O IL RIMBORSO O LA VITA! MA I CONTI NON TORNANO…

Alessandro Barbera per "la Stampa"

La prima domanda che il lettore si porrà a proposito di questa complicata faccenda è come mai il governo Monti abbia segnato gol a tempo ampiamente scaduto. La seconda è se il flop del precedente esperimento - quello che avrebbe dovuto spingere le banche a farsi carico dei rimborsi - gli consenta di essere ancora ottimista. In entrambi i casi le risposte dovrebbero venire da Bruxelles: è l'Europa che ci impone vincoli alla spesa pubblica, è la stessa Europa che una tantum, nel tentativo disperato di rilanciare l'economia, ci permette di derogare ai Trattati.

Il secondo comma del nuovo articolo 81 della Costituzione, quello imposto dal nuovo «fiscal compact» parla chiaro: «Il ricorso all'indebitamento è consentito previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta, al verificarsi di eventi eccezionali». È questa - oltre ad una pessima burocrazia - la ragione che finora ha impedito di pagare pronta cassa gli arretrati. È la nuova regola sul pareggio di bilancio: per spendere un euro in più di quel che prevedono gli impegni presi a Bruxelles occorre il sì preventivo dell'Europa e del Parlamento italiano.

Trent'anni di malgoverno dei conti pubblici, e un debito al 130% del Pil, dovrebbero farci sentire rassicurati: se il governo spende più di quel che può, c'è qualcuno a Bruxelles che premette, controlla, sanziona. Poi c'è il rovescio della medaglia: per pagare gli arretrati ai creditori privati con soldi veri (stavolta saranno veri) sono stati necessari mesi di trattative con l'Euroburocrazia ed un complicato iter che costerà altre settimane di attesa.

Per accelerare i tempi ieri sera al Tesoro avevano pronta la relazione da consegnare alla Commissione ad hoc che i presidenti di Camera e Senato hanno annunciato di voler insediare in tempi rapidi. La relazione sette pagine in tutto - dettaglia il come e le conseguenze del pagamento degli arretrati. Si legge ad esempio che lo Stato concederà rimborsi fiscali «attraverso le giacenze di tesoreria», che Regioni e Comuni potranno «allentare i vincoli del patti di Stabilità».

Potranno essere istituiti «fondi rotativi per assicurare liquidità agli Enti locali» o concessi «anticipi di cassa» per estinguere i debiti sanitari. I dettagli su chi avrà per primo i fondi e in che tempi è rinviato al successivo decreto attuativo. Non è ancora chiaro se coloro i quali si sono attivati per avere i soldi attraverso le banche avranno una corsia preferenziale. Né se le amministrazioni debitrici saranno obbligate a registrarsi alla Centrale unica degli acquisti pubblici (Consip), l'unica via per costringerle a saldare le fatture in tempi certi.

Fra i ministri c'é chi avrebbe voluto agire diversamente: Passera è convinto che per accelerare si sarebbe dovuto coinvolgere la Cassa depositi e prestiti. Tesoro e Palazzo Chigi hanno scelto la strada più prudente sul piano formale. Resta il fatto che la coda della crisi - si legge nella relazione depositata - ci costerà quest'anno 15,7 miliardi di minori entrate del previsto, solo in parte compensate da 5,3 miliardi di minori interessi da pagare sul debito e 2,4 di spesa corrente.

È la ragione per la quale, a conti fatti, Bruxelles ci ha concesso di far emergere 40 miliardi di debiti occulti: la speranza di dare in questo modo ossigeno ad un Pil che anche quest'anno segnerà profondo rosso. La decisione di ieri del governo è più prudente di quella proposta dall'Europa: «La Commissione auspica una soluzione per tutto l'ammontare del debito pregresso», si legge nel comunicato del commissario italiano Antonio Tajani. Per Bruxelles l'Italia è autorizzata a far emergere fino a 70 miliardi di spesa (quella certificata dalla Banca d'Italia), il governo ha deciso per ora di pagarne 40 in due anni. Se il successore di Monti arriverà fino in fondo, si potrà comunque gridare al miracolo.

 

mario montiCommissione EuropeaCORRADO PASSERA E VITTORIO GRILLI 4f70 antonio tajani

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