mario draghi

IL RISCHIO BEFFA: DRAGHI NON VA AL COLLE E POI ZOMPA PURE DA PALAZZO CHIGI - SE IL CENTRODESTRA ELEGGE BERLUSCONI O IMPONE A MAGGIORANZA UN PRESIDENTE IN STILE CASELLATI O "MESTIZIA" MORATTI, SALTA IL GOVERNO - IL PIZZINO DI ANDREA ORLANDO: "SE VUOI TENERE LA LEGISLATURA ANCORA UN ANNO E NON VUOI CHE SI SFASCI TUTTO ANCHE ALLE ELEZIONI, SERVE UN CLIMA DI LEGITTIMAZIONE FRA LE FORZE POLITICHE..."

Annalisa Cuzzocrea per "la Stampa"

mario draghi conferenza stampa

 

Dalle parti di Palazzo Chigi, in queste ore confuse e difficili, ricordano quanto Mario Draghi aveva detto durante la conferenza stampa di fine anno. Con una domanda retorica che era sembrata, ad alcuni, una minaccia, ma che altro non era che un dato di fatto: «È immaginabile una maggioranza che si spacchi sull'elezione del presidente della Repubblica e si ricomponga il giorno dopo sul governo?», aveva chiesto il premier. I cronisti presenti non avevano potuto che rispondersi no, non lo è.

matteo salvini e giorgia meloni incontrano silvio berlusconi nella sua villa a roma 6

 

E questo prescinde dalla volontà del capo dell'esecutivo. Non ha nulla a che fare con le ripicche e molto, invece, con le geometrie della politica. È la paura del precipizio, quella che si respira in queste ore nelle segreterie di partito. Non c'è ministro che non stia preparando gli scatoloni, non c'è leader politico che non stia facendo i conti anche - di nascosto - con la possibilità che si vada al voto prima di quanto si fosse immaginato. E prima di quanto questo Parlamento vorrebbe. Perché tutto è nelle mani dei grandi elettori, ma nulla in questo momento sembra essere sotto controllo. Il terremoto c'è già, lo ha portato la candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale.

denis verdini

 

Indipendentemente da come e quanto vada avanti, adesso si tratta di verificare l'entità della scossa, la profondità delle crepe. Di capire insomma se la casa, il quadro politico di unità nazionale che regge il governo, possa ancora stare in piedi. O se le sue fondamenta siano compromesse per sempre. Quello che filtra in queste ore, arrivando a varcare la soglia di Palazzo Chigi per raggiungere il presidente del Consiglio e i suoi collaboratori, è che Silvio Berlusconi non sarebbe intenzionato a mollare. Ma che se anche lo facesse, i suggeritori lo invitano ad affidare il pallino a Matteo Salvini e a scegliere un nome di centrodestra su cui far convergere anche gli altri partiti.

 

fedele confalonieri foto di bacco (1)

La lettera di Denis Verdini a Marcello Dell'Utri e Fedele Confalonieri è solo uno dei messaggi cifrati arrivati sulle scrivanie - o sarebbe meglio dire sul telefonini - dei dirigenti di partito e del governo. Segnali che omettono di rivelare un particolare fondamentale per capire davvero cosa stia succedendo: se il centrodestra - che si è già unito su un nome suo infischiandosene del dialogo promesso - decidesse di virare all'ultimo giro sulla vicepresidente della Lombardia Letizia Moratti o sulla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, tentando di imporsi a maggioranza o con l'aiuto della pattuglia di Matteo Renzi, nulla sarebbe salvo.

mario draghi

 

Anche in quel caso, non solo nel caso dell'elezione di Silvio Berlusconi, il governo non potrebbe che cadere perché lo schema sarebbe irrimediabilmente compromesso. «E quindi, chi dice che con Draghi al Colle cade il governo e in caso contrario resta in piedi, dice una sonora bugia», ragiona un ministro di centrodestra. Per dire quanto lo scenario sia complesso.

zaia salvini

 

E quanto questa preoccupazione arrivi anche tra le file di chi in questo momento si mostra compatto per l'ex Cavaliere, come ad esempio nella Lega, dove la fronda governista di cui fanno parte anche i presidenti di Regione del Nord - da Luca Zaia a Massimiliano Fedriga - è molto preoccupata da quel che può succedere e non manca di rivelarlo in ogni conversazione privata. Ed è sempre una profonda preoccupazione per quel che può succedere «se non si fissano bene gli obiettivi», ad animare il ministro del Lavoro Andrea Orlando.

 

andrea orlando 4

Uno dei maggiori esponenti della sinistra dem, che ieri ai suoi spiegava: «Tutti stanno sottovalutando quel che succede con la candidatura di Berlusconi e quanto questo evento abbia drammatizzato la situazione». Perché per uscire dall'angolo in cui il centrodestra sembra aver portato tutti, «ci vuole polso e non sono sicuro che Matteo Salvini ne abbia».

 

Certo, se Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia si tirassero indietro cambierebbe tutto, ma se si arriva alla quarta votazione il quadro non può che complicarsi. Indipendentemente da tutti i ragionamenti sul da farsi, scheda bianca, uscita dall'aula, candidatura di bandiera. «Il mio ragionamento è semplice - dice Orlando - più che partire dai nomi dovremmo partire dall'obiettivo.

mattarella draghi

 

Se vuoi tenere la legislatura ancora un anno e non vuoi che si sfasci tutto anche alle elezioni, serve un clima di legittimazione fra le forze politiche. Serve che il prossimo presidente nasca dal dialogo tra i principali partiti. Draghi va preservato, ma anche se si arrivasse a Draghi o perfino a un Mattarella bis, bisogna vedere come si fa». Se con lo scontro, se con maggioranze non piene, «tutto si sfalderebbe comunque».

 

la conferenza stampa di mario draghi 4

Perché «serve un dialogo autentico tra Pd, M5S e Lega per un presidente di garanzia. Se fosse il premier, quel dialogo deve avere un sovrappiù che consenta di far nascere un governo». Vero, non sgonfio, non incapace di andare avanti se non per pochi mesi. E quindi è la paura in questi giorni a dominare tutti. I vertici 5 stelle hanno - come e più degli altri - il problema di convincere i parlamentari che la legislatura si salverà in ogni caso, ma la verità è che si naviga per mari sconosciuti, perché nella storia della Repubblica non era mai accaduto che la vita di un governo fosse così legata alla scelta del capo dello Stato. Questo complica moltissimo.

 

giuseppe conte luigi di maio foto di bacco (3)

Rende il rebus quasi irrisolvibile, se non emerge una volontà comune che riesca a tenere insieme destra e sinistra. E a complicare ci sono poi le diffidenze reciproche. Giuseppe Conte, ad esempio, che come Letta ha tenuto ancora tutte le carte in mano in attesa di capire quale giocare, ha detto a più persone di non fidarsi dell'attivismo di Luigi Di Maio e di temere in questo momento che il ministro degli Esteri stia lavorando per Mario Draghi senza coordinarsi con nessuno.

 

matteo salvini silvio berlusconi

«Non si vede come possa fidarsi di Luigi - dice uno dei fedelissimi del presidente M5S - visto che non fa che incontrare persone e leader delle altre forze politiche senza riferire mai nulla, e senza smentire i retroscena sui giornali». Non sarà il sospetto ad aiutare a tenere uniti i parlamentari quando sarà il momento. In questi giorni però il capo della Farnesina ha davvero capito che - con il centrodestra così schierato - se la prima scelta rimane sempre la rielezione di Sergio Mattarella, la seconda - in caso non si creino le condizioni - non può che essere Mario Draghi.

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