1. ROSY BINDI VUOLE BUTTARE FUORI DAL PARTITO L’ANOMALIA TOSCANA, MATTEO RENZI 2. “SE IL PD NON TORNA A ESSERE IL PARTITO DELL’ULIVO, CHE UNISCE E ACCOMPAGNA IL PAESE, È CHIARO CHE CI SARÀ BISOGNO DI UNA FORZA DI SINISTRA NUOVA E COMPETIVA” 3. “E SARÀ UN BENE PER IL PAESE, SE NON VOGLIAMO CHE IL CONFRONTO SI RIDUCA AI DUE MATTEO. SARÀ UNA SINISTRA RIFORMISTA E PLURALE, MA SARÀ UNA SINISTRA. SARÀ IL PD” 4. ANCORA CALCI AL RENZISMO SENZA LIMITISMO: “RENZI HA LANCIATO DAL PODIO DELL’EMILIA UNO DEI MESSAGGI PIU GRAVI QUANDO HA DETTO CHE LUI CREA LAVORO, MENTRE IL SINDACATO ORGANIZZA GLI SCIOPERI. CON LE REGIONALI RENZI SI È UNITO AI TANTI SALVATORI DELLA PATRIA A CUI GLI ITALIANI AMANO AFFIDARSI, PER POI SPERIMENTARE LA COCENTE DELUSIONE”

Monica Guerzoni per il “Corriere della Sera”

 

«Non ci siamo divisi...». 

Rosy Bindi allAssemblea del Pd Rosy Bindi allAssemblea del Pd


La minoranza si è spaccata in tre, presidente Rosy Bindi. 
«Gli obiettivi di chi ha votato no e di chi ha lasciato l’Aula, come me, erano gli stessi. Marcare la distanza netta da un provvedimento che, eliminando il diritto al reintegro, considera il lavoro come una merce». 
 

L’indennizzo non basta? 
«È un passo indietro profondo, secolare, rispetto alla dignità del lavoratore richiamata dal Papa. Oltre a non condividere il merito io ho voluto prendere le distanze dal messaggio che il premier ha costruito in questi mesi. Le sue parole hanno scavato un solco tra il governo, il segretario del Pd e il mondo del lavoro, la parte più sofferente dell’Italia. Abbiamo visto la delegittimazione del sindacato e una provocazione davvero lontana dalla situazione reale degli italiani». 
 

renzi remix by claudio gatti 5renzi remix by claudio gatti 5

Pensa che l’astensionismo nasca da qui? 
«Tra Emilia e Calabria il Pd ha perso 750 mila voti. Se alle Regionali avessero votato gli stessi elettori delle Europee dovremmo dire che oggi il Pd è tornato al 30%, un numero più vicino al 25 di Bersani che non al 41 di Renzi». 
 

L’astensionismo è ininfluente, secondo lui. 
«Affermazione molto grave. L’astensionismo è un problema per la democrazia di un Paese, per il Pd e anche per il governo. Il premier ha fatto campagna in prima persona e ha lanciato dal podio dell’Emilia uno dei messaggi piu gravi quando ha detto che lui crea lavoro, mentre il sindacato organizza gli scioperi. Con le Regionali Renzi si è unito ai tanti salvatori della patria a cui gli italiani amano affidarsi, per poi sperimentare la cocente delusione». 
 

LANDINI E CAMUSSO CONTRO RENZI LANDINI E CAMUSSO CONTRO RENZI

Rimpiange Enrico Letta? 
«Il paragone non è con Letta. È con Grillo, con Salvini, con il Berlusconi dei primi anni. La rottura della politica col Paese reale è profonda e sembra rimarginarsi quando gli italiani si affidano al salvatore di turno, per poi delusi andare a ingrossare l’unico partito che vince, quello dell’astensione. Il voto di domenica dimostra che è iniziata la parabola discendente, anche di Renzi». 
 

