giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

“IL GOVERNO È TRUMPISTA: HA MANIE DI CONTROLLO, VUOLE LE MANI LIBERE PERCHÉ SI RITIENE AL DI SOPRA DELLE LEGGI E DELLA COSTITUZIONE” - DOPO IL GELO DI DICEMBRE, LO SCREZIO SULL’INVITO AL TRIELLO AD ATREJU E LE DIVERGENZE SULLA LEADERSHIP, ALL’APERTURA DELLA CAMPAGNA REFERENDARIA PER IL NO RIPRENDONO LE PROVE D’INTESA TRA SCHLEIN E CONTE CHE DENUNCIANO IL “TRUMPISMO” DELLA DUCETTA – ELLY: “GRIDANO AL COMPLOTTO MA NON È COLPA DEI GIUDICI SE QUESTO GOVERNO NON SA SCRIVERE LE LEGGI” - CONTE INSISTE SUL DESIDERIO DI MELONI DI ELIMINARE I CONTROPOTERI E VELEGGIARE VERSO L’IMPUNITÀ: “LA RIFORMA NORDIO È IL RITORNO DELLA CASTA”

 

Lisa Di Giuseppe per "Domani" - Estratti

 

MENAGE ATREJU - MEME BY EMILIANO CARLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPA

«La democrazia non è un assegno in bianco per cinque anni nelle mani di chi prende un voto in più». Elly Schlein dal palco del Centro congressi Frentani amplia la battaglia sul referendum a una lotta a tutto campo a Giorgia Meloni. Il Comitato della società civile per il No, presieduto da Giovanni Bachelet, offre il pubblico perfetto per aprire la campagna di primavera delle opposizioni.

 

La scommessa sulla politicizzazione della sfida sulla separazione delle carriere ha bisogno di un fronte più ampio, lo sanno tutti i protagonisti della campagna, primi fra tutti i leader del campo largo. Di conseguenza si punta forte sul disegno complessivo delle riforme meloniane, che per le opposizioni porta. Insomma, in gioco c’è il futuro della democrazia.

 

La deriva del governo, spiegano Schlein e Giuseppe Conte, s’incastona perfettamente nella visione del mondo degli amici sovranisti di Giorgia Meloni. Dove l’esecutivo usa la forza sui cittadini come a Minneapolis nel caso di Renee Nicole Good ci vuole un giudice, dice Schlein. «Siamo di fronte a un diritto internazionale che non esiste più, sostituito dalla legge del più forte» aggiunge Conte. Tradotto: non esiste più il diritto internazionale, figurarsi quello nazionale.

fratoianni schlein fico conte bonelli

 

Dopo il gelo di dicembre, quando i due leader si erano allontanati dopo lo screzio sull’invito al triello ad Atreju da parte di Meloni e le divergenze sulla leadership, l’apertura della campagna referendaria è stata l’occasione di riaprire un canale diretto. Dopo un breve colloquio con Nicola Fratoianni, quando il leader M5s è sceso dal palco, in conclusione del suo intervento, Schlein è andata da lui, lo ha salutato e gli ha rivolto un «bravo».

 

schlein conte bonelli fratoianni magi patto birra

Nel merito, la parola d’ordine è “contestualizzare”, allontanarsi dal merito e mobilitare l’elettorato sulla contrapposizione a Meloni. Per la segretaria dem, la riforma non migliora l’efficienza della giustizia né separa davvero le carriere. «Serve a chi sta già al governo che vuole le mani libere perché si ritiene al di sopra delle leggi e della Costituzione» continua Schlein, che stigmatizza gli attacchi di Meloni alla magistratura. «Loro gridano al complotto ma mi sento di dire che non è colpa dei giudici se questo governo non sa scrivere le leggi».

 

Una riforma improntata come le altre norme meloniane alla «mania di controllo». All’orizzonte, standard ungheresi, polacchi o americani. «Quando l’abuso della forza da parte dello Stato arriva ad uccidere poeti, come è successo con Renee Nicole Good, e quel governo parla di legittima difesa, ci vuole un giudice indipendente e imparziale che possa far giustizia. È proprio l’esempio del perché questa riforma è rischiosa per le cittadine e per i cittadini e non per altri».

 

(…)

Conte nel suo intervento insiste sul principio della legge uguale per tutti. La riforma «è il ritorno della casta dei politici, degli intoccabili, di chi vuole avere le mani libere per poter agire e non rispondere a nessun contropotere» ha detto il presidente del Movimento 5 stelle.

 

«Dovremo far capire che i cittadini diventeranno tutti di Serie B rispetto invece ai “privilegiati” della giustizia che sono politici, colletti bianchi e imprenditori amici». Anche Conte insiste sul desiderio di Meloni di eliminare i contropoteri e veleggiare verso l’impunità. Inaccettabile, per Conte: «Anzi, io che sono un politico e ho un incarico pubblico sono investito di una maggiore responsabilità e devo rendere conto dell’operato e del rispetto delle leggi in modo ancora più trasparente»

GIORGIA MELONI - DISCIAMO

 

A scaldare la platea c’è anche Maurizio Landini. Il segretario della Cgil è preoccupato dall’astensione e ribadisce in ballo c’è la difesa del futuro della democrazia. Per lui il rischio è nell’astensionismo, mentre da parte del governo per il segretario «una gestione autoritaria del governo del nostro paese è già in campo». Sul palco sfilano le associazioni che si sono già espresse a sostegno del Comitato della società civile per il No: Acli, sindaci, associazioni studentesche, Udu, Legambiente e tanti altri.

 

E poi, le voci dei singoli: il magistrato Gherardo Colombo, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, il premi Nobel Giorgio Parisi, lo scrittore Maurizio De Giovanni e il sindaco di Benevento Clemente Mastella. Sul futuro della democrazia torna anche Tomaso Montanari, il rettore dell’Università per stranieri di Siena, che raccomanda di non lasciare «a chi ha il monopolio della forza anche quello sulla verità». Anche perché, spiega, la riforma equivale a una richiesta di «pieni poteri». Il Papeete di Meloni.

GIORGIA MELONI - CONFERENZA STAMPA DI INIZIO ANNO 2026 schlein landini conte

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