HA ANNUNCIATO UNA RIFORMA AL MESE E UN GOVERNO DI LEGISLATURA, INVECE RENZI È GIÀ NELLA PALUDE - BELPIETRO: “LA RIFORMA DELL’ITALICUM SI È DIMEZZATA. E BERLUSCONI NON FA SALTARE IL TAVOLO PERCHÉ SPERA CHE RENZI SI ROTTAMI DA SOLO”

Maurizio Belpietro per "Libero quotidiano"

La riforma elettorale si è già dimezzata. Doveva essere una rivoluzione, un sistema che avrebbe garantito stabilità ai prossimi governi. In realtà per ora è solo un pezzo del grande disegno di cambiamento che un giorno forse troverà conclusione con l'abolizione del Senato. Sta di fatto che, se la nuova legge per recarsi alle urne venisse approvata così come in queste ore si ipotizza, noi avremmo due meccanismi per eleggere un solo Parlamento, almeno fino a che non si completerà l'iter delle modifiche costituzionali e dunque fino a quando non verrà abolito il bicameralismo perfetto.

Secondo alcuni si tratta di un'assicurazione sulla vita per Matteo Renzi e Angelino Alfano, i quali potranno stare tranquilli sapendo che per un anno o due non si andrà a votare. Sarà, ma a noi più che una polizza in grado di allungare la vita all'esecutivo pare un gran pasticcio. La riforma che si intende approvare cambia solo le regole per l'elezione dei deputati, lasciando invariate quelle che riguardano i senatori.

Così siamo al paradosso che, se fra sei mesi si dovesse andare alle urne, un ramo del Parlamento verrebbe eletto con il maggioritario, i listini bloccati e il ballottaggio, mentre l'altro sarebbe eletto con un sistema proporzionale e con le preferenze. Insomma, regole complicate che non darebbero un vincitore certo, ottenendo come unico risultato di scoraggiare i partiti a provocare la crisi.

Basterà a scongiurare la fine anticipata della legislatura? Nessuno è in grado di dirlo. Di sicuro disarma Renzi, il quale fino ad oggi poteva promettere di fare una riforma al mese, ma allo stesso tempo impugnava la pistola delle elezioni minacciando i riottosi. Da domani, cioè da quando sarà approvata la mezza riforma, l'arma sarà caricata a salve, perché se si dovesse andare a votare il primo a finire rottamato sarebbe il Rottamatore, il quale con un sistema proporzionale al Senato avrebbe la certezza di non avere i numeri.

C'è un'altra conseguenza ed è che gli italiani, già scippati del diritto di dire la loro, da domani lo saranno ancora di più, perché il pasticcio creato dalla legge elettorale dimezzata impedisce di fatto il voto. Dunque viene messo nero su bianco che il popolo è sovrano, ma la sovranità la esercita solo se e quando vorranno i partiti. Il voto non è più un diritto ma un'eventualità. Forse ci sarà, ma anche no. Insomma, ci pare che il presidente del Consiglio, invece di mantenere la promessa di fare uscire l'Italia dalla palude, in quelle acque melmose e torbide rischi di affondare.

A parole il premier è brillante e convincente, ma quando si arriva al dunque si scopre che le cose non sempre stanno come vengono presentate. Basti pensare a quanto aveva detto non a proposito della propria carriera politica, ma in fatto di imposte che gravano sugli stipendi degli italiani. Il lavoro sembrava la prima priorità, ma la questione affrontata durante il primo consiglio dei ministri è stata quella delle tasse su casa, benzina e web.

Con le riforme non è andata diversamente. Insieme con Berlusconi Renzi aveva stretto un patto che pareva d'acciaio, tuttavia con il passar delle settimane l'accordo si è rivelato più fragile di quanto sembrasse, fino a diventare altra cosa rispetto all'originale.

E qui viene spontanea una domanda: ma se l'intesa non è più la stessa e addirittura perde validità in quanto nella migliore delle ipotesi giungerà a compimento fra un anno o due, perché il Cavaliere non si è ribellato mandando a gambe all'aria il tavolo della trattativa come altre volte ha fatto? Una risposta chiara non c'è. Forse perché non aveva alternativa e non voleva dare a Renzi l'occasione per imbarcare i transfughi pentastellati e trovare una maggioranza per le riforme diversa da quella ottenuta con il centrodestra.

Forse perché, nonostante le solleciti spesso, anche Berlusconi non ha fretta di andare alle elezioni, soprattutto ora che l'ex sindaco è all'apice del consenso. Forse perché è convinto che, nonostante le difficoltà, solo Renzi può fare quelle riforme che lui nel corso degli anni per varie ragioni non è riuscito a fare. Forse. O forse semplicemente perché Berlusconi lascia che il Rottamatore si rottami da solo, con le sue mani, andando a schiantarsi contro il muro di facili promesse costruito nel corso della sua irresistibile ascesa. Siamo convinti che il tempo ci dirà presto quale delle risposte è quella giusta.

 

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