DOLORI PER OBAMA: LA LOBBY EBRAICA VOTA ROMNEY - IL CANDIDATO REPUBBLICANO GODE DEL POTENTISSIMO APPOGGIO DI NETANYAHU E DEGLI EBREI CONSERVATORI AMERICANI, CHE NON SI SONO MAI FIDATI DI OBAMA - BASTA RICORDARE L’APPOGGIO AI PALESTINESI, GLI ARRESTI DI MADOFF E DI STRAUSS-KHAN, LA CACCIATA DALLA CASA BIANCA DI RAHM EMANUEL, FINO ALL’AVER BLOCCATO IL BLITZ DI ISRAELE SUI SITI NUCLEARI IRANIANI…

1- ROMNEY CANDIDATO D'ISRAELE - PERCHÉ IL REPUBBLICANO CERCA L'AIUTO DELL'AMICO NETANYAHU.
Barbara Ciolli per www.lettera43.it

Il mormone e il sionista amici per la pelle, sin dagli anni giovanili della loro rampante carriera da businessman. Chi l'avrebbe mai detto che il moderato Mitt Romney, ormai candidato ultra favorito alla nomination repubblicana per eleggere l'anti Obama (in corsa rimangono solo Newt Gingrich e Ron Paul), da decenni fosse anche l'esponente della destra americana più vicina al premier ultra conservatore israeliano Benjamin Netanyahu, che soffia venti di guerra contro l'Iran.

ROMNEY PIÙ CAUTO SULL'IRAN.
Sulla corsa al nucleare di Teheran, l'ex avversario di Romney, Rick Santorum, non aveva usato mezzi termini («Se fossi presidente degli Usa bombarderei i siti atomici»), prima di ritirarsi dalla competizione.

Invece il mormone, pur criticando la timidezza del presidente Barack Obama in materia, si era mostrato persino fin troppo cauto sull'argomento.

AMICIZIA INIZIATA NEL 1976.
Eppure, lontano da occhi e orecchi indiscreti, era l'ex governatore del Massachusetts a coltivare un rapporto privilegiato con l'amico «Bibi».

Un legame che, sin dai tempi del loro impiego comune nel 1976, come advisor del Boston consulting group (Bcg), aveva fruttato a entrambi - in politica come sul lavoro - preziosi agganci e scambi di favori. Perché le amicizie cementate sottotraccia, senza dare nell'occhio, sono anche quelle più pericolose.

I GIRI FINANZIARI DI BOSTON DI «BIBI» NETANYAHU
Difficilmente, infatti, chi non avesse avuto accesso agli ambienti ristretti che, dagli Anni 70 ruotavano attorno alle famiglie Netanyahu e Romney, avrebbe potuto pensare che i due rampolli avessero qualcosa in comune.

Figlio dell'ex governatore del Michigan e lobbista industriale George Wilken Romney, prima di buttarsi in politica Mitt ha fatto grandi guadagni creando il fondo di private equity Bain capital. E, successivamente, diventando, nel 1991, amministratore delegato della società di consulenza di Boston Bain and company.

DA COMBATTENTE AD AMBASCIATORE.
L'ex ministro degli Esteri e poi premier israeliano «Bibi» Netanyahu, invece, era noto ai più come l'oltranzista del Likud che, prima di entrare a far parte del partito, si era distinto come valoroso combattente della guerra dello Yom Kippur, nel 1973.

Poi, dopo aver studiato architettura negli Usa, «Bibi» era tornato in patria, per far stranamente carriera in una piccola azienda di arredi. Salvo poi ricevere, nel 1984, la folgorante nomina ad ambasciatore israeliano all'Onu.

STUDI NEI MIGLIORI COLLEGE USA.
Figlio dello storico di fama internazionale Benzion Netanyahu - decano di 102 anni e professore emerito alla Cornell University di New York- in realtà, sin dall'infanzia Benjamin era stato iscritto alle migliori scuole americane. Mentre il padre, accademico di lungo corso, insegnava nei college e nelle università degli States.

E se, negli Anni 70, Romney ha frequentato l'Università di Harvard, dopo la sua laurea da architetto Netanyahu, di due anni più giovane di Mitt, si è specializzato alla vicina Business school del Massachusetts institute of technology (Mit).

PLURILAUREATO AL MIT E BUSINESSMAN.
Sempre a Boston, i due businessmen sarebbero presto entrati in forze come consulenti della Bcg: multinazionale della finanza dalla quale, pochi anni prima, un gruppo di fuoriusciti aveva fondato la Bain and company in cui, poi, sarebbe stato arruolato Romney.

Nel Bcg - società allora pionieristica e oggi multinazionale concorrente della Bain, con uffici in 42 Paesi nel mondo - Mitt e «Bibi» figuravano come due colleghi a dir poco affiatati. Ma anche competitivi per loro natura.

Tornato negli Anni 80 a Tel Aviv, Netanyahu avrebbe comunque continuato a mantenere un filo diretto con Romney, grazie alla sua seconda moglie, Fleur Cates, assunta, guarda caso, alla Bain.

L'humus che, nel tempo, aveva fatto da collante tra la famiglia di «Bibi» e il mondo dell'alta finanza americano, va da sé, era il noto giro accademico ebraico, da sempre raccolto al Mit di Boston. Ma non solo.

FISCHER LEGATO A BERNANKE.
Professore al Mit è stato, per esempio, anche l'attuale governatore della Banca centrale d'Israele Stanley Fischer, relatore della tesi dell'economista di origini ebraiche Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve.

