1. LA RETROMARCIA SULL’ITALICUM CONCORDATA IERI DA RENZI CON IL BANANA CONFERMA CHE IL FAMOSO “PATTO DEL NAZARENO” SERVIVA A UNA COSA SOLTANTO: A FAR FUORI LETTA-NIPOTE E A FAR CREDERE A RE GIORGIO, STRANAMENTE SILENTE IN QUESTO 2014, CHE FOSSE CAMBIATO IL QUADRO POLITICO E FOSSE PARTITA UNA STAGIONE DI RIFORME 2. IN COMPENSO PITTIBIMBO GETTA FUMO NEGLI OCCHI SBANDIERANDO UNA “ABOLIZIONE DEL SENATO” CHE NON C’È PERCHÉ, GUARDA CASO, NON ESISTE UNA BOZZA DELLA RIFORMA 3. RENZIE GIOCA PESANTE, SE PUÒ FOTTE L’AVVERSARIO (“STAISERENO”), HA UN’IDEA PIUTTOSTO RINASCIMENTALE DEL RISPETTO DEI PATTI E UNA VOLTA OTTENUTA LA POLTRONA CHE VOLEVA PENSERÀ SOLTANTO A COME RIGUADAGNARLA CON IL CONSENSO ELETTORALE CHE ANCORA GLI MANCA. TEMPI E MODI DELLE PROSSIME ELEZIONI SARANNO DECISI SEMPLICEMENTE SULLA BASE DEI SONDAGGI E DEI CALCOLI PERSONALI DI MATTEUCCIO. DICIAMO CHE LA COSIDDETTA “AGENDA DEL PAESE” VIENE DOPO

a cura di colinward@autistici.org (Special Guest: Pippo il Patriota)

1 - LA BELLA POLITICA
Cosa non si fa per governare con Alfano. La retromarcia sull'Italicum concordata ieri con il Banana conferma che il famoso "Patto del Nazareno" serviva a una cosa soltanto: a far fuori Lettanipote e a far credere a Re Giorgio, stranamente silente in questo 2014, che fosse cambiato il quadro politico e fosse partita una stagione di riforme.

In compenso Pittibimbo getta fumo negli occhi sbandierando una presunta "abolizione del Senato" che non c'è perché, guarda caso, non si è degnato neppure di presentare una bozza di questa famosa riforma di Palazzo Madama in un super-Cnel di sindaci e presidenti di Regione.

Renzie gioca pesante, se può fotte l'avversario ("staisereno"), ha un'idea piuttosto rinascimentale del rispetto dei patti e una volta ottenuta la poltrona che voleva penserà soltanto a come riguadagnarla con il consenso elettorale che ancora gli manca. Poi uno si stupisce se al Cav fa tanta simpatia. Tempi e modi delle prossime elezioni saranno decisi semplicemente sulla base dei sondaggi e dei calcoli personali di Matteuccio. Diciamo che la cosiddetta "agenda del Paese" viene dopo.

Lo stesso vale per il Banana, che ieri si è piegato all'amputazione dell'Italicum perché ostaggio delle proprie paure. Paura di restare tagliato fuori dal giochino delle riforme. Paura che le garanzie ottenute da Renzie in materia di governo e telecomunicazioni vadano a farsi benedire. Paura di affrontare una campagna elettorale per le politiche con la palla al piede dell'affidamento in prova ai servizi sociali.

Si può vestire di dolce stil novo qualunque operazione di potere, anche il semplice "Spostati che mi ci metto io" che ha portato alla giubilazione di Lettanipote, ma alla fine
ambizione personale, tradimento e paura sono le categorie dominanti della politica italiana. Del resto le facce struccate degli Alfano, dei Renzi e dei Berlusconi, in questa fase dicono soltanto questo: ambizione, tradimento e paura.

2 - C'ERAVAMO TANTO ACCORDATI
Ovviamente, i giornaloni di Lor signori infiocchettano ben altra "realtà". Strepitoso il Corriere in prima: "Italicum, Renzi trova l'accordo". In brodo di giuggiole la Stampa, nel giorno in cui Marpionne ha veduto bene di ricordare ai suoi dipendenti con la penna che la Fiat sostiene i governi: "Il nuovo patto per le riforme".

Risultano così quasi ingenerose le prime pagine della Repubblica dei renziani ("Accordo fatto sull'Italicum. Vale solo per la Camera. Berlusconi: deluso da Renzi") e del Messaggero ("Riforma solo per la Camera").

