IL MORMONE IN TERRA SANTA - ROMNEY DAL SUO AMICO NETANYAHU CERCA IL VOTO EBRAICO PROMETTENDO GERUSALEMME CAPITALE E L’APPOGGIO USA IN CASO DI BOMBARDAMENTO DELL’IRAN - I PALESTINESI S’INCAZZANO, OBAMA RILANCIA AUMENTANDO GLI AIUTI A ISRAELE - A 100 GIORNI DAL VOTO, LA CAMPAGNA ELETTORALE È IN STALLO: L’ECONOMIA VA MALE, MA MITT È TROPPO MOSCIO PER APPROFITTARNE: OBAMA 46,5%, ROMNEY 45% - L’UNICA ARMA RESTA LA DEMOLIZIONE DELL’AVVERSARIO…

1- ROMNEY IN ISRAELE "TOUR SIMPATIA" DI RACCOLTA FONDI - MA OBAMA LO COGLIE IN CONTROPIEDE "PIÙ AIUTI E ARMI A GERUSALEMME"
Roberta Zunini per "il Fatto Quotidiano"

A cento giorni esatti dall'appuntamento elettorale più importante del pianeta, l'election day è il 6 novembre, il candidato repubblicano alle presidenziali americane, Mitt Romney atterra a Tel Aviv per un "tour simpatia" e di raccolta fondi per la sua già ricchissima campagna elettorale. Preceduto da un'intervista concessa al quotidiano Haaretz, in cui ha sottolineato che la linea dell'intervento armato contro i siti nucleari iraniani deve rimanere un'opzione per difendere l'integrità di Israele e la pace nel mondo, l'aspirante presidente in realtà non sta facendo altro che "seguire i soldi" e i consigli di uno dei suoi migliori amici: il premier conservatore israeliano Benjamin Netanyahu.

Conosciutisi decenni fa, quando entrambi erano consulenti della stessa società finanziaria, non si sono più abbandonati. A rinforzare il loro forte legame personale, e a renderlo produttivo anche sotto l'aspetto politico, interviene anche il cattivo feeling, non solo professionale, tra lo stesso Netanyahu e Obama: ricordate il fuori onda dello scorso anno in cui il presidente Usa, ampliando le critiche espresse dall'allora presidente francese Sarkozy, si diceva stufo di dover aver a che fare continuamente con Bibi? Obama in questi suoi 4 anni di presidenza si è ben guardato dall'andare a Gerusalemme, anche perché il suo atteggiamento sulla questione israelo-palestinese è stato più che ondivago e, per usare un eufemismo, incoerente, ottenendo il risultato di deludere tutti: israeliani e palestinesi.

L'armonia perfetta tra l'arci-miliardario, nonché presunto arcievasore Romney - torna in auge ogni due per tre, la polemica sulle numerose società, sue e della moglie Ann, aperte nei vari paradisi fiscali caraibici - e la lobby ebreo americana conservatrice, l'Aipac, invece è stato fin dall'inizio palese.

E per questo è stato premiato da un altro miliardario: l'ebreo americano Sheldon Adelson, una delle colonne dell'Aipac, proprietario della maggior parte dei casinò e sale bingo Usa (e finanziatore di associazioni di coloni ebrei, come Ateret Cohanim, e del più letto quotidiano gratuito israeliano, Israel ha-Yom) è uno dei suoi maggiori finanziatori con donazioni di decine e decine di milioni di dollari al comitato, il SuperPac, che raccoglie i soldi per la sua campagna elettorale. Paul Begala, un ex consulente di Bill Clinton, impegnato nella rielezione di Obama ha detto: "Se vedo i dati dell'economia mi chiedo come facciamo a vincere, se vedo la campagna di Romney mi chiedo come facciamo a perdere".

Naturalmente Begala non poteva dire che Mitt, volando in Israele, potrebbe aumentare le sue chance di spuntarla grazie ai voti degli ebrei americani comuni, non solo dei ricconi che popolano l'Aipac, che negli ultimi anni hanno rinsaldato il loro legame affettivo con Israele. Affetto e denaro dunque, quale migliore accoppiata. La cena di raccolta fondi che si è tenuta al King David di Gerusalemme, hotel e luogo carico di significati storici, prevede una "donazione " non inferiore ai 50mila dollari. Accanto a Romney e alla moglie Ann, donna d'affari e di "giochi" - la sua cavalla partecipa alle Olimpiadi nelle competizioni di dressage - si sono seduti Bibi e la moglie Sara e attorno tutta la Gerusalemme imprenditoriale, in passato a lungo in affari edilizi con il premier israeliano.

