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UNA MANOVRA SPERICOLATA – SALVINI E TAJANI VORREBBERO STRAVOLGERE LA LEGGE DI BILANCIO. MA PER MELONI E GIORGETTI LA PRIORITÀ È L'USCITA DALLA PROCEDURA DI INFRAZIONE EUROPEA. E LO SPAZIO PER OTTENERLA È BEN POCO – DI CERTO VERRÀ MODIFICATA LA NORMA CHE ALZA DALL'1,2% AL 24% LE TASSE SUI DIVIDENDI CHE VENGONO INCASSATI PER PARTECIPAZIONI MINORI DEL 10% IN UNA SOCIETÀ. A PALAZZO CHIGI SI SONO ACCORTI SOLO ORA CHE QUESTO SISTEMA DI TASSAZIONE RISCHIA DI ESSERE UNA TRAPPOLA IN GRADO DI UCCIDERE GLI INVESTIMENTI E MOLTIPLICARE IL CARICO FISCALE – LA LEGA CANNONEGGIA CONTRO LE BANCHE E FORZA ITALIA INSISTE SUGLI AFFITTI BREVI…

Estratto dell’articolo di Federico Capurso per “La Stampa”

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Fosse per i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, la legge di Bilancio andrebbe riscritta da capo. Hanno entrambi votato norme che non erano state spiegate bene o non erano state spiegate affatto – si lamentano – e così ora le vorrebbero modificare se non eliminare del tutto.

 

Quando Giorgia Meloni incontrerà i suoi alleati, martedì, in Consiglio dei ministri, avrà però modo di fargli sapere che per lei quel testo non va stravolto. C'è, dal suo punto di vista, un bene superiore: l'uscita dalla procedura di infrazione europea.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti 2

E lo spazio per ottenerla è ben poco. Una modifica, tuttavia, per la premier e per il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti si deve fare. Riguarda la norma che alza dall'1,2% al 24% le tasse sui dividendi che vengono incassati per partecipazioni minori del 10% in una società. Un'impennata giudicata ieri da fonti di governo «troppo afflittiva».

 

Si sono resi conto, con un pizzico di ritardo, che questo sistema di tassazione rischia di essere una trappola in grado di uccidere gli investimenti e moltiplicare il carico fiscale. Un esempio: se una holding possiede meno del 10% di un'altra holding, al momento di staccare i dividendi la tassazione si ripeterebbe una o anche più volte lungo tutta la catena di società.

 

daria perrotta foto lapresse.

In altre parole, il governo sta per introdurre un meccanismo che potenzialmente può duplicare la tassa, o triplicarla, o quadruplicarla, a seconda di quanti passaggi avvengono. Danneggerebbe non solo le holding, ma anche fondi di private equity, family office, club deal. Per chi ha partecipazioni superiori al 10%, invece, resta la tassazione attuale all'1,2%.

 

Si innescherebbe, così, il terrore di scendere sotto la quota di partecipazione del 10%, bloccando aumenti di capitale e fusioni. In pochi, poi, vorrebbero investire e ottenere partecipazioni minoritarie nelle piccole e medie imprese.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse

Il mondo delle start up si vedrebbe tagliate le gambe. Gli uffici del Tesoro stanno iniziando a lavorarci in queste ore, sotto la supervisione del sottosegretario Federico Freni e del ragioniere generale dello Stato Daria Perrotta. Cercano una strada meno devastante per il tessuto imprenditoriale, ma non è ancora chiaro quale possa essere la soluzione, perché lo spazio di manovra è pochissimo.

 

Ogni modifica dovrà garantire lo stesso gettito fiscale: questa è la prima regola che si sono dati. E la norma, così ideata, vale quasi un miliardo: 983 milioni nel 2026, che poi salirebbero a quota 1071 miliardi nel 2027 e, ancora di più, a 1080 miliardi nel 2028.

Meloni e Giorgetti, dunque, in questo momento non sono ben disposti alle proteste di Salvini e Tajani.

 

MAURIZIO LEO E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

I due vicepremier vorrebbero eliminare, innanzitutto, la nuova tassa sugli affitti brevi. «Siamo contrari all'aumento della cedolare secca sugli affitti brevi – ripeteva anche ieri il leader di Forza Italia dal palco degli Stati generali della casa, promossi dal partito a Torino –. Siamo già al lavoro per cancellare una norma che ci sembra assolutamente iniqua». Si devono però recuperare 100 milioni di euro.

 

Non molto, ma al ministero dell'Economia non hanno molta fiducia che si riescano a scovare tra le pieghe del Bilancio. «Bisogna lasciare invariati i saldi, questo è fondamentale», ricordava ancora ieri il viceministro all'Economia Maurizio Leo, di Fratelli d'Italia. Indica dunque un sentiero molto stretto, «per il resto vediamo come si può intervenire. Il governo fa i suoi interventi, poi sarà il Parlamento a fare le scelte definitive. Il buonsenso prevale sempre».

 

MAURIZIO LEO E GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

Nei corridoi di via XX settembre scommettono che l'innalzamento della tassa sugli affitti brevi non verrà toccata.

 

A meno che Lega e Forza Italia non trovino le coperture. Altrimenti, aggiungono con una punta di malizia, «i partiti sono liberi di mettersi d'accordo e di utilizzare i 100 milioni che il ministero ha messo a disposizione dei gruppi parlamentari per eliminare quella tassa». Ipotesi dell'irrealtà. Ma rende bene l'idea di quanto sia alta la torre in cui si sono arroccati Giorgetti e Meloni, per difendersi dalle richieste dei partiti di maggioranza. [...]

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