Gufa perché rottamata? 
«Sono stati rottamati 750 mila elettori in un colpo solo, non la Bindi. Questa categoria è servita a Renzi per vincere, ma ora, per continuare a governare, deve prendere per mano la povertà, le periferie, il dissesto del territorio, la crisi industriale. Chi guida i processi politici deve indicare il cammino, la speranza, e responsabilizzare tutti nella fatica della paziente ricostruzione». 
 

Beppe grillo a palermoBeppe grillo a palermo

La minoranza chiederà il congresso anticipato? 
«Il gioco interno al Pd non interessa agli italiani, figuriamoci a me. Quel che mi interessa è che ci sia una forza politica che abbia il coraggio di ricostruire il tessuto democratico e affrontare una crisi economica sempre piu grave». 
 

Progetta la scissione? 
«Dico che questa è la funzione del Pd, se ha memoria delle origini, se non vagheggia l’idea del partito unico della nazione e se è un partito riformista, ma di sinistra. Quello sul Jobs act è stato un primo passaggio di merito, ma ora ce ne sono altri non meno importanti». 
 

La riforma costituzionale? 
«Appunto. Così è irricevibile, umilia il Parlamento e lo rende subalterno al governo». 


La legge di Stabilità? 
«Non può essere una mera, finta restituzione delle tasse, c’è bisogno di sostegno vero al lavoro e agli investimenti». 
 

salvini maglietta putinsalvini maglietta putin

E l’Italicum, lei lo vota? 
«Se il patto del Nazareno non ha più futuro, nessuno pensi di portare avanti quella legge elettorale con sostegni diversi in Parlamento. C’è da dare al Paese una legge che assicuri il bipolarismo, non attraverso i nominati e il premio di maggioranza al partito unico». 


E se Renzi va a votare? 
«Questo risultato dovrebbe farlo riflettere, non è tempo di facili ricorsi alle urne. Voglio sperare che al di là del messaggio grave, sbagliato e pericoloso che ha mandato all’Italia, Renzi abbia un momento di ripensamento serio. Spero cambi stile e accetti il confronto. E si ricordi che il segno di chi ha la responsabilità più alta è unire, non dividere». 
 

BERLUSCONI NAPOLITANO BERLUSCONI NAPOLITANO

Perché non uscite per fondare una forza alternativa, guidata da Landini? 
«Se il Pd torna a essere il partito dell’Ulivo, che unisce e accompagna il Paese, non ci sarà bisogno di alternative. Ma se il Pd è quello di questi ultimi mesi, è chiaro che ci sarà bisogno di una forza politica nuova». 


Una forza minoritaria? 
«Tutt’altro che minoritaria, una forza di sinistra, competitiva con il partito della nazione. E allora servirà, oltre alle idee, la classe dirigente». 
 

La sinistra fuori dal Pd non è un ferro vecchio? 
«Renzi sbaglia quando si paragona al partito a vocazione maggioritaria di Veltroni, che prese il 33% e ridusse la sinistra radicale a prefisso telefonico. Quello era collocato nel centrosinistra e non ambiva a fare il partito pigliatutto. Se il Pd è quello di questi mesi una nuova forza a sinistra non sarà residuale, ma competitiva. E sarà un bene per il Paese, se non vogliamo che il confronto si riduca ai due Matteo. Sarà una sinistra riformista e plurale, ma sarà una sinistra. Sarà il Pd». 
 

RENZI E NAPOLITANORENZI E NAPOLITANO

Il voto sul Quirinale sarà una resa dei conti? 
«Quando dovremo confrontarci su quella scelta, spero più tardi possibile, io auspico che venga fatta ricercando l’unità del Paese. Fu un bene bocciare la riforma del centrodestra, che riduceva il capo dello Stato a portiere del Quirinale». 


Perché Renzi dovrebbe cercare un nome non condiviso? 
«Ci sono molti modi per ridurre il ruolo del Colle, come rinunciare alla ricerca della personalità più autorevole per considerarla strumentale alla politica del governo. Sarà fondamentale trovare la persona che più unisce e la cui autorevolezza sia considerata indiscussa, da tutti». 

 

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