Ma è molto probabile che i due illustri amici non digeriranno molto bene il ricco pasto: la portata principale rischia di essere davvero indigesta. L'ha servita proprio Barack Obama, che due giorni fa ha firmato una legge che rafforza la cooperazione militare tra Stati Uniti e Israele, ribadendo "il nostro irremovibile impegno per Israele".

Si tratta di una "controdonazione" di 70 milioni di dollari, che si vanno ad aggiungere agli altri aiuti, per sostenere lo sviluppo del sistema di difesa anti-missile a corto raggio: l'Iron Dome. Il Congresso aveva approvato con un ampio schieramento bipartisan l'"United States-Israel Enhanced Security Cooperation Act" la scorsa settimana. Romney è arrivato in Terra Santa in ritardo?


2- GERUSALEMME E IRAN, ROMNEY SI SCHIERA CON ISRAELE
(ANSA) - Da Gerusalemme, il candidato presidenziale Mitt Romney si schiera senza riserve con Israele sia sulla possibilità di un attacco all'Iran per distruggerne il potenziale nucleare, sia sullo status di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico. Su questo secondo punto, immediata é arrivata la reazione dei palestinesi, che rivendicano la parte Est della città come capitale di un loro futuro Stato. 'Le frasi di Romney sono lesive agli interessi americani nella regione, alla pace, alla sicurezza e alla stabilita'. Sono inaccettabili e le respingiamo totalmente", ha dichiarato in serata il negoziatore dell'Anp, Saeb Erekat.

Gerusalemme, proclamata da Israele nel 1980 capitale unica e indivisibile dello Stato ebraico, una decisione mai riconosciuta dalla Comunità internazionale, è al centro del negoziato per un futuro assetto regionale tra palestinesi e israeliani. Proprio per motivi diplomatici, nessun paese al mondo ha la propria rappresentanza diplomatica nella Città Santa. "Sono molto emozionato nel trovarmi a Gerusalemme, capitale di Israele", ha affermato Romney in un discorso pronunciato davanti alla Fondazione Gerusalemme e al sindaco israeliano della città, Nir Barkat.

"L'ambasciata americana in Israele, attualmente a Tel Aviv, dovrebbe essere spostata a Gerusalemme", ha poi aggiunto in una intervista alla Cnn. Nel 1995 una legge approvata negli Usa designava Gerusalemme come la capitale di Israele e legiferava anche in merito sul trasloco della sede diplomatica da Tel Aviv. Gli ultimi tre presidente americani hanno tuttavia sempre firmato delle deroghe sospendendo la legge per motivi di sicurezza e diplomatici. Quanto all'Iran, il candidato repubblicano ha espresso il suo sostegno ad Israele qualora dovesse decidere l'uso della forza militare per bloccare la produzione di armi nucleari da parte di Teheran.

Nei suoi colloqui, il repubblicano Mitt Romney ha evocato a più riprese la "minaccia nucleare iraniana" e non ha lesinato espressioni di sostegno allo Stato ebraico. "Se Israele dovesse agire per conto proprio per impedire che l'Iran venga a dotarsi di quelle capacità, il Governatore (Romney) rispetterebbe quella decisione" ha detto il suo consigliere Dan Senor. Ma, in una sorta di battaglia elettorale a distanza per conquistare i favori della lobby ebraica, anche il democratico Barack Obama ha fatto sentire oggi a Gerusalemme in maniera eloquente la propria presenza.

In mattinata Haaretz - probabilmente ispirato da Washington - ha pubblicato un articolo in primo piano secondo cui il suo consigliere per la sicurezza nazionale Dan Donilon avrebbe illustrato a Netanyahu, in dettaglio, i progetti elaborati dagli Usa per attaccare le infrastrutture nucleari in Iran se le altre strade fallissero. In precedenza Obama aveva firmato nuove intese di cooperazione militare che nel ministero israeliano della difesa vengono descritte come "una pietra miliare" nei rapporti bilaterali.


3- L'ECONOMIA È CONTRO OBAMA MA ROMNEY NON BUCA IL VIDEO - VICINI NEI SONDAGGI, NIENTE SPOSTA L'AGO DELLA BILANCIA E L'UNICA ARMA RESTA LA DEMOLIZIONE DELL'AVVERSARIO
Paolo Mastrolilli per "La Stampa"

Una cosa è certa: a cento giorni dal voto, le presidenziali Usa sono aperte. Troppo aperte, per i gusti di un «incumbent» come Barack Obama, che aveva conquistato la Casa Bianca promettendo il cambiamento, ma per sua stessa ammissione non è riuscito ad ispirare gli americani. Il punto centrale resta l'economia, che langue, ma ormai è difficile aspettarsi grandi cambiamenti da qui al voto. «L'economia - spiega il politologo Bill Schneider - è in stallo, così come la campagna elettorale.

