SARKÒ D’ARABIA - IL NANO DELL’ELISEO CHE SI CREDE NAPOLEONE RILANCIA SU TUTTI I FRONTI PER ELIMINARE I CONCORRENTI PIÙ PERICOLOSI, A COMINCIARE DALL’ITALIA (OGGI LA CONFERENZA DEGLI “AMICI DELLA LIBIA”) - PRESTO UNA VISITA CON CAMERON SUI LUOGHI SIMBOLO DELLA RIVOLUZIONE E A SETTEMBRE UNA MISSIONE TUTTA BUSINESS CON I BIG DELL’ENERGIA FRANCESE - COMINCIA LO SCONGELAMENTO DEI BENI LIBICI, CONSEGNATI DIRETTAMENTE AL CNT - I RIBELLI CERTI: GHEDDAFI È A BANI WALID - IL NUOVO AMBASCIATORE ITALIANO È BUCCINO GRIMALDI…

1 - PIÙ SOLDI (E SUBITO) AI RIBELLI. SARKONAPOLEON VUOL BATTERE TUTTI IN LIBIA
Da "Il Foglio"

Nicolas Sarkozy ha fretta di capitalizzare la cacciata di Muammar Gheddafi da Tripoli. L'obiettivo ufficiale della conferenza degli "Amici della Libia", annunciata la scorsa settimana dal presidente francese senza consultare gli alleati, è il "successo della transizione che si sta aprendo, dopo il successo delle operazioni militari", spiega l'Eliseo.

Incurante delle sacche di resistenza dei lealisti di Gheddafi, delle divisioni interne ai ribelli libici e del pericolo islamista, il presidente Sarkozy ritiene che, "se si aspetta, si rischia di fallire". Convocando oggi a Parigi sessanta paesi e le maggiori organizzazioni internazionali, la Francia vuole "unire la comunità internazionale dietro alle nuove autorità per aiutarle a riuscire a completare la transizione e la costruzione di una nuova Libia".

Il premier britannico, David Cameron, che con Sarkozy ha guidato la coalizione internazionale, è stato invitato a copresiedere la conferenza. Gli Stati Uniti hanno inviato la segretaria di stato, Hillary Clinton. Anche Russia e Cina, alla fine, hanno deciso di partecipare. Le Nazioni Unite presenteranno un piano per stabilizzare il paese, assistere la formazione di un governo "inclusivo, trasparente e democratico" e preparare le elezioni.

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha spiegato ieri che "la nuova Libia sarà un paese amico" dell'Italia. Ma, dietro la facciata delle buone intenzioni, prevale la competizione per accaparrarsi i dividendi del post Gheddafi. La tattica di Sarkozy per eliminare i concorrenti più pericolosi, a cominciare dall'Italia, è di rilanciare su tutti i fronti. La scorsa settimana il Cav. ha annunciato lo scongelamento di 350 milioni di euro per il Consiglio nazionale di transizione (Cnt).

Martedì il Regno Unito ha ottenuto dal comitato delle Nazioni Unite sulle sanzioni di sbloccare 1,1 miliardi di euro. La Germania attende il nulla osta per sciogliere i lacci a un miliardo di euro bloccati, il Belgio ha promesso cento milioni al Cnt di Bengasi. Ieri Parigi ha alzato la posta: iniziare subito lo sblocco di 1,5 dei 7,6 miliardi congelati dalle banche francesi, per renderli disponibili "entro la fine della settimana".

L'Eliseo sta organizzando un viaggio di Sarkozy nelle città simbolo del conflitto - Tripoli, Bengasi e Misurata - e ha chiesto a Cameron di aggregarsi. In settembre partirà anche una missione tutta dedicata al business, di cui faranno parte le grandi imprese francesi con interessi nel petrolio e nella ricostruzione: il gigante petrolifero Total, i colossi della difesa Eads e Thales, le multinazionali dei trasporti e delle telecomunicazioni come Alstom e Alcatel.

