maggioni renzi

LA RIBOLLITA DI VIALE MAZZINI - IMPAZZA IL RISIKO NOMINE: AL POSTO DI LEONE A RAI1 IN ARRIVO TINNY ANDREATTA (OGGI DIRETTORE DI RAIFICTION), A RAI 3 VIANELLO TRABALLA - ORFEO IN ASCESA, MANNONI AL POSTO DELL'ANTI-RENZIANA BERLINGUER

Paolo Conti per il “Corriere della Sera”

ELEONORA ANDREATTA ELEONORA ANDREATTA

 

 

«Avete presente il rapporto idilliaco tra la presidente Anna Maria Tarantola e il direttore generale Luigi Gubitosi? Mai una differenza di vedute? Beh, scordatevelo». Il personaggio è informatissimo, padroneggia perfettamente la legge Gasparri quanto il disegno di legge di riforma del governo. Con Monica Maggioni alla presidenza e Antonio Campo Dall’Orto alla direzione generale si gira pagina. Torna la tradizionale diarchia. Facile capire perché.

 

monica maggionimonica maggioni

 

Lei conosce la Rai come le sue tasche, ha rapporti con tutti gli uffici e ogni struttura, ha il quadro puntuale delle anime politiche interne. Lui è un outsider. Non ha mai lavorato a viale Mazzini, dovrà trovare qualcuno che lo accompagni nei gironi spesso infernali della tv pubblica. In più ci sono i caratteri. Maggioni mediatrice, certo, ma sempre abituata a decidere. Campo Dall’Orto con un progetto molto preciso in tasca: ridisegnare la tv pubblica, restituirla al mercato internazionale, sveltirla. 
 

Eleonora AndreattaEleonora Andreatta

 

La stagione si annuncia complessa. Partendo proprio dal quadro legislativo. I due nuovi leader di viale Mazzini sono stati nominati con la legge Gasparri che, di fatto, immagina una spartizione di poteri tra presidente e direttore generale. Ma sarà una fase transitoria. La riforma voluta da Matteo Renzi prevede l’attribuzione al direttore generale (a partire dal cda già in carica, grazie all’articolo 6-disposizioni transitorie) di tutti i poteri di un amministratore delegato.

 

Ciò significa che se la legge verrà approvata in autunno, i rapporti di forze cambieranno: Campo Dall’Orto potrà nominare direttori di rete, testata, canale e dirigenti di seconda fascia con un parere non vincolante del cda. Solo per i direttori di testata il giudizio diventerebbe vincolante se ci fosse un parere contrario di sette consiglieri su nove (improbabile, vista la composizione del cda). Firmerà autonomamente contratti fino a 10 milioni di euro. 
 

LUIGI DE SIERVOLUIGI DE SIERVO

Nei primi tempi (ammesso che la legge abbia tempi rapidi) Maggioni e Campo Dall’Orto dovranno individuare un equilibrio. Il piatto delle nomine si annuncia vasto, la tempistica incerta, anche se il nuovo cda è convocato per il 2 settembre. Due pedine sembrano certe: le vicedirezioni generali affidate a Giancarlo Leone (offerta e prodotto) e al renziano Luigi De Siervo (finanza). Leone ha alle spalle già cinque anni di vicedirezione generale, di cui due da vice unico.

Antonio Marano e Antonio Martusciello Antonio Marano e Antonio Martusciello

 

Su di lui potrebbero trovare il punto d’intesa presidente e direttore generale. Leone prenderà il posto di Antonio Marano, Lega, forse destinato al potente centro di produzione di Milano. Ma sono ipotesi. E a Raiuno, lasciata da Leone? Si parla di un possibile arrivo di Tinny Andreatta, oggi direttore di Rai Fiction: al suo posto potrebbe arrivare Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema. 
 

Rai Andrea Vianello Luigi Gubitosi Angelo Teodoli Giancarlo Leone Rai Andrea Vianello Luigi Gubitosi Angelo Teodoli Giancarlo Leone

Se Andreatta rimanesse alla fiction, la direzione di Raiuno potrebbe essere affidata a uno dei vice di Leone, tecnici apolitici: Andrea Fabiano o Roberta Enni. Stabili le quotazioni di Angelo Teodoli a Raidue.

 

 

Complessa situazione a Raitre, guidata da Andrea Vianello. Molti programmi non sono stati premiati dall’ascolto. Ma c’è chi, nel Pd, apprezza la voglia di innovare. Testate giornalistiche. La riforma di Luigi Gubitosi prevede due Newsroom (in prospettiva una sola) con l’accorpamento di molte redazioni, ma lasciando le sigle: la prima col Tg1, Tg2 e Rai Parlamento, la seconda con Tg3, Rai-news24 (testata lasciata da Monica Maggioni, sostituita ad interim dal vicedirettore anziano Mirella Marzoli) e la Tgr.

 

Andrea Vianello e Bianca Berlinguer Andrea Vianello e Bianca Berlinguer

Per la Newsroom 1 appare probabile la scelta di Mario Orfeo, direttore del Tg1. Per la seconda è difficile che la poltrona vada a Bianca Berlinguer. Il suo Tg3, considerato poco pro-renziano e assai disposto a ospitare le proteste sociali del Paese, piace pochissimo alla maggioranza del Pd. E in più Berlinguer è stata l’unico direttore Rai a schierarsi apertamente contro la riforma Gubitosi. C’è chi scommette sull’arrivo di Maurizio Mannoni al suo posto. 
 

Maurizio Mannoni Maurizio Mannoni

Altri segnali di politica Rai: i leghisti interni vanno in ordine sparso, dopo gli attacchi di Salvini alla Maggioni. Forza Italia dovrà ritrovare uomini e donne «di area» in grado di assumere possibili incarichi. L’ultima stagione renziana (alla Rai è tradizione schierarsi con l’uomo forte di turno) sembra aver dissolto un intero pezzo di tv pubblica. Quella berlusconiana, un tempo potentissima... 

 

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?