Mentre a Harvard, in Massachusetts, si era diplomato e laureato il presidente e amministratore delegato di Goldman Sachs Lloyd Blankfein, ebreo e gran finanziatore del partito democratico di Obama.

«BIBI» E LA MANO DELL'AIPAC.
Negli Usa, è noto, entrambi gli schieramenti non possono fare a meno dei finanziamenti dell'onnipresente American Israel pubic affairs committee (Aipac): la lobby della stella di David considerata il gruppo di pressione più influente al Congresso di Washington.

Tra Romney e Netanyahu, tuttavia, c'è qualcosa di molto più personale, che potrebbe fare la differenza se, contro ogni aspettativa, il 6 novembre l'avversario di Obama riuscisse a essere eletto alla Casa Bianca.

I DO UT DES TRA I DUE POLITICI.
Quando, tra il 2003 e il 2007, Mitt era governatore del Massachusetts e «Bibi» ministro delle Finanze a Tel Aviv, gli incontri tra i due si infittirono subito. Netanyahu invitò il vecchio amico a Gerusalemme.

Dopo averlo spinto a tagliare le tasse ai ricchi e privatizzare aziende statali americane, chiese a Mitt di premere sui fondi pensionistici, per spingerli a disinvestire dall'Iran.

«Proposte sagge», confidò Romney al suo entourage, insistendo poi sulle società per far loro dirottare i soldi altrove e, ha riportato il New York Times, fissando colloqui tra businessmen israeliani e imprenditori degli Usa.

MILIONI DI DOLLARI A GINGRICH.
Persino durante la maratona delle primarie, mentre Santorum sbraitava contro l'Iran, «Bibi» è sempre rimasto fedele all'apparentemente pacato ex collega Mitt.

«Tranquillo», ha rassicurato Netanyahu, con un messaggio a Romney, «non ho detto io a Sheldon Adelson (noto miliardario filo-israeliano, ndr), di versare milioni di dollari nella campagna elettorale di Gingrich».


2 - BATTESIMI AGLI EBREI LA CHIESA MORMONE IMBARAZZA ROMNEY
Federico Rampini per "la Repubblica" del 16 febbraio 2012

Ci mancavano solo le gaffe della sua chiesa mormone, come se non bastassero i guai che affliggono la campagna elettorale di Mitt Romney. Una «grave infrazione al protocollo», l' hanno dovuta definire le alte gerarchie di Salt Lake City nello Utah, culla storica del movimento mormone di cui Romney è un esponente autorevole (ricoprì la carica equivalente a un vescovo).

Lo scandalo è il «battesimo postumo» che è stato amministrato ai genitori di Simon Wiesenthal, il celebre «cacciatore dei nazisti». La madre Rosa, morta nel 1942 nel campo di sterminio di Belzek, e il padre Asher morto nella prima guerra mondiale, hanno ricevuto il battesimo mormone, secondo quanto scoperto dalla ricercatrice Helen Radkey. La rivelazione ha provocato proteste indignate della comunità ebraica. Il rabbino Abraham Cooper di Los Angeles che dirige il centro dedicato alla memoria di Simon Wiesenthal ha dichiarato: «Non oso immaginare la sua reazione se fosse ancora vivo (Wiesenthal è morto nel 2005).

Ai suoi familiari fu tolta la vita, le loro comunità furono distrutte, e ora qualcuno vuole anche cambiare le loro anime». La stessa sorte stava per toccare a tre parenti di un altro superstite dell' Olocausto, il premio Nobel Elie Wiesel, anche loro sul punto di essere battezzati alla religione mormone dopo la morte. Questi gesti fra l' altro violano un preciso accordo che fu raggiunto nel 1995 tra la comunità ebraica americana e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (così recita il nome completo dell' organizzazione mormone). I «battesimi postumi» infatti sono un antico costume mormone: è applicato su richiesta dei fedeli, soprattutto ai familiari defunti che non si erano convertiti durante la vita, per consentire che da morti si "ricongiungano" con i loro cari.

Molto più controverso è quando il battesimo viene amministrato a personalità esterne alla comunità stessa, e tenendo all' oscuro le loro famiglie. L' abitudine di battezzare le vittime dell' Olocausto era talmente diffusa, che nel ' 95 fu necessario un vero e proprio atto legale, firmato dalle gerarchie ecclesiali dello Utah, per mettere fine a quella pratica, dettata dalla volontà di "salvare le loro anime". Ma qualcuno ha continuato, calpestando l' accordo. La ricercatrice che ha scoperchiato lo scandalo è celebre anche per altre scoperte.

Fu la stessa Helen Radkey, una ex mormone, ad avere rivelato nel 2009 che una sorte analoga è toccata alla madre di Barack Obama, Stanley Ann Dunham, anche lei battezzata dopo la sua morte. «Deploriamo sinceramente le azioni di qualche membro individuale della chiesa - ha dichiarato il portavoce dei mormoni - lo consideriamo come una grave violazione del nostro protocollo». La vicenda si colora di un aspetto politico: torna ad attirare l' attenzione sull' appartenenza di Romney a una chiesa che molti americani considerano una "setta": soprattutto quegli evangelici che sono una colonna portante della destra repubblicana. -

 

MITT ROMNEY CON MOGLIE E FIGLI ROMNEY E NETANYAHUObama con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell'Anp Abu MazenROMNEY-BUSH SENIORBENIAMIN NETANYAHU E BARACK OBAMAStanley_FischerbernankeGLI UOMINI DI GOLDMAN BLANKFEIN E COHN lloyd Blankfein DI GOLDMAN SACHSmormonimormoniBook of Mormon Elie WieselObama e la madre

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