"I rischi che sono stati presi saranno riconosciuti e faranno della Francia un partner privilegiato della nuova Libia", spiega Michel Casals, presidente della camera di commercio franco-libica: "Dobbiamo sfruttare il clima favorevole per le imprese francesi, anche se la qualità dei nostri concorrenti, come Turchia, Cina o gli europei, è forte". Secondo Mathieu Guidère, specialista di paesi arabi all'Università di Toulouse, il Cnt darà alla Francia il 35 per cento dei nuovi contratti petroliferi. Il gruppo del gas Gdf Suez, finora non presente in Libia, starebbe negoziando con i ribelli.

Le mire di Sarkozy sono ostacolate dal Gruppo di contatto: le consultazioni in formato ristretto con paesi come l'Italia rischiano di legare le mani alla Francia. Parigi punta ad annacquare la gestione della transizione in un'organizzazione pletorica come l'Onu. Ian Martin, il consigliere speciale del segretario generale Ban Ki-moon, ha sottolineato il potenziale caos che potrebbero provocare le forze leali a Gheddafi "senza comando né controllo" e le diverse milizie ribelli. In un documento interno ha proposto il dispiegamento di 200 osservatori militari disarmati e 190 poliziotti.

Ma Mustafa Abdel Jalil, presidente del Cnt, ha già bocciato il piano Onu di una forza di peacekeeping molto leggera. Tra gli "Amici della Libia" la concorrenza nel corteggiare i ribelli è spietata. L'inviato del Cremlino per l'Africa, Mikhail Margelov, ha detto che Mosca "intende esercitare la sua influenza e mantenere gli interessi economici in Libia". Ieri il Cav. ha avuto una lunga telefonata con Jalil e Frattini ha annunciato la riapertura dell'ambasciata italiana a Tripoli.

Il 23 agosto Frattini ha indicato nell'ex braccio destro del rais, Abdessalam Jalloud, un candidato alternativo al preferito dei francesi, Mahmoud Jibril, per la leadership della transizione: "Può essere uno dei protagonisti della nuova Libia". L'entusiasmo per il Cnt è messo in dubbio dagli analisti. Per Michele Dunne, capo del Rafiq Hariri Center for the Middle East all'Atlantic Council di Washington, "i leader di oggi non saranno i leader della Libia di domani. Questo capitolo deve ancora essere scritto". I volti semipresentabili, come Jalil e Jibril, rischiano di essere fagocitati dalle lotte di potere.

2 - CHI PAGA IN LIBIA?
Da "
Il Foglio"

Con una mossa a sorpresa il Regno Unito ha mandato un aereo della Raf con a bordo l'equivalente di 1,2 miliardi di euro in Libia per consegnare i fondi, precedentemente congelati, direttamente nelle mani della Banca centrale libica. Nonostante la temporanea boccata di ossigeno, i problemi per i ribelli rimangono: sconfitto (quasi) Gheddafi, il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) si trova diviso al suo interno e a corto di capitali per finanziare la ricostruzione del paese.

Nelle ultime settimane Europa, Stati Uniti e gli alleati arabi di Bengasi si sono attivati per scongelare i beni del regime di Muammar Gheddafi bloccati all'estero dalle sanzioni internazionali. Rimaneva però un problema fondamentale: come dice al Foglio Alexis Crow, analista del think tank britannico Chatham House, "una volta scongelati i beni di Gheddafi i pagamenti dovrebbero essere fatti alla Banca centrale del paese ma l'istituto libico è soggetto alle sanzioni ed è difficile capire come i soldi saranno dati ai ribelli".

I fondi dunque sono teoricamente disponibili ma in pratica rimangono inaccessibili al Cnt: "La decisione finale è in mano al Consiglio di sicurezza che avrà l'ultima parola sulle sanzioni alla Libia" dice Crow. Per Crow la decisione dell'Onu è una forte indicazione che la questione dei fondi congelati potrebbe trovare una soluzione rapida "soprattutto considerato che Russia e Cina, che per tutto il conflitto si sono mantenute critiche sui bombardamenti della Nato, non hanno imposto il veto sulla decisione".

