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RINGRAZIATE QUEI DUE PAZZI DI TRUMP E NETANYAHU: LE LORO GUERRE LE PAGHIAMO NOI! IL FONDO MONETARIO LANCIA L’ALLARME: “SE LA GUERRA NEL GOLFO CONTINUERA’, SARA’ RECESSIONE GLOBALE. PER OGNI GIORNO IN CUI L’OROLOGIO AVANZA IL RISCHIO DIVENTA PIÙ GRANDE” - TAGLIATA LA CRESCITA DEL NOSTRO PAESE: +0,5% 2026 E 2027- PER IL FMI SAREBBE UN ERRORE SOSPENDERE LE REGOLE DEL PATTO DI STABILITÀ EUROPEO COME CHIEDONO ALCUNI GOVERNI, COMPRESO QUELLO ITALIANO. E ANCHE IL COMMISSARIO EUROPEO ALL’ECONOMIA DOMBROVSKIS SI DICE D'ACCORDO…

 

Filippo Santelli per repubblica.it - Estratti

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

 

Il conto della guerra in Medio Oriente, per il momento, è salato ma ancora gestibile. Nell’ipotesi che tutto torni alla normalità entro giugno, la crescita globale si ridurrebbe di tre decimi per quest’anno, al 3,1%, mentre l’inflazione aumenterebbe di sette decimi, al 4,4%. Il problema però, ribadisce il Fondo monetario nelle previsioni di primavera diffuse ieri, è che nessuno sa quanto il conflitto possa durare.

 

 

Nel caso si trascini ancora gli effetti diventerebbero man mano più pesanti: nel caso in cui i prezzi del petrolio restino a lungo ai livelli attuali la crescita scenderebbe al 2,5%, i valori più bassi dal Covid; nello scenario più severo correlerebbe addirittura al 2% - numero che dagli anni ’80 ad oggi si è visto appena quattro volte in periodi di recessione globale - con un’inflazione al 6%.

 

Pierre-Oliver Gourinchas

«Per ogni giorno in cui l’orologio avanza il rischio diventa più grande», ha avvertito il capo economista del Fondo Pierre-Olivier Gourinchas, spiegando che le evoluzioni degli ultimi giorni, tra negoziati falliti e doppio blocco di Hormuz, già ci hanno avvicinato al secondo scenario, quello avverso.

 

I Paesi più esposti sono quelli più dipendenti dalle importazioni di gas e petrolio, in particolare nel mondo in via di sviluppo. Anche l’Italia però vede le aspettative di crescita ridimensionate di due preziosi decimi, allo 0,5% sia per quest’anno che per il prossimo (nello scenario base). Sono valori che la collocano sotto la metà della media dell’aera euro, di cui è tornata fanalino di coda.

 

L’inflazione nel nostro Paese dovrebbe salire al 2,6% quest’anno per poi ridursi al 2,4% il prossimo, in linea con quella dell’eurozona.

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

 

Un allarme molto simile a quello del Fondo ieri è arrivato anche dalla presidente della Bce Christine Lagarde, secondo cui gli ultimi sviluppi del conflitto pongono l’economia europea «a metà strada» tra lo scenario base e quello avverso, tra i tre che la Banca centrale ha formulato un mese fa nelle sue ultime previsioni.

 

Nel secondo la crescita dell’eurozona scenderebbe allo 0,6% e l’inflazione salirebbe al 3,5%. La prospettiva che i rincari energetici si trasformino in inflazione duratura è quella che più allarma i guardiani delle valute, che in quel caso dovrebbero intervenire alzando i tassi. In una situazione di elevata incertezza Lagarde ha ribadito il suo mantra secondo cui Francoforte deve essere «completamente agile» e «dipendente dai dati». Al momento i mercati prevedono almeno un rialzo dei tassi della Bce da qui a fine anno.

 

 

Nel frattempo il Fondo monetario manda un messaggio di disciplina fiscale ai governi, chiamati ad affrontare gli effetti di questo shock. Le misure di sostegno devono essere «molto, molto mirate e di natura temporanea», ha detto Gourinchas, rivolte «alle categorie di famiglie più dipendenti o vulnerabili, o ad alcune imprese che dipendono maggiormente dall’energia». Sarebbe un errore sospendere le regole del patto di Stabilità europeo come chiedono alcuni governi, compreso quello italiano: «È molto importante continuare a ricostituire le riserve di bilancio, non sospendere le regole perché c’è questo shock».

fondo monetario internazionale

 

 

Concetti del tutto in linea ieri li ha espressi anche il commissario europeo all’Economia Dombrovskis, spiegando che la clausola di sospensione del Patto è prevista a fronte di gravi recessioni e «attualmente non ci troviamo in tale scenario».

 

Ha invitato anche i governi a varare misure che tengano conto degli spazi fiscali e «con clausole di scadenza precise». Il 22 aprile la Commissione presenterà il pacchetto contro il caro energia: tra le misure - secondo una bozza sottoposta a consultazione dei governi - ci sarebbe una deroga agli aiuti di Stato che permetterebbe ai Paesi di coprire fino al 50% dei costi extra derivati dai rincari delle materie prime, compresi i fertilizzanti.

 

Valdis Dombrovskis e Giorgia meloni a palazzo chigi

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