Da mesi non succede nulla che riesca davvero a spostare i sondaggi, nonostante eventi come la sentenza della Corte Suprema sulla riforma sanitaria. Questo significa che qualunque variabile, da qui a novembre, può decidere l'esito. Obama ha tutti gli indicatori contro, e per vincere deve distruggere Romney. Ci sta riuscendo, ma non è detto che basti, perché alla fine il voto sarà sulla performance del presidente».

Gli indicatori di cui parla Schneider sono chiari: disoccupazione all'8,2%,cioèpiùalta del7,8%di quando Obama era entrato in carica, e crescita in ritirata all'1,5%, in base ai dati dell'ultimo trimestre. Si rischia di tornare in recessione a gennaio, quando arriverà il temuto «fiscal cliff», ossia il contemporaneo taglio previsto di alcune spese e la fine di una serie di agevolazioni fiscali.

Nessun presidente è mai stato rieletto, con questi numeri. Viste le condizioni, è quasi sorprendente che Barack sia ancora competitivo, ma forse dipende più dalla debolezza del suo avversario che non dai propri meriti. Secondo la media dei sondaggi nazionali fatta da Real Clear Politics, Obama è avanti con il 46,4% dei consensi, contro il 45,1 di Romney. Un misero 1,3%, che sul piano statistico non significa molto e rievoca i fantasmi del 2000.

Il «New York Times» stima che oggi, ragionando sugli Stati da conquistare per vincere, Barack ha in tasca 217 voti elettorali e Mitt 206. Quelli che mancano per arrivare alla quota di 270 se li giocheranno in nove Stati incerti: Colorado, Florida, Iowa, New Hampshire, Nevada, Ohio, Pennsylvania, Virginia e Wisconsin. Nel 2008 li aveva vinti tutti Obama, e questo dimostra quanto sia in salita la sua strada.

Sul piano dei finanziamenti, decisivi in una campagna da un miliardo di dollari in cui la Casa Bianca sembra in vendita, Barack è ancora avanti: a fine giugno, sempre secondo il Times, i democratici avevano raccolto in totale 490 milioni, contro i 437 dei repubblicani. A giugno, però, il presidente ha ricevuto 69 milioni e il suo sfidante 92, a dimostrazione di come i rapporti di forza siano mutati. Anche su Twitter la settimana scorsa ha vinto Mitt: 278.642 citazioni contro 247.656.

Schneider sostiene che la campagna in questo momento ruota su due punti: i repubblicani vogliono convincere gli elettori che Obama non è all'altezza del compito, visto come ha mancato di riavviare l'economia; i democratici puntano sulle gaffes e la poca simpatia generata da un avversario che nel 2010 ha denunciato redditi per 20 milioni di dollari, dipingendo Romney come un ricco senza scrupoli che vuole solo fare gli interessi della classe più alta, riproponendo politiche che avevano fallito già con Bush.

Così, in assenza di fatti nuovi, resta in piedi solo la strategia di demolire l'avversario e consolidare la propria base, in un paese sempre più spaccato a metà. Come dimostrano la decisione di Obama di appoggiare i matrimoni gay, e la determinazione del Gop a rifiutare qualunque iniziativa di compromesso per l'occupazione.

Drew Westen, psicologo della Emory University famoso per il saggio Political Brain, ha scritto sul «Washington Post» che Barack si è cacciato in questo guaio a causa di tre errori: ha invitato al tavolo politico i repubblicani dopo la vittoria del 2008, quando doveva sapere che non avrebbero negoziato; ha sprecato il mandato per il cambiamento con provvedimenti troppo ridotti, specie per rilanciare l'economia; non è riuscito a promuovere la riforma sanitaria con il giusto messaggio.

In generale, il suo limite è stata «la tirannia della timidezza». Avrebbe dovuto affrontare la presidenza con più coraggio e sfrontatezza, per realizzare i suoi programmi. Ora ha pochi mesi per invertire la tendenza, almeno in campagna elettorale, e poi rifarsi sul piano operativo quando non sarà più ostaggio delle prudenze necessarie alla rielezione. Se gli elettori gli daranno un'altra chance.

 

 

ROMNEY PARLA IN ISRAELE ROMNEY NETANYAHU jpegROMNEY METTE LA SUA PREGHIERA NEL MURO DEL PIANTO ROMNEY AL MURO DEL PIANTO BARACK OBAMA BARACK OBAMA SORRIDENTE hillary clintonHILLARY CLINTON ARRIVA IN ISRAELE HILLARY CLINTONHILLARY CLINTON ARRIVATA IN ISRAELE

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