulteriori strascichi velenosi (tutti gli atti acquisiti a San Macuto sono stati doverosamente trasmessi dal presidente Pier Ferdinando Casini alla magistratura). Logico che qualcuno si interroghi se la data del 4 marzo per tornare al voto non sia troppo in là e convenga bruciare le tappe. 

RENZI BOSCHI

 

Sintonia Colle-Pd  

Al momento, tuttavia, non si prevedono anticipi. Nessuno si fa avanti per chiederli, nemmeno il Pd. Per cui resta immodificato il timing nella formula, cara al presidente della Repubblica e al capo del governo, di un epilogo ordinato della legislatura. Mattarella e Gentiloni, fino a ieri, non avevano definito i dettagli di questo “cronoprogramma”; tuttavia ai piani più alti si dà per scontato che il decreto presidenziale di scioglimento sarà firmato tra giovedì e venerdì prossimi: subito dopo la conferenza con cui il premier traccerà un bilancio del lavoro fatto. Ma a decidere la data del voto sarà principalmente il governo, e la collocherà nell’ambito della “finestra” indicata dalla legge, cioè tra i 45 e i 70 giorni successivi. Gli uomini di Renzi assicurano che la sintonia istituzionale è massima, «si voterà il 4 marzo e a noi sta bene così». Dello stesso tenore la risposta che si riceve a Palazzo Chigi. Il cui inquilino si sta già preparando alla battaglia e ha concordato con Renzi dove si candiderà per dare il massimo contributo alla causa ”Dem”. 

richetti renzi

 

Tutti i «big» in prima linea  

Gentiloni sarà in lizza nel collegio Roma-1 per la quota maggioritaria e guiderà la lista proporzionale in Piemonte e in Puglia. La vera sorpresa sta maturando nella “war room” del leader Pd: Matteo Renzi vuole diventare senatore, un po’ paradossalmente dopo avere ingaggiato (e perduto) la battaglia costituzionale per trasformare Palazzo Madama nel Senato delle autonomie. Dovrebbe scendere in pista nel collegio uninominale di Firenze-Centro al Senato. Sarà pure capolista al proporzionale in Campania e in Lombardia. In queste ore, tutti gli altri “big” del governo si stanno prenotando le caselle e Matteo li lascia liberi di scegliere. Marco Minniti, ministro dell’Interno, sarà nel collegio di Reggio Calabria e capolista in Veneto, dove la sua politica sull’immigrazione può contrastare la propaganda leghista. Graziano Delrio, titolare delle Infrastrutture, correrà in patria a Reggio Emilia o a Bolzano e nel proporzionale in Sardegna. Dario Franceschini avrà il collegio nella sua Ferrara e piloterà il “listino” in Basilicata sull’onda di Matera capitale della Cultura. Il capo della minoranza e Guardasigilli, Andrea Orlando, sarà nel collegio di La Spezia e capolista in Calabria, quale paladino della legalità. 

renzi-boldrini

 

BOLDRINI

Da www.liberoquotidiano.it

 

La bicchierata, i flash dei fotografi, la diretta su Facebook. Insomma, una discesa in campo con tutti i crismi dello show, quella ufficializzata ieri da Laura Boldrinicon Liberi e Uguali di Piero Grasso, "seconda gamba" della Ditta Bersani & Co. Perchè in fin dei conti, tramontato il progetto di Pisapia, già si sapeva con chi si sarebbe schierata la presidenta della Camera. Per cui, quello di ieri è stato tutto show.

 

Finita la festa, tra le file del partito partono i primi mugugni. Perchè la Boldrini sarà si la donna che ammanta di "quote rosa" la frontline di LeU. Ma, come ha dimostrato in questi cinque anni sullo scranno più alto di Montecitorio, è anche una ingombrante, abituata a essere protagonista. Così, ha lasciato intendere che le piacerebbe avere un ruolo ufficiale, magari quello di numero due di grasso in un "ticket" col presidente del Senato.

boldrini

 

Ambizioni che, ovviamente, scatenano malcontento nel partito in cui la Boldrini è pur sempre l'ultima arrivata che ha trovato la pappa pronta dopo essersi a lungo guardata in torno alla ricerca della cuccia migliore.

 

"Il ticket istituzionale è una pagliacciata, che facciamo, il 'partito dei presidenti'" è una delle frecciate partite sempre ieri e riportata dal quotidiano Il Giorno. Certo, un posto nel gruppo dirigente, a Laura andrà trovato. E qualcun altro si infervora: "Ma come, appena qualche giorno fa voleva andare con Pisapia e ora che invece viene qui da noi dobbiamo per forza premiarla?". Insomma, pare che Laura, per emergere, questa volta debba agire di rimessa. Una cosa che proprio non le appartiene...

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