sergio mattarella chiara appendino antonio decaro giuseppe conte dario franceschini

RETROSCENA – SOLO L’INTERVENTO DI MATTARELLA HA SALVATO CONTE DALLA RIVOLTA DEI SINDACI (APPENDINO COMPRESA) – È FRANCESCHINI CHE IMPONE AL PREMIER DI AFFIDARE AI PRIMI CITTADINI POTERI E RESPONSABILITÀ SUL “COPRIFUOCO”. CONTE CEDE. DA DESTRA A SINISTRA: TUTTI I SINDACI SPARANO CONTRO GIUSEPPI - SCATTA LA TRAPPOLA: IL PD LO ABBANDONA. CONTE MINACCIA DI VUOTARE IL SACCO E SCARICARE SU FRANCESCHINI LA COLPA. ALLA FINE INTERVIENE IL COLLE ED È COSTRETTO A “SBIANCHETTARE” IL DECRETO

giuseppe conte dario franceschini

1. LA RIVOLTA DEI SINDACI: «PREMIER SCORRETTO» POI MEDIA IL QUIRINALE

Massimiliano Scafi per ''il Giornale''

 

Non siamo sceriffi. Non siamo stati consultati. Non abbiamo i poteri né gli uomini per chiudere le piazze. Non parteciperemo più alle cabine di regia. Non siamo il bidone della spazzatura del governo.

 

Insomma, se volete il coprifuoco fatelo da soli. Ma la rivolta dello spritz dei comuni dura una notte e una mezza giornata, il tempo che la diplomazia del Colle si muova con felpata discrezione e spenga la questione, giunga ormai a un passo dal conflitto istituzionale.

giuseppe conte antonio decaro

 

Conclusione: i sindaci, spiega Giuseppe Conte, «individueranno e segnaleranno» i luoghi della movida troppo affollati e lo Stato, attraverso prefetti e forze dell' ordine, provvederà a sigillarli.

 

Tutti contenti? Mica tanto, perché il braccio di ferro sulle competenze, su chi fa che cosa, è stato duro. Quando l' altra sera Conte, presentando il Dpdc nel cortile di Palazzo Chigi, ha tirato in ballo i sindaci, scaricando loro la responsabilità di disperdere gli assembramenti alcolici, Antonio Decaro, primo cittadino di Bari e presidente dell' Anci, è sobbalzato. «Non si fa così, questa è una grave scorrettezza istituzionale».

giuseppe conte bacia chiara appendino e alberto cirio sta a guardare

 

Poco importa se nei mesi scorsi proprio lui è stato visto sbracciarsi al porto per disperdere la folla e convincere i suoi cittadini a indossare la mascherina, o a lamentarsi perché «noi non vogliamo essere esecutori di decisioni altrui». Decaro stavolta ha chiamato il premier e ha protestato con molta energia.

 

«Quella misura è inapplicabile e noi non siamo stati ascoltati». E dietro di lui quasi tutti i sindaci d' Italia, di centrodestra e di centrosinistra. Persino la grilllina Chiara Appendino, Torino, ha rifiutato l' incarico, parlando di «mancanza di concertazione».

 

chiara appendino giuseppe conte

L' articolo della discordia era stato inserito nel decreto domenica pomeriggio su decisa pressione di Dario Franceschini, capofila dell' ala interventista del Consiglio dei ministri, che da settimane chiede una stretta maggiore. Decaro però ha tenuto Conte alla cornetta quasi tutta la notte, dando sfogo alla rabbia della categoria, forte dell' appoggio dei suoi colleghi.

 

dario franceschini con la mascherina

Fabrizio Fracassi, Pavia: «Non abbiamo abbastanza vigili urbani». Dario Nardella, Firenze: «Se lo Stato vuole il coprifuoco, lo applichi. Se vuole un provvedimento strada per strada, ci dia gli strumenti». Luigi Brugnaro, Venezia: «Una norma confusa, la riscrivano. Si stanno togliendo libertà costituzionali senza alcun voto del Parlamento». Paolo Truzzu, Cagliari: «Ci vogliono lasciare con il cerino in mano». Giorgio Gori, Bergamo: «Se la gente si sposta nella piazza accanto, che si fa?». Leoluca Orlando, Palermo: «Bisogna coinvolgere carabinieri e polizia».

giuseppe conte sergio mattarella

 

Finché, nottetempo, la parola «sindaci» è stata cancellata. In mattinata il ministro Francesco Boccia ha provato a ricucire. «Nessuno scaricabarile, il sindaco e la massima autorità sanitaria cittadina e può prendere provvedimenti». Ma per chiudere le piazze servono le forze dell' ordine, così è scesa in campo pure Luciana Lamorgese: il Viminale ha mobilitato i comitati locali per l' ordine pubblico.

