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TRA RISIKO E TASSE, LE BANCHE SONO SEMPRE AL CENTRO DEI PENSIERI DEL GOVERNO – DOPO CHE SALVINI HA SPARATO LA PROPOSTA DI UN'IMPOSTA SUGLI EXTRAPROFITTI DA 5 MILIARDI DI EURO, MELONI E TAJANI SONO BALZATI SULLA SEDIA. FDI E FORZA ITALIA NON VOGLIONO ANDARE ALLO SCONTRO CON GLI ISTITUTI DI CREDITO E PUNTANO A OTTENERE UN “CONTRIBUTO SOFT” DA 2-3 MILIARDI – SI ANNUNCIANO SCINTILLE AL CONSIGLIO DEI MINISTRI DI MERCOLEDÌ, QUANDO IL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI FINANZA PUBBLICA FISSERÀ IL PERIMETRO DELLA FINANZIARIA...

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per “la Repubblica”

 

piantedosi salvini meloni tajani

Un contributo concordato, non una tassa. Anche l'incasso è divergente: tra 2,5 e 3 miliardi, non i cinque a cui punta Matteo Salvini. Alla volontà ribadita dalla Lega, che torna a chiedere un prelievo sulle grandi banche, il resto della maggioranza contrappone uno schema soft.

 

Sono fonti di Fratelli d'Italia e FI a indicare la via del negoziato e a ridimensionare il "sacrificio" da chiedere agli istituti di credito in vista della legge di bilancio.

 

[…]  Le fibrillazioni crescono in vista del Consiglio dei ministri di mercoledì, quando il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) fisserà il perimetro della Finanziaria. Un'anteprima che restringerà le richieste extra-large. Si spiega così l'ennesimo botta e risposta di ieri tra il Carroccio e Forza Italia.

 

tassa sugli extraprofitti delle banche

Dopo l'altolà degli azzurri alla tassa sugli extraprofitti da 5 miliardi, i leghisti tengono il punto sulla misura che ricalca l'imposta in vigore in Spagna. La premessa sono «gli utili per circa 130 miliardi di euro registrati nei tre anni del nostro governo» che - sottolinea la nota diffusa dal partito - «hanno quadruplicato il valore in Borsa» delle banche.

 

[…]

 

Ma se Salvini non intende indietreggiare, i forzisti sono altrettanto coriacei nel respingere la misura cara agli alleati. «Se faccio una vessazione sulle banche spavento i mercati e nessuno vuole più venire a investire» in Italia, dice il leader del partito, Antonio Tajani. La soluzione per FI è un'altra, come spiega lo stesso vicepremier: «Non è che le banche non debbano dare un contributo, ma bisogna parlare». Ecco il contributo da concordare con l'Abi.

 

matteo salvini giancarlo giorgetti voto di fiducia sulla manovra 2024 foto lapresse

Dal gettito dell'intervento sulle banche dipende l'assetto della nuova rottamazione delle cartelle fiscali cara alla Lega. Tajani torna a criticare la misura: «Non sono contrario alla rottamazione ma - sottolinea - «bisogna stare attenti» perché «quelli che hanno pagato non possono fare la figura dei fessi».

 

[…]

 

Proprio sulla rottamazione, i leghisti provano a giocare d'anticipo: l'obiettivo è incassare il via libera della commissione Finanze del Senato al disegno di legge sulla rateizzazione delle cartelle già questa settimana. Un passaggio preliminare al travaso nella manovra, dove lo schema attuale (120 rate mensili) sarà modificato.

 

giorgia meloni e antonio tajani (sullo sfondo patrizia scurti e il marito)

Allo studio c'è una dilazione dei pagamenti in 96 rate (8 anni) per i carichi affidati agli agenti della riscossione dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2022 o al 30 giugno 2023 (la seconda ipotesi ha più chance). Nessun anticipo delle somme dovute al Fisco, come si pensava fino a qualche giorno fa. Dentro i decaduti dalla rottamazione quater.

tassa sugli extraprofitti delle banche

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