CARTA CANTA! ‘SCIABOLETTA’ SCAJOLA SAPEVA DELLE MINACCE A MARCO BIAGI? E LA PROCURA RIAPRE L’INCHIESTA SULLA REVOCA DELLA SCORTA AL GIUSLAVORISTA, SI INDAGA PER OMICIDIO PER OMISSIONE

Da ‘repubblica.it'

Estradata ieri dalla Francia, Chiara Rizzo ha trascorso la sua prima notte nel carcere di Arghillà, a Reggio Calabria, sistemata in una cella da sola. Agli operatori carcerari è apparsa serena e non ha manifestato disagi particolari. La moglie dell'imprenditore Amedeo Matacena, arrestata nell'ambito dell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia reggina su presunti aiuti al marito latitante che ha portato in carcere anche l'ex ministro Claudio Scajola, sarà sottoposta in carcere all'interrogatorio di garanzia venerdì mattina alle 11,30. Davanti al gip Olga Tarzia saranno presenti anche i due legali difensori della Rizzo, Carlo Biondi e Bonaventura Candido, che hanno già annunciato l'intenzione di sollevare obiezione contro il divieto di parlare con la loro assistita prorogato di 5 giorni, a partire da ieri.

Da Reggio Calabria, l'attenzione si sposta obbligatoriamente verso l'accertamento in corso da parte della Procura di Roma su tutto il materiale sequestrato all'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola. Attenzione crescente, dopo che, a Bologna, il pm Antonello Gustapane ha riaperto le indagini sulla revoca della scorta a Marco Biagi. L'ipotesi di reato su cui la Procura di Bologna ha riaperto l'inchiesta archiviata sui "comportamenti omissivi di funzionari di Stato nella revoca della scorta al giuslavorista Marco Biagi", è omicidio per omissione.

Decisione scattata dopo che la Procura di Roma ha trasmesso a Bologna le carte sequestrate a Scajola riguardanti la vicenda del giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse il 19 marzo 2002. In particolare, un appunto in cui un politico avvertiva l'allora ministro dell'Interno del grave pericolo incombente su Biagi. Scajola, è bene ricordarlo, si è sempre difeso dall'accusa di aver sottovalutato quel pericolo dicendo di non esserne stato consapevole.

La riapertura del caso Biagi è per ora il ricaduto più scottante dell'opera di classificazione e valutazione in corso alla Procura di Roma sulle carte in possesso di Scajola: informative dei servizi, "appunti" usciti dal Viminale, documenti relativi ad "attività" svolte da soggetti che hanno avuto a che fare con il ministero dell'Interno, block notes di "appunti manoscritti su offerte di lavoro".

Uno dei fascicoli, proveniente da Imperia e relativo ai dossier riservati del Viminale sequestrati oltre un anno fa nella villa dell'ex ministro nella città ligure, vede Scajola indagato per sottrazione di atti. A Roma, titolare dell'indagine è il pm Sergio Colaiocco. davanti al quale, il 18 aprile scorso, Scajola ha attribuito al personale della sua segreteria la sottrazione dei documenti. Colaiocco ora mira ad accertare se si trattava di documenti non riservati, come precisato dall'ex ministro, o se invece siano carte considerate riservate o segrete, soprattutto alla luce di alcune relazioni dei servizi segreti.

Altri documenti sequestrati a Scajola riguardano il G8 di Genova. Per questo, è inevitabile l'intreccio con le carte recuperate un anno fa nell'abitazione di Luciano Zocchi, capo della segreteria dell'ex ministro, nell'ambito dell'indagine su una presunta truffa ai danni dei Salesiani. Dove gli investigatori trovarono proprio materiale relativo al G8 e alla esecuzione di Biagi.

Tra i documenti trasmessi da Roma a Bologna, figura infatti il verbale dell'interrogatorio che Zocchi sostenne con i pm romani un anno fa, subito dopo il ritrovamento dei documenti nella sua abitazione. Un registro pieno di omissis che è anche al centro del fascicolo - assieme al quaderno rosso contenente l'elenco dei documenti consegnati ad uno 007 e a decine di carte sequestrate a quest'ultimo in due bustoni della spazzatura - di cui è titolare il sostituto Paola Filippi, lo stesso che ha seguito tutta l'indagine sui Salesiani. Anche in questo caso, l'obiettivo è capire la provenienza e l'utilizzo di quei documenti.

Nel verbale di sequestro del 9 luglio scorso, Zocchi sostenne che "relativamente alla documentazione afferente la mia collaborazione con l'ex ministro Claudio Scajola", questa "era da me tutt'ora conservata nell'ipotesi di doverla produrre alla competente autorità giudiziaria nel caso fossi chiamato a testimoniare in merito ad avvenimenti cui si riverisce la medesima documentazione".

 

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