 

DOMENICO ARCURI FRANCESCO BOCCIA

Nel pomeriggio Decaro si è ammorbidito: «Se il nostro compito sarà indicare vie e luoghi per evitare i contagi, lo faremo. Però lo Stato dovrà assicurare il controllo con perfetti e questori».

E in serata la rivolta è finita: a Bari ci sono già quindici piazze chiuse.

 

 

2. GIUSEPPI FINISCE NELLA TRAPPOLA DEM COSTRETTO A «SBIANCHETTARE» IL DECRETO

Pasquale Napolitano per ''il Giornale''

 

chiara appendino non si ricandida 4

Il compromesso sul potere in capo ai sindaci di disporre la chiusura, dopo le ore 21, di piazze e strade nei centri urbani dove si possono creare assembramenti, partorisce un pasticcio: il riferimento ai sindaci sparisce, dopo una notte di tensioni e polemiche. Nella versione finale del Dpcm non è ben chiaro chi avrà il potere di chiudere bar, piazze e strade. I sindaci? I presidenti di Regione? I prefetti?

 

dario franceschini con la mascherina 4

Tutti e nessuno. È un compromesso che evita un conflitto istituzionale senza precedenti e salva Conte dal linciaggio pubblico. Ma che getta gli italiani nella confusione totale.

Tutto accade in una notte di veleni e sospetti per l' esecutivo. Il premier va in conferenza e annuncia che saranno i sindaci a disporre la chiusura dei quartieri ad alto rischio assembramenti. È la delegazione dei ministri Pd, guidata da Dario Franceschini, che impone al premier di affidare ai primi cittadini poteri e responsabilità in questa fase delicata della risalita del contagio. Conte cede. Accetta.

 

CONFERENZA STAMPA GIUSEPPE CONTE

Ma finisce in una trappola preparata dei dem. Il sospetto agita l' inquilino di Palazzo Chigi. La norma scatena il linciaggio contro Conte. Il premier è esposto al fuoco che arriva dalla protesta dei sindaci. Da destra a sinistra: tutti sparano contro Conte. Il Pd, che ha voluto la norma, non offre lo scudo al premier. Nessuna difesa. L' avvocato del popolo è lasciato solo contro gli attacchi pubblici dei sindaci.

 

Antonio Decaro, sindaco di Bari del Pd e presidente Anci, minaccia lo strappo. Sono ore tese nelle stanze di Palazzo Chigi. Il telefono è rovente.

giuseppe conte sergio mattarella 1

Conte chiede ai ministri Pd di intercedere con i sindaci e far cessare il tiro al piccione. Niente da fare. Si rischia l' irreparabile. Conte minaccia di vuotare il sacco e scaricare su Dario Franceschini la colpa.

 

Nel mezzo delle trattative c' è una telefonata tesissima tra il presidente del Consiglio e il numero uno dell' Anci. Si cerca una mediazione. Entrano in scena i due ministri facilitatori: Francesco Boccia (Affari regionali) e Luciana Lamorgese (Interno). I due ministri lavorano a una mediazione.

 

antonio decaro con i monopattini helbiz

Alla fine il testo del Dpcm viene rimodulato. L' ultima versione recita: «delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private». Non c' è più la parola sindaci.

 

«Ma saranno comunque i sindaci a dover decidere», spiega il ministro per gli Affari regionali Boccia. Ma con l' ok di governatori e Prefetti. «La norma - precisa Boccia a Rainews24 - è stata smussata. Detto questo, se c' è un quartiere da chiudere lo decidono i sindaci, i sindaci sanno che lo Stato è al loro fianco 24 ore su 24, dobbiamo tornare alla collaborazione massima».

 

conte di maio franceschini

Conte è salvo: il processo nella pubblica piazza è sospeso. La protesta si ferma. Resta lo sgambetto del Pd per spingere Conte nell' errore. Precedente che incrina (ancor di più) i rapporti tra il capo del governo e gli alleati dem. Ora c' è da decifrare il testo del Dpcm. Chi deciderà? Chi avrà l' ultima parola? I Prefetti o i governatori?

Il governo partorisce l' ennesimo pasticcio che già apre la strada a ricorsi, contenziosi e conflitti tra le Istituzioni.

 

 

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