PIERSILVIO AMA MATTEO (MA E’ UN MATRIMONIO DI INTERESSE) – PIU’ CHE RAGIONI POLITICHE, CI SONO RAGIONI ECONOMICHE: C’E’ UN CAPPIO GIUDIZIARIO CHE STA STRANGOLANDO PADRE E FIGLIO (PROCESSO MEDIATRADE)

Filippo Ceccarelli per “La Repubblica

 

PIERSILVIO BERLUSCONI COME RENZIPIERSILVIO BERLUSCONI COME RENZI

Attrazione fatale, forse cordiale, però pure funzionale, per non dire venale dal momento che si tratta pur sempre di un’azienda che con il potere politico deve fare i suoi conti. Ha detto ieri il vicepresidente Mediaset Pier Silvio Berlusconi: «In un paese che ha bisogno di riforme io tifo per Renzi».

 

Ha quindi aggiunto, con una formula che non è suonata proprio felice sul piano della nobiltà: «E chi non lo farebbe con chi ha preso il 40 per cento?». A giudizio del secondogenito della dinastia di Arcore il premier del centrosinistra è comunque «il più bravo comunicatore dopo mio padre. La fiducia se la merita, ha fatto un gran lavoro, speriamo che ce la faccia, la cosa peggiore è deludere le speranze». Amen.
 

Si tratta di un’uscita che fuoriesce dalle logiche per così dire di sistema, influenzata come appare da una specie di miscuglione pop che tiene insieme post-familismo e interessi economici. Sintomatico in questo senso appare il verbo - «tifare» che Pier Silvio, detto «Dudi», ha usato per esprimere la sua adesione insieme leggiadra e passionale al renzismo.

mediaset   presentazione palinsesti   piersilvio berlusconi e maria volpemediaset presentazione palinsesti piersilvio berlusconi e maria volpe


Anche Ennio Doris, d’altra parte, il fidatissimo finanziere vicino alla famiglia, ha proclamato testualmente tre mesi fa, presentando la sua autobiografia « C’è anche domani », (Sperling& Kupfer): «Io voto Silvio, ma faccio il tifo per Renzi». Così come piuttosto impegnativa è la definizione che un’altra figura decisiva da quelle parti, Fedele Confalonieri, anche lui di recente ha scolpito sul leader del Pd: «Un Berlusconi con 40 anni di meno».
 

Tanto sul tifo che sull’immedesimazione Silvio-Matteo si possono aggiungere diverse pezze d’appoggio famigliari. Barbara terza figlia fu la prima (2010) a dichiarare il proprio apprezzamento per Renzi; Marina, sia pure a distanza, ha sempre espresso parole rispettose per un uomo politico che ha liquidato vent’anni di antiberlusconismo e come tale «certifica la sconfitta» di una certa sinistra.

mediaset   presentazione palinsesti   piersilvio berlusconi mediaset presentazione palinsesti piersilvio berlusconi

 

Idealmente, ma calorosamente «renzista» è anche Francesca Pascale, tanto da aver costretto Silvione a telefonare in piena notte al vincitore delle primarie per complimentarsi, e con lei tutte le ragazze del cerchio magico che in quell’occasione esultarono attorno alla cornetta.
 

Non solo, ma i raccoglitori dell’indispensabile e spesso stucchevole materiale che colora l’odierna vita pubblica possono a buon diritto documentare come Renzi non solo sia stimato, ma anzi venga ripetutamente e pubblicamente vezzeggiato da figure e figurine che più berlusconiane non potrebbero essere.

 

Da Dell’Utri («Lo avrei assunto di corsa») a Briatore («Lo voterei al cento per cento»), dal tele-precettore Del Debbio («Sinceramente lo voterei») a Signorini («Parla alla pancia del paese»), fino a Lele Mora per il quale Renzi è «uno strafico, è seducente, ha un viso sensuale», e via di questo passo.
 

RENZI AFFACCIATO ALLA FINESTRA DI PALAZZO CHIGI IN MAGLIETTA BIANCARENZI AFFACCIATO ALLA FINESTRA DI PALAZZO CHIGI IN MAGLIETTA BIANCA

L’impressione, comunque, è che nessuno di loro si sarebbe mai sbilanciato senza aver chiaro ciò che dell’attuale premier pensa il loro idolo - e qui tra i mille riconoscimenti vale menzionare quello con cui nel dicembre del 2010 l’allora presidente del Consiglio congedò il 35enne sindaco fiorentino dopo averlo avuto a pranzo: «Ti apprezzo perché mi assomigli».

 

E per quanto venga la curiosità di sapere in che modo Renzi, ben lesto di lingua, reagì dinanzi a quell’attestato di egotica solennità, si segnala che sopraffatto dai più imbarazzanti osequi, commentò un giorno: «A questo punto mi manca solo l’ endorsement di Jack lo Squartatore».
 

MARCELLO DELL'UTRIMARCELLO DELL'UTRI

Ieri, dopo aver rimarcato pure l’uso delle slide nella presentazione dei palinsesti Mediaset, Pier Silvio ha concluso: «Se non succede qualcosa, Renzi vince per vent’anni». Al netto delle reazioni dei poveri dirigenti di Forza Italia, che dunque si sbattono invano, con maliziosa superficialità se ne potrebbe dedurre che la famiglia e l’azienda salgono definitivamente sul già affollato carro presidenziale proprio per ingraziarsi il guidatore.
 

Sennonché, al di là delle nebulose e pasticciate riforme che molto in teoria dovrebbero trasformare il Grande Condannato in un padre della Patria, l’osservazione dei dati, anche elettorali, suggerisce che nessun leader ha mai danneggiato Berlusconi più di quanto sia riuscito finora a Renzi; e proprio stringendolo in quell’abbraccio che in un fuorionda, cioè in un momento di verità, è stato designato da un fedelissimo (Toti) «mortale».
 

briatore a servizio pubblico briatore a servizio pubblico

Chi conosce le dinamiche e la legge dei simili che regolano l’omeopatia - « Similia similibus curentur », le cose simili si curano con le loro simili - se ne sorprende fino a un certo punto. Così il berlusconismo rende omaggio a chi lo sta consumando e si appresta a sostituirlo. Attrazione fatale, perciò, attrazione micidiale, attrazione terminale.

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?