Non tutti però sono d'accordo con l'interpretazione di Crow: Martin Coyle della Reuters, citando fonti anonime, scrive che "le banche si stanno confrontando con sfide enormi mentre cercano di rimpatriare miliardi di dollari in Libia. Il processo potrebbe richiedere anni per risolversi anche se le Nazioni Unite hanno già messo a disposizione 1,5 miliardi di dollari di aiuti". Gli asset britannici scongelati restano comunque una cifra irrisoria se confrontati ai 168 miliardi di dollari che costituiscono il patrimonio complessivo libico diviso tra la Banca centrale e il Fondo sovrano.

Nell'attesa di una risoluzione internazionale completa sui fondi all'estero gli uomini del Cnt hanno bussato alle porte delle cancellerie europee, di Washington e del Qatar, nel tentativo di racimolare fondi per sostenere la rivolta. Come racconta al Foglio Arturo Varvelli, ricercatore dell'Ispi di Milano, "come i fondi siano giunti in Libia rimane inspiegato come del resto la breve storia della Banca centrale di Bengasi nata all'improvviso a marzo e poi scomparsa lasciando poche tracce".

Le sanzioni imposte a febbraio hanno colpito indistintamente Gheddafi e i ribelli e rimane poco chiaro se gli aiuti finanziari ai ribelli abbiano contravvenuto le sanzioni. "Potrebbe essere stata adottata una tattica simile all'Afghanistan - continua Crow - in cui la Cia portava sottobanco e di nascosto borse piene di soldi senza far sapere niente alla comunità internazionale".

Il suggerimento di Crow non è da escludere considerata la presenza, inizialmente negata, di uomini dei servizi americani, francesi, inglesi e italiani sul campo e, aggiunge Varvelli, "la rincorsa al finanziamento clandestino nel tentativo di trovare i propri uomini all'interno del Cnt e salvaguardare i propri interessi". Alle incognite sui fondi e i finanziamenti esteri si aggiungono i problemi interni del Fondo sovrano: primo, come ha fatto sapere Farhat Bengdara, ex direttore della Banca centrale libica e vicepresidente di Unicredit, "durante il conflitto l'istituto ha perso tra il 10 e il 15 per cento del suo valore", sia a causa dell'insurrezione sia a causa della crisi finanziaria mondiale.

Alle ingenti perdite si somma la scomparsa di quasi 3 miliardi di dollari denunciata, il 26 agosto, da Mahmoud Badi, un ex tecnocrate di Gheddafi adesso incaricato di inquisire le attività dell'Autorità libica di investimento (Lia). Sembra che le rivelazioni non siano piaciute a tutti all'interno del Cnt e la risposta non si è fatta attendere: ieri il Financial Times ha evidenziato che tra i ribelli "è scoppiata una disputa sul controllo del fondo".

Alcuni membri del Cnt hanno definito illegittima l'autorità di Badi, che sarebbe stato nominato da Ali Tarhouni, il de facto ministro delle Finanze del Cnt. Secondo i critici invece il controllo della Lia spetterebbe a Mohamed Layas, già direttore dell'istituto sotto Gheddafi. La disputa sul fondo è soltanto l'ultima di una spaccatura crescente tra il fronte dei ribelli a cui si sommano progressive incertezze economiche. In guerra i soldi comprano gli amici e il Cnt al momento ne ha un assoluto bisogno.

3 - LA RUSSA, BUCCINO GRIMALDI NUOVO AMBASCIATORE ITALIANO...
(ANSA
) - E' Giuseppe Buccino Grimaldi il nuovo ambasciatore italiano in Libia. Lo ha riferito il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

4 - CNT CONFERMA, CREDIAMO GHEDDAFI SIA A BANI WALID...
(ANSA-REUTERS) -
Il Comandante militare del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt) crede che Muammar Gheddafi si trovi a Bani Walid. Si tratta di un centro a sudest di Tripoli. Nei giorni scorsi fonti diplomatiche libiche avevano affermato che il colonnello si trovasse lì.

Abdel Majid, il coordinatore delle operazioni militari dei ribelli a Tripoli, ha citato come fonte della sua informazione "qualcuno in cui abbiamo fiducia". La fonte avrebbe detto che Gheddafi è andato lì con suo figlio Saif al-Islam, e il capo dell'intelligence Abdullah al-Senoussi, tre giorni dopo la caduta di Tripoli la settimana scorsa.

 

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