Venendo al sodo, il Corriere ci regala il solito retroscena alfanoide di Verderami, nei giorni scorsi "nostro inviato a Berlino" al seguito "del vicepremier Alfano": "Così finisce il patto del Nazareno. Ora l'asse obbligato è premier-Alfano. Entrambi puntano a realizzare il programma per poi sfidarsi alle urne. Lo schema politico cambia e sulle regole il segretario pd allarga la maggioranza" (p. 5).

Repubblica invece gioisce per lo scampato pericolo: "Matteo si gioca tutto al telefono con Silvio. ‘Potevano saltare governo e riforme'. E scansa la trappola dell'entrata in vigore posticipata. L'ok del Colle" (p. 3). E sulla Stampa, Ugo Magri spiega bene le mosse di Palazzo Grazioli: "La svolta del Cavaliere dopo una telefonata nella notte. La conversazione col leader Pd ha evitato la rottura. Sulla retromarcia di Berlusconi ha pesato il ruolo di Verdini. Santanchè spiega: ‘Non sarà forse la legge migliore, ma è sempre meglio di nessuna legge" (p. 2).

Il Giornale maschera le paure del Banana dietro una prima pagina furbetta ("E' solo un Renzino") e poi la racconta così: "Il Cavaliere: troppi ritardi. Ma tiene a galla il premier". Sarà, ma il vero colpo di giornata è l'intervista a Henry Winkler, ex protagonista di Happy days: "Renzi chi? L'unico che conosco è Berlusconi. Renzi mi imita? Se è bravo farà strada" (Giornale, p. 3).

3 - MA FACCE RIDE!
Mentre la polemica sui sottosegretari indagati si sposta in casa piddina (ne vantano ben quattro), da incorniciare le parole dello stampatore calabrese Umberto De Rose, quello che fece pressioni sull'editore de L'Ora di Calabria in favore di Gentile. A Repubblica dice: "Era tutto un trappolone e io invece parlavo liberamente. Vengo etichettato soprattutto per come mi esprimo. Perché certi nostri dialetti del sud, a un uditorio nazionale, si sa, richiamano subito i modi di fare di certe associazioni particolari" (p. 7). "Associazioni particolari" è veramente un capolavoro. Un capolavoro che un po' associa e un po' no.

4 - COME SI DICE MORTADELLA IN RUSSO?
Il Foglio va a pizzicare Romano Prodi, che due settimane fa ha preso il posto (a titolo gratuito) di Giuliano Amato nell'International Advisory Board di Unicredit. "La nomina di Prodi, guarda (ancora una volta) il caso, è stata ufficializzata il 2 febbraio scorso.

Nello stesso giorno in cui firmava un editoriale sull'International New York Times nel quale avallava, oltre a una soluzione diplomatica e accondiscendente nei confronti di Vladimir Putin, anche alcune tesi propagandistiche del Cremlino (...) Possibile che in Unicredit i consigli di Prodi siano ascoltati anche in queste ore, in cui il top management della banca tiene un filo diretto dal quartier generale di Milano con i dirigenti nell'est europeo e sono stati attivati i contatti con Bruxelles e con la Farnesina per monitorare la situazione (...) Con l'ingresso di Prodi nella pattuglia dei superconsulenti europeisti Unicredit intende forse equilibrare - con diplomazia - il suo posizionamento strategico nell'area" (p. 1). Chissà se muoversi tra Londra, Bruxelles e Mosca servirà, nonostante le smentite di rito, a far rotta sul Quirinale.

5 - PADRE SANTO, MA I PICCIOLI?
Il pontefice non parla solo con Io-Scalfari. Parla anche con don Flebuccio de Bortoli, al quale Bergoglio concede una bella intervista per il primo anno di papato. Inutile riassumerla, tocca leggerla e basta. Ma va anticipato che finisce in modo strepitoso. De Bortoli: "Grazie Padre Santo". Bergoglio: "Grazie a lei" (p. 3). Ci piace pensare che terminino così anche le telefonate con Abramo Bazoli.

Poi salti le pagine della politica politichese ed eccoci alle cose concrete: "Tasi, le chiese sono esentate. Via al decreto: per i luoghi di culto le stesse regole dell'Imu" (p. 13). "Grazie Padre Santo". "Grazie a voi, figlioli".

6 - PADRE GIUDICE, MA L'AFFITTO CHI ME LO PAGA?
Notizie che apriranno il cuore al Banana condannato arrivano da Brescia, via Corsera: "Quel pm mi disse di pagargli l'affitto'. Le accuse al figlio del giudice Esposito. Un avvocato denuncia: ‘Mi deve dei soldi'. Aperto un fascicolo. Il legale: lo portai ad Arcore nel maggio 2013. Il padre condannò Berlusconi in Cassazione. Il magistrato: ‘Sono tutte bugie e calunnie senza fondamento" (p. 23).

7 - LA MAFIA, UN ANNOSO PROBLEMA DEL SUD
Una bella storia di globalizzazione e di credito alle imprese ci arriva oggi dalla prosperia Lombardia: "In Brianza la ‘banca' della ‘ndrangheta. Seveso: un monolocale usato dalle cosche come ufficio per prestiti e riciclaggio in Lombardia: 30 arrestati. La rendita del boss e dei suoi complici: 24 mila euro al mese solo dall'usura" (Stampa, p. 20).

8 - SORGENIA, L'ENERGIA CHE TI SBANCA (E TI SPUTTANA)
Letterina di Angelo De Mattia, l'uomo che sussurrava ad Antonio Fazio, al Foglio: "Sorgenia non è una faccenda che riguarda solo azienda e banche; essa chiama in ballo anche il governo per ciò che non deve fare.

Sarebbe grave se, nonostante qualche smentita, si pensasse a forme, dirette i indirette, di sostegno pubblico per la ristrutturazione del debito della società (...) Le banche dovrebbero pensarci mille volte prima di incamminarsi sulla eventuale trasformazione dei crediti in partecipazioni o in attività similari, considerati i vincoli cui gli istituti sono soggetti dal lato del patrimonio.

Rigore e trasparenza sono a fortiori necessari. O vi sono eccezioni quando si tocca il proprio ‘particolare'? Del resto, non è stato lo stesso Carlo De Benedetti a pronunciare, tempo fa, una filippica contro i banchieri (presunti) ‘power broker'? Non è pensabile che lo dicesse - per quanto si possa pensar male - per la preferenza verso banchieri-donatori" (p. 4).

E sul comportamento straordinariamente "generoso" delle banche con l'Ingegner Sor-genio torna anche il Sole 24 Ore con un corsivetto di Fabio Pavesi, che osserva la somma bizzarria delle scelte di Montepaschi, primo creditore e anche socio della società elettrica. Nel bilancio 2012, la banca senese ha già dovuto svalutare dell'80% il valore di Sorgenia.

Ma il problema ovviamente non riguarda solo l'ex banca dei compagni: "Non che il resto del sistema bancario abbia dimostrato grande senno, dato che dal 2009 ha incrementato l'esposizione nei confronti del gruppo energetico per 600 milioni (quelli oggi considerati in eccesso) proprio quando la marginalità di Sorgenia cominciava a flettere paurosamente. E ora le banche (tutte) si accolleranno il rischio di fare gli azionisti della malconcia Sorgenia" (p. 27).

All'attacco anche il Giornale: "Ora i guai di Sorgenia preoccupano anche la Cir. La holding dei De Benedetti rischia di dover rimborsare in anticipo un bond da 295 milioni. Oggi cda decisivo: le banche puntano i piedi. Per la società appare determinante il denaro incassato da Fininvest" (p. 23).

9 - E L'INGEGNERE SI DA' ALL'AGRICOLTURA (CON SCARSI RISULTATI)
Il Corriere si diverte ancora con gli affari ("a titolo personale") di Carletto De Benedetti: "Bonifiche, no all'offerta di De Benedetti, Gavio e Intesa Sanpaolo. Sul piatto 104 milioni per il 53%, metà in contanti, il resto in bond decennali. Prevista anche l'Opa". Bankitalia, che detiene il pacchetto di maggioranza, ha respinto l'offerta perché non rispecchierebbe due requisiti fondamentali: prevederebbe ancora la permanenza di Via Nazionale nell'azionariato (che invece vuole uscire e basta) e presenta "modalità di pagamento soggette a significativo rischio finanziario" (p. 32). Pare che volessero girarle azioni Sorgenia.

10 - ULTIME DALLA RIDOTTA SOLFERINO
In attesa dell'ultimo attacco dei barbari fiorentini, problemi di poltrone in via Solferino. "Rcs, incognita rimpasto per un terzo del cda. In gioco potrebbe esserci anche il rinnovo del vertice, se Provasoli deciderà di dimettersi. I nodi del dopo-patto. Dagli originari 12 componenti il board è sceso a otto: in bilico in assemblea la conferma di Guarneri e la sostituzione di Pesenti" (Sole 24 Ore, p. 28).

Ma le notizie più preoccupanti per Kaki Elkann e quel che resta del Lingotto arrivano dal Giornale: "Rcs, UnipolSai guarda a Della Valle. La ex Fonsai si unisce alle critiche di Mr. Tod's. Cimbri: ‘Azionariato non chiaro" (p. 23)

 

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